4 Nov, 2026

Addio Botteghe Oscure. Benvenuti compagni all’hotel Purgatorio

Via della Botteghe Oscure durante la manifestazione dei comunisti davanti alla sede del PCI

La storica sede del Pci di Botteghe Oscure diventa un hotel di lusso: potrebbe chiamarsi “Hotel Purgatorio” e il personale essere costituito da avatar degli storici leader


Botteghe Oscure. Già il nome, a pensarci bene, era un programma politico un po’ minaccioso. Evocava stanze segrete, riunioni interminabili, strategie, apparati, misteri e quella particolare inclinazione della politica italiana a preferire poca luce quando si tratta di prendere decisioni importanti.

Adesso la storica sede del Partito comunista italiano diventerà un albergo di lusso. Non c’è da scandalizzarsi. Gli edifici hanno diritto a una seconda vita, qualche volta persino a una terza. Il mercato immobiliare, a differenza delle ideologie, non conosce crisi di coscienza. Compra, vende, ristruttura, valorizza. Non fa differenza tra un convento, una fabbrica dismessa, un palazzo nobiliare o una sede di partito. Tutto può essere recuperato, purché conservi qualche elemento di riconoscibilità e abbia una rendita interessante.

Nasce l’hotel Purgatorio

Ma questa volta il mercato ha avuto un’intuizione quasi letteraria. Trasformare la casa del più grande partito comunista dell’Occidente in un albergo per ricchi è una di quelle trovate che sembrano suggerite da un vecchio militante passato alla satira. Proporrei di chiamarlo Hotel Purgatorio. Non per ragioni teologiche, ma perché quelle vecchie mura avranno bisogno di un periodo di laica riabilitazione.

Per decenni hanno respirato il fumo delle sigarette di migliaia di compagni, ascoltato discussioni sul destino del proletariato, sopportato congressi, delegazioni, dissensi, scissioni, ricomposizioni e interminabili analisi della situazione internazionale. Adesso dovranno familiarizzare con il silenzio delle camere insonorizzate, con il personale che bussa prima di entrare e con clienti che non hanno nessuna intenzione di discutere il proprio soggiorno in assemblea. Sarà un cambiamento di mentalità, prima ancora che di arredamento.

Gli avatar dei leader storici

Per rendere meno traumatico e molto moderno il passaggio, affiderei la gestione dell’albergo agli avatar di vecchi dirigenti del partito. Togliatti lo nominerei presidente onorario. Potrebbe occuparsi delle relazioni istituzionali, delle comunicazioni ufficiali e della disciplina interna. In caso di dissenso tra i dipendenti, sarebbe certamente in grado di risolvere la vertenza prima che arrivi all’ufficio del personale.

A Berlinguer spetterebbe la direzione morale. Niente ostentazione, attenzione ai consumi, rispetto dei lavoratori. L’ospitalità non sarebbe un’iniziativa commerciale, naturalmente, ma un servizio alla coscienza. Forse Berlinguer avrebbe qualche difficoltà con il prezzo delle camere, ma è noto che la questione morale, quando incontra il mercato, tende a diventare una questione di competenza. D’Alema, invece, sarebbe il responsabile naturale della gestione patrimoniale. Gli affiderei le relazioni con gli investitori, la valorizzazione immobiliare e le strategie di sviluppo. E anche la cantina. In ogni caso, il vino sarebbe eccellente e il bilancio probabilmente in ordine.

Il rapporto con il passato

La cosa curiosa è che nell’Hotel Purgatorio non ci sarà bisogno di cancellare il passato. Anzi, sarà proprio la memoria comunista a diventare un elemento di attrazione. Il mercato non deve necessariamente distruggere i simboli dei suoi avversari: può restaurarli, illuminarli, metterli sotto tutela e infine ricavarne un reddito.

La storia, quando smette di essere un problema, diventa un servizio aggiuntivo. Non è neppure detto che i nuovi ospiti saranno del tutto ignari del passato del luogo.

Qualcuno potrebbe essere sinceramente interessato a sapere chi fossero quegli uomini che si riunivano lì, che cosa volessero cambiare e perché avessero pensato che la realtà fosse modificabile. Sarebbe persino una buona occasione per raccontare una vicenda italiana che non merita di essere consegnata soltanto alla curiosità antiquaria. Ma bisognerà fare attenzione a non esagerare con le spiegazioni. Il cliente è venuto per riposarsi, non per essere coinvolto in una crisi della coscienza europea.

La vecchia stanza

Quanto alle vecchie mura, auguriamo loro una serena convalescenza. Hanno attraversato il Novecento, visto passare dirigenti, ministri, segretari, ambasciatori e aspiranti rivoluzionari. Non sarà certo una clientela internazionale a impressionarle. Mi domando soltanto se, durante i lavori, qualcuno avrà pensato di conservare una stanza così com’era, senza trasformarla in una ricostruzione museale. Una stanza nella quale non si debba consumare niente, neppure un ricordo, e dove magari sia ancora possibile immaginare che quelle persone, con tutte le loro contraddizioni, fossero lì perché pensavano di avere qualcosa da fare nel mondo.

Sarebbe probabilmente la camera meno richiesta dell’albergo. E forse proprio per questo la più interessante. In fondo, il vero problema non è che la sede del PCI diventi un albergo. È che non sembri esserci più nessuno disposto a chiedersi che cosa abbiamo perduto insieme a quella sede. Per il resto, il mercato saprà organizzarsi benissimo. Ha già dimostrato di saper trovare una sistemazione anche ai sogni degli altri.

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