2 Nov, 2026

Infantino, la Fifa gli paga 4 milioni di tasse negli Usa: l’accordo segreto

Gianni Infantino

L’inchiesta del New York Times: la federazione coprirà le imposte americane del presidente per circa 4 milioni di dollari complessivi. Il beneficio non è mai stato reso pubblico. Nei documenti anche spese per ville di lusso, sicurezza privata e privilegi ai vertici


Quattro milioni di dollari di tasse personali per il suo presidente Gianni Infantino dopo il trasferimento dalla Svizzera a Miami per i Mondiali del 2026. È quanto, secondo un’inchiesta del New York Tims, la Fifa avrebbe pagato al suo presidente. Un benefit, approvato nel 2024 e mai stato reso pubblico nei documenti sulla remunerazione dei dirigenti. Nonostante le regole di trasparenza introdotte dalla stessa federazione dopo gli scandali di corruzione.

L’inchiesta firmata dal giornalista Tariq Panja, si basa su documenti interni e testimonianze di persone a conoscenza degli accordi. Secondo il quotidiano statunitense, il trattamento fiscale riservato a Infantino si inserisce in un sistema più ampio di privilegi concessi ai vertici della Fifa.

La decisione presa a Bangkok e mai resa pubblica

La vicenda risale al maggio 2024. Durante una riunione a Bangkok del comitato incaricato di stabilire i compensi dei massimi dirigenti della Fifa, Bruno Chiomento, contabile svizzero e presidente del comitato, solleva la questione delle maggiori imposte che Infantino avrebbe dovuto pagare dopo il trasferimento negli Stati Uniti.

Propone la federazione si faccia carico dell’intera differenza fiscale fino al 2026. Gli altri membri approvano senza una discussione approfondita.

L’accordo avrebbe poi portato la Fifa a coprire il 100% delle imposte Usa del presidente. Per una cifra complessiva stimata in circa quattro milioni di dollari entro la conclusione del suo incarico negli Stati Uniti.

Infantino ha uno stipendio di circa sei milioni di dollari, secondo il rapporto annuale della federazione.

Il punto più delicato riguarda la mancata pubblicazione del beneficio fiscale. Le riforme introdotte dopo lo scandalo che travolse la Fifa nel 2015 prevedevano infatti la divulgazione dei compensi dei principali dirigenti.

La Fifa, interpellata dal quotidiano, sostiene che siano stati rispettati tutti i regolamenti interni e le leggi applicabili. E che gli obblighi fiscali e di rendicontazione siano stati assolti. L’organizzazione precisa inoltre che i pagamenti ai vertici sono sottoposti a verifiche indipendenti, ma non rilascia ulteriori dettagli sull’accordo fiscale.

La sicurezza privata per la moglie

L’inchiesta ricostruisce anche altri benefici concessi al presidente della Fifa. Prima dei Mondiali del 2026, Infantino avrebbe deciso di sostituire gli autisti assegnati dalla federazione. La scelta cade sulla società di sicurezza privata GRIZ Global Solutions, fondata da un ex militare delle forze speciali americane.

Avrebbe poi chiesto che lo stesso servizio fosse garantito alla moglie per i mesi di giugno e luglio, durante il torneo. La richiesta sarebbe stata approvata da Chiomento nel giro di poche ore.

Secondo i documenti citati dal quotidiano, la Fifa avrebbe speso centinaia di migliaia di dollari per i servizi della società. La tariffa giornaliera era di 1.300 dollari per ciascun agente, esclusi veicoli, autisti e altre spese.

Almeno un funzionario interno avrebbe sollevato dubbi sulla necessità di estendere la protezione privata alla moglie del presidente.

I privilegi di Bruno Chiomento

Il New York Times si sofferma anche sulla posizione di Bruno Chiomento, figura centrale nella governance della Fifa e presidente del comitato che determina i compensi dei dirigenti.

Durante i Mondiali, Chiomento avrebbe beneficiato di un accesso privilegiato alle partite, con possibilità di assistere agli incontri di sua scelta e di utilizzare voli charter organizzati dalla federazione. Un trattamento che, secondo le fonti del quotidiano, non era normalmente previsto per gli altri componenti di organismi analoghi.

Anche il suo compenso sarebbe stato modificato. Dai precedenti 250mila dollari a 250mila franchi svizzeri, con un incremento del valore equivalente di circa 50mila dollari dovuto al cambio. Gli stipendi degli altri presidenti di comitato sarebbero invece rimasti espressi in dollari.

La Fifa difende la solidità delle proprie procedure interne, sostenendo che i meccanismi di controllo si applicano anche all’assunzione di fornitori esterni, ai compensi e alla gestione degli ospiti.

Gli avvocati vicini a Infantino e le nuove regole sui benefici

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda il coinvolgimento di professionisti legati personalmente al presidente nella definizione delle regole interne.

Tra questi figura David Zollinger, avvocato personale di Infantino, il cui coinvolgimento in questioni riguardanti il presidente avrebbe suscitato preoccupazioni per possibili conflitti d’interesse all’interno della federazione.

Nel 2024 la Fifa si sarebbe inoltre affidata a Zollinger e a Gianni Rizzello, avvocato che aveva studiato all’Università di Friburgo nello stesso periodo di Infantino, per contribuire alla revisione degli statuti dell’organizzazione. Le modifiche avrebbero ampliato formalmente i poteri presidenziali, precedentemente limitati dalle riforme successive allo scandalo del 2015.

Rizzello avrebbe partecipato anche alla revisione delle norme sui compensi e sui benefici dei massimi dirigenti, chiedendo contributi direttamente a Infantino nonostante le nuove disposizioni lo riguardassero personalmente.

La politica approvata prima dei Mondiali avrebbe allentato le restrizioni sui regali, ampliato la discrezionalità nell’utilizzo dei jet privati e reso più flessibili le regole sugli inviti riservati agli ospiti di alto livello. Non solo.

Avrebbe inoltre introdotto compensi fissi per i responsabili di alcuni comitati consultivi, suscitando preoccupazioni tra funzionari interni per la possibile percezione di favoritismi in vista delle elezioni presidenziali della Fifa.

Le residenze di lusso a Miami e gli alloggi pagati dalla Fifa

Tra i benefici figurano anche quelli immobiliari. La Fifa avrebbe sostenuto spese per circa 600mila dollari all’anno per l’affitto di una residenza a Miami destinata a Infantino, oltre a un appartamento in Svizzera. In passato avrebbe inoltre affittato per lui un’abitazione a Parigi.

Dopo il trasferimento negli Stati Uniti nel 2023, il presidente avrebbe vissuto per oltre due anni in una villa sul mare del valore di 27 milioni di dollari appartenente all’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt. Un portavoce di Schmidt ha confermato al quotidiano la permanenza di Infantino, precisando che venivano pagate tariffe di mercato.

Successivamente il presidente si sarebbe trasferito in un appartamento acquistato per 8,6 milioni di dollari da una società del Delaware, dopo essere appartenuto al cantante Marc Anthony. L’identità dei proprietari della società non è chiara.

Le nuove disposizioni sui benefici abitativi consentirebbero inoltre a Infantino di richiedere alloggi pagati dalla federazione nelle città in cui la Fifa dispone di uffici.

La trasparenza promessa dopo lo scandalo del 2015

Le rivelazioni arrivano in un momento delicato per la presidenza Infantino, già al centro di controversie per i rapporti con Donald Trump, per alcune operazioni commerciali della Fifa e per la gestione dell’assegnazione dei Mondiali.

Il New York Times ricorda anche le polemiche seguite alla notizia di colloqui riservati sulla possibile cessione di una quota dei diritti dei Mondiali a una società riconducibile al fratello di Jared Kushner, genero del presidente americano.

Infantino prepara a ricandidarsi alla guida della federazione nel marzo prossimo.

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