Per la morte di David Rossi, la Commissione parlamentare d’inchiesta fa i nomi di due presunti coinvolti: Giuseppe Mussari come mandante e Gabriele Ceccherelli in veste di organizzatore
“In base agli elementi acquisiti dalla Commissione nelle vicende che hanno portato alla morte di David Rossi sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, quale mandante di un’azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi, e Gabriele Ceccherelli, ex giocatore del Calcio storico fiorentino, quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone, al momento non ancora individuate, da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all’esterno di Palazzo Salimbeni”. Lo ha detto Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte David Rossi nel corso della riunione del 19 ottobre 2026 dell’Ufficio di presidenza.
“Dovevano intimidirlo, poi un errore”
“A noi risulta che non c’era la volontà di uccidere David Rossi ma di intimidirlo” ha aggiunto Vinci in conferenza stampa, parlando di “un errore nell’esecuzione di quanto era stato richiesto”. “In questa ricostruzione mancherebbe la parte esecutiva, cioè le persone che materialmente sono salite nell’ufficio di Rossi – ha aggiunto Vinci -. Tutti gli aspetti giuridici non spettano a questa Commissione”.
“L’Ufficio di presidenza ha avuto modo di valutare elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell’ambito di alcuni colloqui con detenuti” ha spiegato ancora Vinci. “Abbiamo deciso di trasmettere gli atti. Invieremo tutta la documentazione alla Procura. L’autorità giudiziaria saprà come muoversi”.
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“Non si tratta di soggetti indagati”
“Viene data la possibilità ai due soggetti indicati di potersi difendere con una modalità del tutto nuova per questa Commissione ossia una sorta di interrogatorio dove ci sarà l’assistenza di un avvocato difensore e la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere. Non si tratta di soggetti indagati. Questa è anche l’occasione per sollecitare tutti quelli che hanno notizie sulla morte di David Rossi a contattare noi o l’autorità giudiziaria. Era un passaggio necessario perché come Commissione abbiamo l’obiettivo di chiarire”, ha aggiunto Vinci.
“Le due testimonianze raccolte sono concordi sulla nostra ricostruzione. Ovviamente se i due” che hanno fatto i loro nomi “hanno mentito a noi che abbiamo gli stessi poteri dell’Autorità giudiziaria risponderanno del reato di calunnia”.
Mussari: “Una follia. Querelerò”
Poche ore prima della seduta della Commissione d’inchiesta, Massimo Giletti aveva dato un’anticipazione sui nomi da Rai 3. Scatenando la reazione di Mussari. L’ex banchiere ha annunciato infatti un’azione legale contro il giornalista. “Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali, agirò in tutte le sedi nei suoi confronti così come nei confronti di coloro che oseranno ripetere detta calunniosa follia”.
I chiarimenti
“È chiaro che chi si sente citato per un fatto così grave può avere anche delle risposte scomposte. Nessuno si permetterebbe di dire querelo il magistrato che mi sta indagando e noi abbiamo gli stessi poteri della magistratura. Sembra che il Parlamento valga meno della magistratura. Stiamo indagando su questo, anzi se vorrà venire a chiarire eventuali di dissidi e motivazioni che possono aver portato qualcuno a fare il suo nome, benvenga”. Questa la risposta di Gianluca Vinci.
Ceccherelli: “Nulla a che fare”
“Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda, l’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe, non ho nulla a che fare con questa vicenda”. Così Gabriele Ceccherelli commenta le dichiarazioni del presidente Vinci. “Siamo a disposizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi” ha detto il suo avvocato Federico Bagattini. “Il mio assistito ricusa ogni responsabilità” ha anche sottolineato il legale fiorentino.
Il legale della famiglia: no a condanna sommaria e mediatica
Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, moglie e figlia di David Rossi, ribadiscono “apprezzamenti” per il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta che ha “dimostrato scientificamente come la morte” dell’ex capo comunicazione di Mps “sia avvenuta in conseguenza di un omicidio”. “Al contempo, esprimono il proprio sgomento per le notizie recentemente diffuse in merito alla presunta individuazione dei mandanti e degli esecutori della vicenda”. La famiglia, “non esclude a priori alcuna ipotesi investigativa, inclusa quella di una pista interna. Tuttavia, non si può in alcun modo accettare il rischio di una condanna sommaria e mediatica”. Così l’avvocato Carmelo Miceli, legale dei familiari di Rossi, commenta le notizie odierne diffuse dalla Commissione parlamentare d’inchiesta.
Il legale precisa inoltre che va anche “fermamente respinta l’idea che l’eventuale inattendibilità di singoli elementi o testimoni possa inficiare o compromettere l’enorme mole di lavoro e di risultanze oggettive accumulate in questi anni”. “Apprendere tali indicazioni, pur nel contesto di una dolorosa e comprensibile reazione umana e familiare, impone oggi più che mai la massima fermezza istituzionale” prosegue Miceli evidenziando: “La valutazione sull’attendibilità o meno delle testimonianze e dei nomi emersi non spetta alle cronache, ma deve essere rimessa unicamente alla magistratura”.
L’intervento della Procura
“La gravità di quanto riferito dall’onorevole Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, impone un rigoroso vaglio dell’Autorità giudiziaria, per troppo tempo unica vera assente di questa drammatica vicenda” aggiunge Miceli che poi spiega: “Continuando a confidare nello Stato di diritto, le sig.re Tognazzi e Orlandi chiedono ancora una volta che le risultanze della Commissione siano indagate da una Procura della Repubblica, nel pieno rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le parti coinvolte”.
“L’autorità giudiziaria, muovendo dagli accertamenti che hanno acclarato trattarsi di omicidio – prosegue il legale -, non deve quindi limitarsi agli approfondimenti delle sole indicazioni pervenute dalla Commissione, ma ha il dovere di esplorare a 360 gradi ogni possibile pista e movente, integrando i nuovi elementi nel quadro complessivo già emerso; la famiglia non si accontenta di verità proclamate attraverso i media, pretende un processo giusto, secondo i principi sanciti dall’art. 111 della Costituzione, nel quale esercitare pienamente le proprie prerogative di persone offese, affinché sia solo un’aula giudiziaria a individuare e condannare i veri responsabili dell’omicidio” conclude Miceli.
































