Dai rapporti economici ai semiconduttori: nonostante il riconoscimento ufficiale della sola Cina popolare, Italia e Taiwan rafforzano da decenni una relazione sempre più ampia.
Al pari di altri paesi europei – fa eccezione lo Stato della Città del Vaticano che riconosce Taiwan da oltre 80 anni – anche l’Italia, in adesione alla politica di “una sola Cina”, riconosce esclusivamente la Repubblica Popolare Cinese, quella di Pechino, quale unica entità statuale della Cina. L’Italia, però, mantiene aperti nei confronti di Taiwan tutti i canali di comunicazione, sostanziati di fatto dal 1989 in un contesto di forte rafforzamento delle relazioni commerciali e culturali bilaterali, mediante l’Istituto del Commercio Estero (Ice), poi denominato Italian Trade Promotion Office e, dal 1995, con l’Ufficio Italiano di Promozione Economica, Commerciale e Culturale di Taipei.
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Il cui ministro plenipotenziario è l’italiano Marco Lombardi, assistito da un Commissario Amministrativo Consolare e per quanto riguarda l’Ice dal direttore Luigi Raffone. C’è poi da considerare la presenza italiana stabilitasi nell’isola di Formosa. A Taiwan risiedono circa 800 nostri connazionali. Una collettività italiana che risulta in crescita e comprende religiosi, operatori commerciali e molti studenti che alimentano il sito Viviamotaiwan.com e un gruppo Facebook.
La nascita della Camera di Commercio Italiana
Dal 14 maggio 2025 è attiva la Camera di Commercio Italiana a Taipei ICCT, un altro passo per rafforzare i rapporti economici e commerciali tra l’Italia e Taiwan. I rapporti ufficiosi tra Italia e Taiwan, sul finire della guerra civile cinese (1949), furono alimentati da personalità legate al Partito Nazionalista, quali Alberto De Stefani, già ministro delle Finanze del Regno d’Italia e Alto consulente del Governo Nazionale Cinese nel 1937.
Negli anni ‘50 le corrispondenze giornalistiche dall’isola si avvalsero di firme prestigiose, come Luigi Barzini jr. ed Ettore Della Giovanna. Una prima delegazione parlamentare della Democrazia Cristiana visitò Taipei nel 1956. Della delegazione faceva parte anche Elettra Marconi, figlia del grande scienziato. L’osservazione della realtà taiwanese a quell’epoca fu affidata soprattutto al Consolato d’Italia a Hong Kong e poi, dal 1968, all’Ambasciata d’Italia a Manila.
Sebbene l’Italia abbia riconosciuto la Repubblica Popolare Cinese il 25 novembre 1970 quale unica detentrice della sovranità sulla Cina, il rafforzamento dei legami commerciali e culturali con Taiwan non è mai venuto a mancare, soprattutto dagli anni ’70 in poi, grazie anche alla forte crescita economica taiwanese concretizzatasi con partecipazioni di imprese italiane per la costruzione d’infrastrutture idroelettriche nell’isola.
L’associazionismo Italia-Taiwan
Nel 1980 nasce l’Associazione per l’Amicizia e le Relazioni Culturali (il cui primo presidente fu Bruno Stegagnini, parlamentare di spicco della Democrazia Cristiana). Nell’Associazione svolse la sua attività fino al 2019 anche Camillo Zuccoli, che riuscì a dinamizzare i rapporti tra l’Italia e Taiwan. Nel 1992 viene costituito il Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-ROC, la cui attività contribuì alla decisione del governo nel 1994 d’inviare un rappresentante a Taiwan.
E d’istituire a Taipei nel 1995 l’Ufficio Italiano di Promozione Economica, Commerciale e Culturale. Le relazioni italo-taiwanesi si avvalgono anche del contributo a livello parlamentare. L’attuale presidente italiano del Gruppo Parlamentare di Amicizia (ne fanno parte alcuni politici di vari schieramenti) è il sen. Lucio Malan (Fratelli d’Italia) e il suo omologo taiwanese è l’on. Wang Ding-yu (presidente della Commissione Esteri e Difesa del Consiglio Legislativo).
Ci sono poi alcuni altri gruppi di amicizia e in questi ultimi giorni è stato costituito a Milano anche l’Intergruppo consiliare Amici Lombardia-Taiwan. Passando agli investimenti taiwanesi presenti soprattutto nel nord Italia oggi sono stimati in 1,7 miliardi di dollari, a cui si aggiungono 6 miliardi di scambi commerciali da Taipei verso l’Italia.
I settori chiave degli investimenti
I settori principalmente coinvolti sono quelli dei semiconduttori, macchinari, energie green, veicoli elettrici e anche dei sistemi d’Intelligenza Artificiale. Ci sono allo studio, poi, progetti per Smart City, trasporti, infrastrutture e agricoltura, nel cui ambito l’isola di Formosa ha maturato esperienze significative. Il Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali dell’Università di Siena, inoltre, ha da poco inaugurato il Taiwan Studies Centre.
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Che segue e approfondisce le relazioni bilaterali. E a Novara è già operativa la più avanzata fabbrica europea completamente integrata per la produzione di wafer (le sottilissime fettine di silicio alla base dei componenti dei microchip) da 300 mm. Si tratta della Global Wafers Ltd. che nel 2025 ha annunciato l’apertura ufficiale di FAB300, presso lo stabilimento di MEMC Electronic Materials SpA a Novara, con un centinaio di posti di lavoro tra personale tecnico e operativo. Un investimento che rafforza la sovranità industriale dell’Ue in linea con gli obiettivi del Chips Act.
































