Dopo il blackout internet più lungo della storia moderna, gli iraniani ricominciano lentamente a collegarsi. Ma la censura resta e la fiducia nel regime non esiste
In Iran internet sta lentamente tornando. Ma più che entusiasmo, online c’è sarcasmo, diffidenza e voglia di sfida. Dopo quasi tre mesi di blackout quasi totale imposto dal regime durante proteste, crisi economica e guerra, milioni di iraniani hanno ricominciato a collegarsi usando ancora Vpn, reti clandestine e sistemi per aggirare la censura. E il primo gesto di molti è stato simbolico. Pubblicare un selfie.
Il blackout più lungo della storia moderna
Secondo NetBlocks, il parziale ripristino della rete arriva all’88esimo giorno di blocco nazionale: «Il più lungo blackout internet della storia moderna». Le restrizioni erano iniziate a dicembre 2025 dopo le proteste contro inflazione e crisi economica. Poi, con l’allargarsi delle manifestazioni e i raid americani e israeliani contro l’Iran, Teheran aveva praticamente isolato il Paese dal web globale.
Anche ora però la connessione resta limitata. WhatsApp continua a essere filtrato e molti utenti riescono ad accedere alla rete solo tramite vpn.
“Internet libero”? Gli iraniani non ci credono
La reazione degli iraniani raccontata dalla CNN è fatta soprattutto di scetticismo. «Sì, sono connesso ma devo ancora usare una vpn. Non esaltatevi troppo: internet non è davvero aperto», racconta un uomo di Teheran all’emittente americana. Sui social molti accusano il regime di trasformare un diritto basilare in propaganda politica. Un’attivista iraniana ironizza: «Corea del Sud e Giappone non fanno tutta questa scena per una connessione internet».
Le regole dei selfie
I selfie dall’Iran mostrano una cultura giovanile vivace e molto fotografata su piattaforme come Instagram Iranian Selfie, ormai ferma da anni. Si possono fare selfie nei luoghi turistici in città come Isfahan, Shiraz e Teheran. Non vicino a installazioni militari, edifici governativi, presidi di polizia o zone protette. Farlo può portare ad accuse di spionaggio.
Rispetto delle usanze locali: le donne sono obbligate a indossare il velo (hijab) in pubblico. È considerato educato e rispettoso chiedere il permesso a una persona del posto prima di scattare un ritratto o includerla in un selfie.
Il ritorno dei selfie
Per altri iraniani, invece, tornare online è diventato un gesto politico silenzioso. Dopo mesi di oscuramento, centinaia di persone hanno ripreso a pubblicare selfie su Instagram. Non solo foto personali, ma un modo per dire: siamo ancora qui. «Nelle prossime 24 ore sempre più persone torneranno online appena sistemeranno le vpn», racconta un altro residente iraniano alla Cnn.
Il controllo totale della rete
Internet in Iran è controllato centralmente dal potere politico e religioso. La gestione della rete fa capo al Consiglio Supremo per il Cyberspazio, organismo creato nel 2012 dall’ex guida suprema Ali Khamenei e composto da vertici politici, giudiziari, religiosi e dell’intelligence. Nel frattempo si è creata una vera gerarchia digitale: pochi iraniani usano terminali Starlink clandestini, altri pagano vpn costosissime, alcuni utenti vicini al governo mantengono accesso quasi libero. La maggioranza resta invece connessa a una rete lenta, instabile e filtrata.
La piccola grande sfida al regime
Il paradosso è che proprio mentre Teheran prova a riaprire parzialmente Internet, il controllo politico della rete appare più evidente che mai. E così un selfie pubblicato dopo mesi di silenzio diventa qualcosa di più di una foto. Diventa un piccolo atto di resistenza.
































