19 Ott, 2026

Omicidio Vassallo, appello della Procura contro l’assoluzione di Ridosso

Angelo Vassallo

Per l’omicidio del sindaco Angelo Vassallo, appello Procura contro l’assoluzione di Romolo Rimosso, ex collaboratore di giustizia



La Procura di Salerno insiste. L’assoluzione di Romolo Ridosso, aspirante collaboratore di giustizia e unica arma dell’accusa contro i presunti assassini del sindaco Angelo Vassallo, ucciso ad Acciaroli il 5 settembre 2010, non ferma i pm di Salerno che vanno dritti nella propria ricostruzione dei fatti e chiedono, di nuovo, la condanna dell’ex camorrista perché è da quella condanna che dipende non la sua credibilità, ma l’intero teorema accusatorio. Se le dichiarazioni dell’aspirante collaboratore sono ritenute «contraddittorie, incomplete e ondivaghe», non solo in questo procedimento, ma anche in precedenti indagini, tanto da fargli perdere i benefici riservati ai collaboratori di giustizia, come può sopravvivere l’intero processo con due persone alla sbarra?

“Ridosso inattendibile e contraddittorio”


Quella impostazione, secondo il giudice Giovanni Rossi, non è sufficiente per inchiodare lo stesso Ridosso alle responsabilità che si era autoattribuito, ovvero quella di aver partecipato alla pianificazione dell’agguato costato la vita al sindaco pescatore. La Procura ha impugnato la sentenza dove viene sostenuto che Ridosso ha «inventato diverse circostanze» ed è un narratore «inattendibile, ondivago e contraddittorio, il cui scopo era solo ottenere benefici penitenziari e processuali».
La Procura di Salerno punta dunque a ribaltare queste conclusioni e ottenere la condanna di Ridosso per l’accusa di concorso anomalo in omicidio, un’imputazione peraltro cambiata nel tempo, ennesima stravaganza di un processo che a novembre entrerà in una fase cruciale.

Il “caso” Cagnazzo

Il 2 novembre si tornerà in aula per il dibattimento che vede imputati il carabiniere Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano, accusati di aver avuto un ruolo nell’agguato. Il 12 novembre, invece, la Dda di Salerno discuterà il ricorso contro l’archiviazione di Fabio Cagnazzo, avallato da due pronunce in Cassazione. Sono step di una storia processuale tutt’altro che lineare. Indagato per tre volte nel corso degli anni e per tre volte prosciolto, Cagnazzo, due anni fa, è finito anche in carcere e poi ai domiciliari, per un totale di sei mesi in custodia con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso. Il 27 marzo scorso è arrivata l’archiviazione contro cui la Dda ha fatto ricorso.


Il 2 settembre, anche la giustizia civile ha riabilitato Cagnazzo, condannando per diffamazione il conduttore Giulio Golia e addirittura i fratelli Vassallo per le dichiarazioni rilasciate a Le Iene nei servizi che, secondo i giudici, hanno influenzato l’opinione pubblica circa la colpevolezza dell’ufficiale e, forse, anche le dichiarazioni del secondo accusatore di Cagnazzo, altro pentito mancato, Eugenio D’Atri, i cui racconti sono quell’indispensabile prova de relato alle accuse di Ridosso.

Il dovere della verità su Vassallo

Un passato in prima linea nella lotta alla camorra, centinaia di arresti seguiti da puntuali condanne, il colonnello ha visto reputazione e vita spazzate via dalle traballanti affermazioni di un ex camorrista, aspirante pentito ripetutamente scaricato dai giudici, nei cui ricordi erano e sono riposte le speranze di fare giustizia per la morte di un uomo onesto, di un amministratore illuminato, di un politico impegnato nella difesa della legalità, dell’ambiente e del benessere dei suoi concittadini.
Angelo Vassallo, tra le altre cose, si oppose battendosi anche all’interno del suo stesso partito, il Pd, agli abusi, alle speculazioni e alla colata di cemento che flagellarono, in quegli anni, quella zona del Cilento. Le scelte coraggiose del sindaco pescatore hanno salvaguardato Acciaroli, rendendola la perla che è oggi. La verità sulla sua fine non è una questione privata, ma un dovere verso la collettività.

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