Il rapporto “L’anima politica degli italiani” fotografa un Paese che chiede collaborazione tra i partiti sui temi fondamentali, maggiore sicurezza e immigrazione controllata. Sul piano internazionale prevalgono l’orientamento europeista e il sostegno a una difesa comune europea, mentre sulla guerra in Ucraina emerge prudenza sugli aiuti militari. Dall’indagine emergono cinque profili politici, con i moderati di governo in testa.
La politica alza i toni, gli italiani chiedono accordi. Mentre centrodestra e centrosinistra si dividono sulle grandi questioni, due cittadini su tre vorrebbero un’intesa almeno sui temi fondamentali. Soltanto il 15,6% considera preferibile una contrapposizione permanente. È la fotografia di un Paese meno polarizzato del suo dibattito pubblico, che guarda all’Europa, chiede maggiore sicurezza e vuole governare l’immigrazione. A raccontarlo è il rapporto “L’anima politica degli italiani”, curato da Antonio Preiti, promosso dall’Associazione Libertà Eguale e dalla Fondazione Magna Carta e realizzato da Sociometrica e FieldCare. L’indagine, condotta su 908 maggiorenni, non misura le intenzioni di voto, ma le convinzioni con cui gli elettori si avvicinano alle politiche del 2027.
Il desiderio di collaborazione riguarda proprio i terreni sui quali il confronto parlamentare si fa più acceso. Il 41,1% preferisce una competizione che lasci spazio ad accordi sulle questioni fondamentali, mentre il 25,1% auspica una collaborazione più ampia. In cima alle priorità figurano sicurezza e criminalità, indicate dal 42,6% del campione, seguite dall’immigrazione al 29,9% e dalla giustizia al 29,7%. Ambiente ed energia raccolgono il 24%, la politica estera il 19,4%. Non una richiesta di cancellare le differenze fra maggioranza e opposizione, ma di evitare lo scontro permanente.
Europa e Stati Uniti, cresce la richiesta di autonomia italiana
Di fronte agli sconvolgimenti dell’ordine mondiale, il riferimento principale non è più necessariamente Washington, ma Bruxelles. Quasi quattro italiani su dieci, il 39,8%, immaginano un Paese schierato con l’Europa e autonomo dalle altre potenze, una quota doppia rispetto al 19,2% che preferisce il legame con gli Stati Uniti insieme ai partner europei. L’allineamento americano anche senza l’Europa convince appena il 5,2%, mentre le opzioni favorevoli a Russia e Cina restano marginali, rispettivamente all’1,6% e all’1,8%. L’autonomia europea trova soprattutto consensi a sinistra (64%) e nel centrosinistra, al 57%. Verso destra si rafforza invece l’orientamento atlantico.
La prospettiva di un disimpegno americano rafforza anche la convinzione che il continente debba provvedere alla propria sicurezza. Una difesa comune raccoglie il favore del 60,6% degli intervistati, contro il 19,5% di contrari. A prevalere è l’idea di un sistema completamente autonomo dagli Stati Uniti, sostenuta dal 39,5%, mentre il 21,1% vorrebbe mantenere un collegamento con Washington.
Ucraina, prevale la prudenza sugli aiuti militari
La volontà di rafforzare la difesa europea, tuttavia, non si traduce automaticamente in una maggiore disponibilità all’intervento militare. Nelle risposte sulla guerra in Ucraina, il riconoscimento delle ragioni di Kiev convive con la prudenza sull’invio di armi. Il 43,2% degli italiani attribuisce ragione all’Ucraina, ma soltanto il 21,5% sostiene aiuti militari importanti o limitati. Il 30,4% preferirebbe concentrarsi sul sostegno economico e umanitario, riservando quello militare alle situazioni eccezionali. Quasi un quarto, il 23,8%, vorrebbe evitare qualsiasi coinvolgimento. La minaccia russa non viene però ignorata: il 65,7% riconosce un pericolo per l’Europa, anche se soltanto il 17,2% lo considera grave e immediato.
Ancora più frammentato il quadro sul Medio Oriente. Quasi un italiano su quattro, il 24,1%, non esprime una posizione. La soluzione dei due Stati con pari diritti raccoglie il 25,3% dei consensi, mentre il 18,5% riconosce il diritto di Israele a esistere, chiedendo però il ritiro dai territori occupati. Il 12,1% arriva invece a negare allo Stato israeliano il diritto all’esistenza.
Sicurezza e criminalità, sei italiani su dieci chiedono più rigore
Sulle questioni interne emergono convinzioni più definite. Quasi sei italiani su dieci, il 59,6%, ritengono necessario inasprire la risposta dello Stato alla criminalità. Per il 30,3% servirebbero leggi durissime e più carcere anche per i reati minori, mentre il 29,3% chiede pene più severe e più forze dell’ordine sul territorio. La prevenzione viene indicata come soluzione prioritaria soltanto dal 13%, mentre il 21% vorrebbe affiancarla alla repressione. Appena l’1,4% considera esagerato l’allarme criminalità.
Anche sull’immigrazione la posizione prevalente non coincide con le soluzioni estreme. L’ingresso controllato e selettivo degli stranieri, sulla base delle esigenze del Paese, convince il 46,8% degli intervistati. Il 21,4% preferirebbe criteri molto restrittivi, mentre il 14,7% vorrebbe impedire completamente gli ingressi. Sul versante opposto, l’apertura indiscriminata raccoglie appena il 2%. Più severo il giudizio sulla regolarità degli arrivi: per il 59,1% l’ingresso illegale costituisce un motivo sufficiente per il respingimento, sempre oppure con eccezioni limitate.
Legge elettorale ed economia, le preferenze degli italiani
Il rapporto registra inoltre una preferenza per la scelta diretta dell’esecutivo. Il 54,1% ritiene che una buona legge elettorale debba consentire agli elettori di decidere governo e presidente del Consiglio, mentre il 18,5% preferisce affidare la scelta al Parlamento. Sul terreno economico, il 44,8% vorrebbe più intervento pubblico e tasse più alte sui redditi elevati e sui patrimoni, contro il 15,2% che preferisce ridurre tasse e servizi.
Dall’incrocio delle risposte emergono cinque profili. Il più numeroso è quello dei moderati di governo, il 36,8% della popolazione: orientati alla stabilità, moderatamente conservatori e attenti alla legalità. Seguono i progressisti europeisti, al 21,8%, favorevoli a un’Europa più autonoma e a un maggiore intervento dello Stato. I sovranisti securitari, al 20,1%, sono il segmento più radicale, orientato verso restrizioni migratorie e maggiore repressione. Restano due gruppi più distanti dalla partecipazione politica: la periferia chiusa, al 13,3%, e i silenziosi, al 7,9%. Insieme rappresentano circa un quinto della popolazione e costituiscono un potenziale bacino di astensione e protesta.
































