11 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Giu, 2026

Iran, nuova notte di guerra: Teheran colpisce le basi Usa nel Golfo

Teheran

Gli Usa lanciano una nuova ondata di attacchi contro obiettivi iraniani vicino allo Stretto di Hormuz. L’Iran risponde con missili e droni contro basi americane nella regione. Sullo sfondo proseguono i negoziati, ma c’è il rischio di un conflitto sempre più ampio


Nuova notte di raid e controraid tra Stati Uniti e Iran. Mentre Trump continua a minacciare nuovi bombardamenti per costringere Teheran ad accettare un accordo, le due potenze si sono scambiate una nuova serie di attacchi che porta il confronto diretto a uno dei livelli più pericolosi dall’inizio della guerra.

Poco dopo la mezzanotte iraniana, le forze americane hanno colpito diversi obiettivi nel sud del Paese, nelle aree di Qeshm, Bandar Abbas, Minab e Sirik, vicino allo Stretto di Hormuz. Secondo il Comando centrale statunitense, nel mirino sono finiti sistemi radar, infrastrutture di comunicazione e difese aeree iraniane.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La risposta di Teheran

Le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato di aver lanciato una nuova ondata di missili contro installazioni americane nella regione. Nel mirino sarebbero finite basi Usa in Kuwait, Bahrein e Giordania. Le autorità giordane hanno dichiarato di aver intercettato numerosi missili diretti verso l’area di Azraq, dove si trova una base utilizzata dalle forze statunitensi. Anche il Kuwait ha attivato le difese aeree e chiuso temporaneamente lo spazio aereo civile, mentre in Bahrein sono risuonate le sirene di allarme.

L’Iran sostiene di aver colpito obiettivi militari americani. Washington, al momento, non conferma danni significativi alle proprie strutture.

Hormuz resta il fronte più caldo

Teheran ha ribadito che qualsiasi nave potrebbe essere considerata un bersaglio e sostiene che il passaggio sia ormai sotto controllo militare iraniano. Gli Stati Uniti contestano questa ricostruzione e affermano che il traffico commerciale continua a transitare regolarmente. Il controllo di Hormuz resta uno degli elementi più delicati dell’intera crisi, perché da quel tratto di mare passa una quota decisiva delle esportazioni mondiali di petrolio.

La petroliera colpita nel Golfo dell’Oman

La tensione si riflette anche sul traffico marittimo. Nelle ultime ore è stata confermata la morte di tre marinai indiani dispersi dopo l’attacco alla petroliera Settebello nel Golfo dell’Oman. Secondo Washington, la nave avrebbe violato il blocco imposto all’Iran. Nuova Delhi ha protestato formalmente con gli Stati Uniti dopo l’incidente. L’episodio aumenta ulteriormente le preoccupazioni per la sicurezza della navigazione commerciale nell’area.

Il caso dell’impianto idrico

Un ulteriore elemento di tensione arriva da un’inchiesta del New York Times basata su immagini satellitari e filmati raccolti sul terreno. Secondo l’analisi del quotidiano americano, uno dei raid americani condotti nelle scorse ore potrebbe aver colpito una struttura utilizzata per la distribuzione di acqua potabile nella provincia iraniana di Hormozgan.

Le autorità locali hanno riferito che oltre 20 mila persone sono rimaste senza acqua per circa dodici ore. Non è chiaro se la struttura sia stata colpita intenzionalmente o per errore. Se fosse confermata la natura civile dell’obiettivo, la vicenda potrebbe aprire un delicato fronte sul piano del diritto internazionale.

Diplomazia sotto le bombe

Nonostante la nuova escalation, i contatti diplomatici non si sono interrotti. Secondo fonti americane e qatariote, emissari delle due parti continuano a lavorare per cercare un’intesa che metta fine al conflitto iniziato a fine febbraio. Ma il linguaggio utilizzato dalla Casa Bianca e le continue azioni militari rendono il negoziato sempre più fragile. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che gli ultimi raid americani hanno reso «privo di significato» il cessate il fuoco dell’8 aprile.

Prospettive

La situazione resta estremamente fluida e pericolosa. Da una parte Washington continua a sostenere che la pressione militare servirà a costringere Teheran ad accettare un accordo. Dall’altra l’Iran dimostra di mantenere capacità offensive significative e di essere disposto a colpire gli interessi americani nella regione.

Mentre missili e droni attraversano il Golfo e il traffico marittimo resta sotto minaccia, la domanda che si pongono le cancellerie di mezzo mondo è sempre la stessa: quanto manca prima che questa escalation si trasformi in una guerra aperta tra Stati Uniti e Iran?

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