24 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Giu, 2026

Voli e accordi segreti: come funzionano le basi Usa in Italia

Sigonella

Tra accuse politiche, dichiarazioni della Nato e smentite del Ministero della Difesa, si riaccende il dibattito sull’uso delle basi militari Usa in Italia e sugli accordi segreti che ne regolano l’impiego operativo


Non si esagererebbe affatto nel dire che il motivo principale degli attacchi verbali del Presidente Trump alla premier Giorgia Meloni sia stato il rifiuto di fornire l’accesso alle basi militari americani situate nella penisola per gli attacchi contro l’Iran. Eppure il Segretario Generale della Nato Mark Rutte ha dichiarato in un’intervista rilasciata al canale Fox News che ben «500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione [contro l’Iran, ndr]». Le parole di Rutte hanno causato la pronta risposta del ministero della Difesa italiano, che ha definito «totalmente fallace» la ricostruzione del Segretario della Nato.

La replica del Ministero della Difesa e il quadro degli accordi

Nella nota viene precisato che l’Italia «ha sempre operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale». Sono state quindi autorizzate «esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche, nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti». L’utilizzo delle basi americane in Italia, incluse quelle aeree a cui faceva riferimento Rutte, è disciplinato da tre accordi. Il NATO Status of Forces Agreement (SOFA) del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) del 1954 e il Memorandum d’Intesa del 1995 (Shell Agreement).

Mentre il SOFA è semplicemente un trattato “quadro” che definisce lo status giuridico del personale militare della NATO nei paesi alleati, il Memorandum d’Intesa del 1995 è un accordo più recente che disciplina gli aspetti operativi, organizzativi e gestionali delle basi. Come la manutenzione e le procedure di consultazione. Il fulcro è però il BIA, che riveste un’importanza fondamentale nella disputa scoppiata in tempi recenti tra Roma e Washington. Questo perché è l’accordo specifico tra Italia e Stati Uniti che regola l’uso delle infrastrutture e delle basi concesse in uso alle forze americane. Il nodo centrale resta il controllo politico delle operazioni e la lettura degli accordi in caso di missioni sensibili.

Il “doppio chiavistello” e il nodo dell’autorizzazione politica

Occorre subito evidenziare un problema. Essendo un documento con “elevata classifica di segretezza” non è pubblico e non è stato mai pubblicato né discusso in Parlamento. Nonostante le periodiche richieste parlamentari di desecretare documenti avanzate da varie forze politiche, infatti, i governi che si sono succeduti hanno sempre mantenuto il vincolo di segretezza. Ciononostante, alcuni dei termini dell’accordo sono stati informalmente resi pubblici, incluso durante l’ultima “crisi” relativa all’uso di tali basi.

Appare infatti chiaro che sia in vigore il principio del cosiddetto “doppio chiavistello”. Che secondo l’interpretazione ufficiale adottata e attuata dall’Italia prevede che gli Stati Uniti non possano lanciare missioni d’attacco da basi situate sul territorio italiano senza la preventiva autorizzazione. Il principio limita quindi le operazioni “cinetiche” senza via libera politico.

LEGGI Rutte: «500 aerei Usa da basi in Italia per Epic Fury». La Difesa: «Rispettiamo i trattati»

Durante le operazioni militari americane contro l’Iran, dunque, Roma si è avvalsa di questo doppio chiavistello. È il motivo, ad esempio, per cui i bombardieri strategici americani partivano nelle loro missioni contro obiettivi iraniani dalle basi americane su suolo britannico. Appare dunque confermato che per qualsiasi operazione “cinetica” le autorità americane necessitano del via libera di Roma prima di poter utilizzare le infrastrutture italiane. Anche l’interpretazione di cosa costituisca una operazione “cinetica” pertiene al governo italiano.

Sigonella, ISR e missioni di supporto

Esempio ne è il caso di Sigonella, avvenuto alla fine di marzo. Quando il governo ha vietato l’utilizzo della base siciliana per degli assetti aerei americani che volevano rifornirsi prima di condurre attacchi contro l’Iran. Facendolo senza autorizzazione preventiva del governo italiano.

Proprio da Sigonella sono però partiti numerosi voli di aerei e droni americani utilizzati nell’operazione Epic Fury, ed è a questi che Rutte faceva riferimento. Trattasi in particolare degli aerei cisterna KC-135 e dei droni da ricognizione come MQ-4C Triton e RQ-4 Global Hawk, impiegati per missioni ISR. Assetti non armati ma strategici per il controllo operativo.

Certo è che il segreto di Stato alle disposizioni del BIA, già di per sé, basta e avanza a garantire inevitabili zone grigie. Si potrebbe ad esempio dibattere su quanto siano “logistiche” missioni il cui scopo è quello di rifornire bombardieri in volo e fornirne gli obiettivi da colpire.

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