12 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Giu, 2026

Iran, i cittadini: «Fanno la guerra di notte e la fermano al mattino. Siamo stanchi»

Teheran

Mentre Trump alterna minacce e aperture negoziali, a Teheran cresce la stanchezza. Traffico in fuga dalla capitale, economia paralizzata e timore che il conflitto resti bloccato in una pericolosa terra di mezzo


Che cominci oppure che finisca. Non questo limbo, l’attesa, il rumore delle bombe. La paura di sapere e non sapere cosa accadrà, con una linea internet che funziona in modo incostante e un presidente Usa che solo i social utilizza per minacciare distruzione o benevolenza. E cambia idea, sempre.

Per giorni gli iraniani sono andati a dormire ascoltando esplosioni e si sono svegliati con la notizia di nuovi negoziati. Giovedì il copione si è ripetuto: prima la minaccia di Trump di colpire l’Iran «molto duramente» e di prendere l’isola di Kharg, poi l’improvviso annuncio di progressi verso un accordo di pace.

Teheran in fuga

Come riporta il New York Times, le minacce americane hanno provocato una nuova ondata di partenze dalla capitale. Le principali strade verso il nord del Paese e il Mar Caspio sono state congestionate dal traffico. Molti residenti hanno scelto di lasciare temporaneamente Teheran per attendere lontano dalla capitale gli sviluppi della crisi.

«O guerra o pace»

«Fanno la guerra di notte e la fermano al mattino. È tutto ridicolo», racconta al Nyt Vahid, 37 anni, residente a Teheran, che non ha dato il cognome, perché non può farlo senza rischiare di morire. «O combattono oppure no. Siamo stanchi».

La sensazione diffusa è quella di vivere in una continua alternanza tra paura e sollievo, senza sapere quale sarà la prossima mossa di Washington o di Teheran.

L’economia in apnea

Accanto ai timori per la sicurezza cresce la preoccupazione economica. Molte attività lavorano a rilento, i prezzi continuano a oscillare e il blocco navale attorno ai porti iraniani rischia di aggravare ulteriormente la situazione.

«La nostra vita è in pausa», racconta Reza, manager di un’azienda privata. «Le imprese sono paralizzate e nessuno riesce a programmare il futuro».

Il peso del blocco navale

Per molti iraniani il blocco commerciale imposto dagli Stati Uniti rappresenta una minaccia quasi pari ai bombardamenti. Le difficoltà negli scambi e la riduzione delle entrate petrolifere stanno infatti peggiorando la qualità della vita di milioni di persone.

«Ogni giorno diventa più difficile», racconta Mahasti, 65 anni. «Se non è la guerra, sono le sanzioni. Se non sono le sanzioni, è il blocco».

Né guerra né pace

Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ammesso che l’attuale situazione non può durare a lungo. «Dobbiamo uscire da questa condizione di non guerra e non pace», ha dichiarato, pur ribadendo che l’Iran non intende arrendersi alle pressioni militari.

Ma mentre Washington parla di accordi imminenti e Teheran continua a mantenere una posizione prudente, per molti cittadini iraniani il problema resta lo stesso: vivere ogni giorno senza sapere se la notte porterà una nuova tregua o nuovi bombardamenti.

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