L’ambasciatore de facto di Taiwan in Italia Vincent Y.C. Tsai commenta il bilaterale tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino
Oggi è in programma a Pechino il bilaterale tra il presidente Xi Jinping e il suo omologo Donald Trump, sbarcato ieri sera (le 13,50 in Italia) dall’Air Force One, con il suo vasto seguito, nella capitale della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Xi riceverà stamattina Trump nella Grande Sala del Popolo che si affaccia su piazza Tienanmen. Domani, prima di ripartire per gli Stati Uniti, l’inquilino dello studio ovale rivedrà di nuovo Xi a pranzo.
Ciò che vorranno dirsi e molto probabilmente concordare i due tra i più potenti uomini del mondo, schematizzabile in estrema sintesi con tre T (tariffe, tecnologia e Taiwan), potrà quasi sicuramente incidere sui futuri sviluppi di alcuni dei dossier più delicati del momento. La guerra contro l’Iran e le prospettive per lo Stretto di Hormuz. Le tariffe calmierate degli scambi commerciali tra le due superpotenze. Numerose questioni legate all’indipendenza senza restrizioni per l’IA (come chiede Pechino) e la grande partita vitale che si gioca nel campo essenziale della produzione dei microchip.
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Infine, ma non è certamente l’ultimo dei dossier per importanza, la postura americana nei confronti del sostegno a Taiwan. In particolare rispetto alle transazioni di Washington per la vendita di armi per svariati miliardi di dollari al governo di Taipei.
La Cina rivendica Taiwan come “parte inalienabile” del suo territorio e non ha escluso l’uso della forza per portare l’isola sotto il suo controllo.
Abbiamo incontrato a Roma il più alto responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza della Repubblica di Cina (ROC) in Italia: l’ambasciatore de facto di Taiwan, Vincent Y.C. Tsai, operativo nel nostro Paese dal gennaio 2023.
Ambasciatore Tsai. Il presidente cinese Xi è pronto a fare pressioni su Trump in merito alla vendita di armi a Taipei, una partita stimata in circa 14 miliardi di dollari. Tra missili, munizioni e sofisticati sistemi di difesa aerea. Quale sarà la posizione di Taiwan se Trump dovesse accettare le condizioni poste da Xi?
«Desidero sottolineare innanzitutto che il rapporto tra Taiwan e gli Stati Uniti è estremamente stretto e solido da sempre. Nel corso degli anni, i nostri due Paesi hanno stabilito meccanismi di comunicazione fluidi e basati sulla fiducia reciproca.
Riguardo alla visita del presidente Trump in Cina, Taiwan così come molte altre nazioni, segue la vicenda con grande attenzione.
Stiamo monitorando con cura, in particolare, se i leader dei due Paesi affronteranno la questione di Taiwan. Secondo quanto dichiarato da alcuni funzionari statunitensi, i colloqui tra i due leader non cambieranno la politica degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan. Una visione, questa, pienamente condivisa da Taiwan. Per quanto concerne la questione della vendita di armi da parte degli Stati Uniti a Taiwan, sottolineo che tali transazioni avvengono nel pieno rispetto del Taiwan Relations Act e delle Six Assurances fornite a Taiwan.
Si tratta di una cooperazione bilaterale basata sulle leggi vigenti e portata avanti già da lungo tempo. Rappresenta l’impegno degli Stati Uniti nel fornire a Taiwan i mezzi per l’autodifesa. Pertanto, non vi è alcuna necessità d’interpretare tali azioni sotto una luce particolare o eccezionale».
Il modo in cui la Cina conduce esercitazioni militari contro Taiwan, quasi a ritmo giornaliero, vi preoccupa oggi più di ieri? Dall’inizio del mese sono rispettivamente 103 e 87 il numero di aerei militari e navi rilevati nello Stretto. Come può proteggersi, Taiwan, per mantenere la sua indipendenza da Pechino?
«Negli ultimi anni, la pressione esercitata dalla Cina su Taiwan è diventata sempre più intensa. Questa evoluzione può essere analizzata attraverso due aspetti principali. In primo luogo, le modalità di pressione sono diventate più diversificate. Dalla coercizione militare ed economica si è passati a tattiche che coinvolgono il settore informatico e finanziario.
L’estensione delle strategie della “zona grigia”, le violazioni della Zona d’identificazione della difesa aerea (Adiz) e gli attacchi di guerra psicologica sono strumenti consolidati della strategia cinese contro Taiwan. In secondo luogo, la frequenza delle minacce è aumentata drasticamente, con l’aspetto militare che risulta essere il più evidente. Di fronte a questo livello di pressione, il nostro governo agisce con coraggio. Rafforzando i preparativi su vari fronti, tra cui, in primis, l’elevazione della determinazione e della capacità di autodifesa.
Le risorse?
Stiamo aumentando lo stanziamento di risorse per il budget della nostra difesa. Riformando la struttura e il sistema militare, sviluppando la capacità di difesa civile e promuovendo l’industria bellica nazionale. Noi crediamo fermamente che l’autosufficienza sia la base più importante. La recente approvazione in Parlamento di una parte del budget speciale per la difesa testimonia l’autonomia e la proattività di Taiwan. Il nostro governo ha fissato l’obiettivo di elevare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2030. Inoltre, c’è l’alleanza con Paesi che condividono i nostri ideali, con loro collaboriamo per resistere congiuntamente alle pressioni delle grandi potenze egemoniche.
Taiwan si trova al centro della cosiddetta “prima catena di isole” della regione dell’Indo-Pacifico, pertanto la sua sicurezza e la stabilità sono fondamentali per lo sviluppo e la pace regionale e globale. Siamo certi che queste azioni rappresentino il sostegno più significativo per garantire la sicurezza di Taiwan. Se siamo preoccupati che un giorno le esercitazioni militari di Pechino possano essere usate come pretesto per lanciare una vera invasione su Taiwan? Certo che sì ed è per questo che dobbiamo osservare le loro mosse con molta attenzione.
Per quanto riguarda il mio governo, noi promuoviamo la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. Esercitando l’autocontrollo, non ci lasceremo coinvolgere in questo tipo di trappole tese dalla Cina per innescare un conflitto militare nello Stretto. Siamo consapevoli che Pechino vuole i nostri semiconduttori, il settore tecnologico di eccellenza di Taiwan, ma se cercherà d’invaderci pagherà un prezzo molto alto».
Il recente accordo tra Taiwan e il Paraguay per il Parco Tecnologico di Minga Guazú ha fatto infuriare ulteriormente la Cina. Cosa ne pensa?
«Il Paraguay è un alleato storico della Repubblica di Cina (Taiwan) in Sudamerica. Le visite reciproche e gli scambi tra i capi di Stato rappresentano una prassi consolidata nelle relazioni internazionali e non vi è nulla di inappropriato. Se la Cina si indignasse per questo, dimostrerebbe una mancanza di dignità non appropriata per una grande potenza. Taiwan promuove diversi Piani di Prosperità (Diplomatic Allies Prosperity Project) rivolti ai propri alleati diplomatici. Basati sui principi di uguaglianza, reciprocità e mutuo beneficio, con l’obiettivo di costruire una prosperità comune.
Questo rappresenta un impegno e un consenso di lunga data tra Taiwan e i suoi alleati. Negli ultimi anni, la Cina ha utilizzato ogni mezzo per ostacolare le relazioni tra Taiwan e gli altri Paesi. Comprimendo lo spazio di partecipazione internazionale di Taiwan. Tuttavia, siamo grati per il sostegno ricevuto da partner che condividono i nostri stessi ideali, come gli Stati Uniti, il Giappone e l’Unione Europea. Dal 18 al 23 maggio, ad esempio, in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) a Ginevra, Taiwan invierà una delegazione per organizzare una serie di eventi. Tra cui il Taiwan Smart Medical HealthTech Expo, al fine di continuare a ottenere il supporto dei Paesi orientati ai nostri stessi valori.
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Il mondo si trova ad affrontare le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dalla carenza di personale sanitario. L’esperienza concreta di Taiwan nel campo della promozione della sanità guidata dal digitale, dimostra che siamo in grado di dare il nostro contributo alla comunità internazionale».



































