10 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Giu, 2026

Iran, Trump: «Attaccheremo molto duramente». Fermata petroliera nel Golfo dell'Oman

Le immagini dei missili iraniani

Dopo l’abbattimento dell’elicottero americano, Washington e Teheran continuano a colpirsi sul terreno mentre i negoziati proseguono tra minacce, contraddizioni e accuse reciproche. Intanto cresce la tensione nel Golfo


La guerra mediorientale comincia ad assumere sempre più i contorni di un vero e proprio pantano per il Presidente americano Donald Trump. Dopo l’abbattimento dell’elicottero americano da parte dei Pasdaran, avvenuto nelle prime ore di martedì, anche la giornata di oggi è stata caratterizzata dall’ormai ricorrente scambio di attacchi militari. Il tutto condito dalle continue e incoerenti uscite del Presidente americano, che sembrano non solo gettare confusione nell’opinione pubblica mondiale, ma anche inficiare alla conduzione del negoziato stesso tra Washington e Teheran.

«L’Iran è tutto chiacchiere e niente fatti – ha tuonato il presidente via social – il bullo del Medio Oriente è morto! Ci hanno messo troppo tempo a negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora ne pagheranno le conseguenze!».

Trattative concluse dunque? Non è dato saperlo, perché poche ore dopo, ai microfoni di Fox News, Trump ha “chiarito” che gli iraniani «hanno una chance di siglare un accordo e sopravvivere», ma che sarebbe «vicino a ordinare ulteriori attacchi contro centrali elettriche e ponti in Iran».

Più tardi, nel pomeriggio, il presidente americano è tornato nuovamente a paventare il ritorno alla guerra aperta: «Li attaccheremo, e li attaccheremo molto duramente. Ritorneremo a bombardare, ne abbiamo il diritto, hanno abbattuto il nostro elicottero». Quindi ancora: «Colpiremo l’Iran molto duramente oggi»

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La risposta dei Pasdaran

La strategia del “cane pazzo” di Trump (sempre ammesso che sia davvero una strategia) non sembra però spaventare Teheran, che ha sempre risposto colpo su colpo a ogni escalation e attacco americano, talvolta anche in maniera sproporzionata.

L’ultimo esempio si è avuto nella notte tra martedì e mercoledì. Dopo l’abbattimento dell’elicottero americano, gli Stati Uniti hanno infatti condotto attacchi contro cinque obiettivi nella costa sud dell’Iran, colpendo le basi navali di Sirik e Jask, un sistema di difesa aerea a Bandar Abbas e delle presunte batterie missilistiche sull’isola di Qeshm. Poche ore dopo è però arrivata la risposta di Teheran, con i Pasdaran che hanno lanciato undici missili balistici contro la base aerea americana di Muwaffaq Salti, oltre a un numero non precisato di missili e droni contro la base navale americana di Manama, in Bahrain, e contro le installazioni di Washington in Kuwait.

Nella mattinata di oggi, poi, sono stati anche pubblicati i filmati dell’abbattimento di un drone americano MQ-9 Reaper. Eppure, per Trump, «l’esercito iraniano è un disastro totale e completo. Gran parte di esso, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più: sono stati completamente sconfitti». Verrebbe da domandarsi cosa accadrebbe se non lo fossero…

Sempre in mattinata, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che «l’Iran deciderà se continuare o meno i negoziati con gli Stati Uniti, dopo aver esaminato gli sviluppi attuali». Secondo il diplomatico, infatti, «gli Stati Uniti hanno minato lo sforzo diplomatico per fermare la guerra, attraverso i loro messaggi, posizioni e richieste contraddittorie e, peggio ancora, la violazione del cessate il fuoco».

Il negoziato che continua

Il negoziato tra Teheran e Washington sembra comunque continuare, nonostante le continue scaramucce. La Cnn riferiva che «a seguito di consultazioni con gli Stati Uniti, i negoziatori del Qatar si sono recati a Teheran» per «incontrare gli iraniani nel tentativo di colmare le divergenze rimanenti» e finalizzare il tanto agognato accordo.

Un accordo che secondo Trump sarebbe difficile da concludere perché Teheran «continua a prenderci per fessi».

Hormuz resta chiuso

La situazione rimane dunque tesissima, anche nelle acque del Golfo, dove una nave battente bandiera di Palau è stata colpita non lontano dalla città omanita di Sohar. L’agenzia britannica per le operazioni commerciali marittime (UKMTO) ha poi chiarito che «le autorità locali hanno riferito che una petroliera ha subito un incendio nella sala macchine», mentre tra l’equipaggio si registrano tre dispersi, tutti cittadini indiani.

Non bisogna inoltre dimenticare che lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso al traffico marittimo, fatta esclusione per le poche navi selezionate dall’Iran, mentre gli Stati Uniti mantengono il loro blocco navale sui porti iraniani.

Commentando proprio questa iniziativa, il Presidente americano si è scagliato nel suo consueto attacco contro i media, rei di diffondere «fake news» e di rifiutarsi «di riferire quanto sia efficace il blocco navale statunitense, il blocco di maggior successo nella storia della guerra navale». Secondo il tycoon «nulla riesce a passare, a meno che non lo vogliamo noi. È un muro d’acciaio! L’Iran non sta facendo affari, non paga le proprie forze armate né alcuna delle proprie spese, e sta rapidamente diventando uno Stato fallito!».

Anche in questo caso, viene da chiedersi come Teheran possa sopravvivere senza forze armate (che però allo stesso tempo “non vengono pagate” secondo il tycoon) e senza commercio; oppure, molto più semplicemente, le esagerazioni di Trump non corrispondono a verità.

Il nodo del nucleare

Riguardo al dossier del nucleare, invece, una delle principali cause scatenanti della guerra, il Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha approvato una risoluzione di censura che ordina all’Iran di dichiarare urgentemente la posizione delle sue scorte rimanenti di uranio arricchito e di consentire agli ispettori l’accesso per verificarle.

Il rappresentante permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite a Vienna, Reza Najafi, ha prontamente definito il voto «controproducente», asserendo che «complica ulteriormente una situazione già instabile, un cessate il fuoco fragile e i negoziati incompiuti tra Iran e Stati Uniti». L’intera regione rimane insomma sull’orlo del precipizio.

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