13 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

14 Mag, 2026

Xi a Trump: «Cina e Usa siano partner, non rivali». Ma «su Taiwan rischio conflitto»

Donald Trump e Xi Jinping

Al summit di Pechino Xi Jinping invita gli Stati Uniti a essere «partner e non rivali». Poi definisce Taiwan la linea rossa capace di portare Cina e Usa verso il conflitto. Trump risponde con toni concilianti e si vanta della sua delegazione: “Solo numeri uno”


Il presidente Usa Donald Trump in Cina, riceve gli onori di una visita di Stato. Ma senza quel livello di eccezionalità che Pechino usa per sottolineare relazioni considerate davvero strategiche o privilegiate.

Xi Jinping lo chiama “partner” e lo accoglie tra strette di mano, guardie d’onore e salve di cannone nella Grande Sala del Popolo di Pechino. Ma dietro la scenografia perfetta del summit tra le due superpotenze emerge subito il nodo: Taiwan. Ed è lì che Xi lancia il suo messaggio più duro.

Taiwan: «Se gestita male, rischio scontro tra Cina e Usa»

Xi usa il summit per ribadire che Taiwan non è un tema negoziabile.

«Se la questione verrà gestita bene, i due Paesi potranno mantenere la stabilità. Se verrà gestita male, Cina e Stati Uniti entreranno in collisione o addirittura in conflitto».

Pechino punta a rallentare o ridurre le forniture militari americane a Taiwan, l’isola autonoma che la Cina considera parte del proprio territorio. Proprio per evitare tensioni prima del vertice, l’amministrazione Trump avrebbe rinviato l’annuncio di un pacchetto di vendita di armi da 13 miliardi di dollari destinato a Taipei. Già a febbraio Xi aveva chiesto a Trump, durante una telefonata, di trattare il dossier Taiwan «con estrema cautela».

Dal governo taiwanese, però, arriva un messaggio opposto. La portavoce Michelle Lee ha dichiarato che Washington ha espresso «un sostegno chiaro e fermo» a Taiwan. Il rischio è che proprio Taiwan diventi il punto capace di far saltare la fragile distensione tra le due potenze.

Dal 1979 gli Stati Uniti hanno fornito a Taiwan decine di miliardi di dollari in armamenti. Dai caccia F-16 ai sistemi missilistici Patriot, diventati il simbolo della protezione americana dell’isola.

Stabilità e interessi comuni

Nel suo intervento iniziale Xi ha evitato riferimenti diretti all’Iran e agli altri conflitti globali, scegliendo di puntare sul tema della stabilità tra Washington e Pechino.

«Gli interessi comuni tra Cina e Stati Uniti superano le nostre differenze», ha detto Xi davanti a Donald Trump. «Una relazione stabile tra Cina e Usa è un bene per il mondo».

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L’accoglienza studiata di Pechino

L’arrivo di Trump a Pechino è stato accompagnato da banda militare, guardia d’onore, centinaia di giovani cinesi con le bandiere e dalla presenza del vicepresidente cinese Han Zheng. Nulla, nella diplomazia cinese, viene lasciato al caso. E proprio la scelta di Han Zheng racconta molto del modo in cui Xi Jinping vuole gestire questo vertice.

Pechino ha infatti inviato una figura formalmente molto alta nella gerarchia dello Stato. Ma con un ruolo soprattutto cerimoniale e un’influenza limitata sulle decisioni strategiche. Un segnale calibrato.

Abbastanza importante da impressionare Trump e rispettare il rango della visita ma non al livello delle accoglienze più prestigiose. Quelle che la leadership cinese riserva agli ospiti considerati davvero decisivi. Secondo diversi analisti, la Cina utilizza simboli, protocollo e grandiosità scenografica per evitare un nuovo scontro economico con Washington. E prendere tempo sul terreno commerciale e geopolitico.

Non è un dettaglio secondario. Nel 2017 Trump era stato accolto da Yang Jiechi, allora uno dei diplomatici più potenti del Paese e membro del Politburo. Nel 2009 addirittura fu Xi Jinping in persona — allora vicepresidente ma già erede designato — a ricevere Barack Obama in aeroporto.

La cordialità davanti alle telecamere

Il summit si è aperto con toni quasi calorosi. Xi ha parlato di un mondo «sempre più complesso e turbolento» sostenendo che Stati Uniti e Cina «dovrebbero essere partner, non avversari».

Trump ha ricambiato definendo Xi «un grande leader» e parlando di «fantastico rapporto personale» tra i due. «È un onore come pochi altri che abbia mai avuto», ha detto il presidente americano. «Avremo un futuro fantastico insieme».

Dietro la diplomazia pubblica, però, resta evidente la sfiducia reciproca tra le due principali potenze mondiali. La vera domanda del vertice non è se Washington e Pechino vogliano evitare lo scontro. Ma fino a che punto siano disposte a fare concessioni per impedirlo.

Xi cita la “trappola di Tucidide”

Xi ha evocato la cosiddetta “trappola di Tucidide”. Teoria resa popolare dal politologo di Harvard Graham Allison secondo cui una potenza emergente e una potenza dominante finiscono quasi inevitabilmente per entrare in conflitto. Il concetto nasce dalla rivalità tra Atene e Sparta raccontata dallo storico greco Tucidide. Negli ultimi anni è uno dei riferimenti più usati dalla leadership cinese per descrivere il rapporto con Washington.

«Mentre la trasformazione del secolo accelera e il panorama internazionale attraversa cambiamenti e turbolenze, il mondo è arrivato a un nuovo bivio», ha detto Xi. «Cina e Stati Uniti possono superare la “trappola di Tucidide” e costruire un nuovo modello di relazioni tra grandi potenze?».

Xi ha aperto il vertice nella Grande Sala del Popolo seduto direttamente di fronte a Trump. Al centro di un lungo tavolo ovale circondato dalle delegazioni dei due Paesi, in una scenografia pensata per trasmettere l’idea di un confronto tra pari. Destinato a influenzare gli equilibri mondiali.

Trump: «Con me i numeri uno del business mondiale»

Durante l’incontro con Xi Jinping, Donald Trump ha rivendicato con orgoglio il peso economico della delegazione americana arrivata a Pechino. «Abbiamo il business più grande e migliore del mondo. Persone incredibili, e sono tutte qui con me», ha detto Trump davanti alla leadership cinese.

Il presidente americano ha sottolineato di aver voluto soltanto i vertici assoluti delle aziende statunitensi. «Abbiamo invitato i primi 30 al mondo. Tutti hanno detto sì. E non volevo i numeri due o i numeri tre delle aziende: volevo solo i numeri uno». Trump ha poi aggiunto che i manager sono arrivati in Cina anche «per rendere omaggio» a Pechino. , trasformando il summit non soltanto in un vertice politico ma anche in una gigantesca vetrina economica tra le due superpotenze.

Nella delegazione ci sono infatti figure come Elon Musk, Tim Cook e Jensen Huang, insieme ai vertici di banche e colossi industriali americani. (Nella foto Elon Musk e Mark Schiefelbein)

Iran, Hormuz e il peso della Cina

Sul tavolo del vertice ci sono anche il Medio Oriente e la guerra tra Stati Uniti e Iran. Trump punta a convincere Xi a usare la propria influenza su Teheran per favorire la fine del conflitto e contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz.

La Cina è infatti il principale partner economico dell’Iran e uno dei pochi attori globali con reale capacità di pressione sulla leadership iraniana. Ed è qui che Xi possiede una leva geopolitica enorme nei confronti degli Stati Uniti: energia, petrolio e rotte commerciali. Dietro il summit c’è anche la paura di un nuovo shock economico globale. Il blocco di Hormuz continua a spingere il prezzo del greggio e minaccia inflazione, commercio e mercati finanziari.

La guerra commerciale mai davvero finita

Un altro dossier centrale riguarda commercio e tecnologia. Xi e Trump avevano concordato lo scorso ottobre, durante il vertice in Corea del Sud, una tregua temporanea nella guerra commerciale che aveva portato Pechino a minacciare restrizioni sulle esportazioni di terre rare in risposta ai dazi americani.

Ora il nodo è capire se quella tregua verrà prorogata oppure no.

Pechino vuole un alleggerimento delle restrizioni americane sulle tecnologie avanzate e sui semiconduttori. Washington continua a considerare la supremazia tecnologica cinese una questione di sicurezza nazionale. Il paradosso del summit di Pechino è tutto qui: mai come oggi Stati Uniti e Cina hanno bisogno l’uno dell’altra. E mai come oggi temono che il prossimo incidente possa trasformare la rivalità strategica in uno scontro aperto.

Pechino riapre al manzo americano

Nel pieno del summit, la Cina manda anche un segnale sul fronte commerciale. Pechino ha approvato nuove licenze di esportazione per centinaia di macelli statunitensi autorizzati a vendere carne bovina sul mercato cinese.

Le autorizzazioni erano scadute nel marzo 2025, dopo i primi dazi imposti dall’amministrazione Trump nella nuova fase della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. La riapertura viene letta come un possibile gesto di distensione economica mentre Washington e Pechino cercano di evitare una nuova escalation sui commerci.

Il Tempio del Cielo e il richiamo alla civiltà millenaria

Nel pomeriggio Trump ha visitato il Tempio del Cielo, uno dei luoghi storici più importanti della capitale.

Costruito nel Quattrocento durante la dinastia Ming, il complesso era il luogo dove gli imperatori cinesi celebravano riti per ottenere raccolti abbondanti e condizioni climatiche favorevoli. Il tempio rappresentava il legame tra il potere imperiale e il “mandato celeste” che giustificava il governo della Cina. La scelta del sito non è casuale.

Pechino vuole mostrare a Trump non soltanto la forza economica e militare della Cina moderna, ma anche la continuità storica di una civiltà millenaria e stabile. Xi usa questi simboli per contrapporre la visione cinese del lungo periodo alla politica americana. (Nella foto Trump e Xi nel Tempio del cielo)

Pechino blindata per Trump

La Cina ha trasformato Pechino in una città blindata per l’arrivo di Trump. Le autorità hanno chiuso strade, limitato l’accesso ai luoghi turistici e rafforzato le misure di sicurezza in tutta la capitale. Circa trenta voli sono stati cancellati all’aeroporto internazionale di Pechino nella fascia oraria dell’arrivo del presidente americano. Intorno alla città sono comparsi posti di blocco, barriere e controlli straordinari, misure normalmente riservate alle riunioni del Politburo cinese. Anche la metropolitana è stata presidiata con un numero maggiore di agenti e cani poliziotto. Aalcuni accessi alla Città Proibita e all’area di piazza Tiananmen sono stati chiusi al pubblico

Trump alloggia al Four Seasons Hotel, completamente messo in sicurezza: personale registrato presso le autorità, ingressi controllati e presenza costante di polizia armata. Le immagini delle bandiere americane e cinesi lungo il percorso del corteo presidenziale hanno rafforzato la scenografia del vertice. Sui social cinesi molti utenti hanno protestato per traffico paralizzato, visite cancellate e restrizioni agli spostamenti.

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