4 Nov, 2026

L'onda blu travolge Trump: i Democratici conquistano il Congresso

i Democratici conquistano il Senato

I Democratici conquistano entrambe le camere del Congresso e strappano ai Repubblicani roccaforti storiche come Texas e Kansas. Trump accetta il risultato, ma rivendica: «Se fossi stato sulla scheda avrei vinto». Obama: «Gli americani vogliono una politica che unisca»


L’onda blu travolge Donald Trump. I Democratici conquistano Camera e Senato nelle Midterm Usa 2026, strappano ai Repubblicani roccaforti storiche come Texas e Kansas e ridisegnano gli equilibri di Washington.

Alla Camera hanno raggiunto la soglia dei 218 seggi necessaria per la maggioranza, secondo le proiezioni di Cnn. Il presidente riconosce la sconfitta e si dice pronto a collaborare con gli avversari, ma rivendica che, se fosse stato personalmente sulla scheda, avrebbe vinto.

Trump deve prepararsi a convivere con un Congresso profondamente diverso da quello che ha accompagnato la prima parte del suo secondo mandato. Assecondato, circondato, spesso muto, ora mutante, deve riorganizzarsi.

Sono le elezioni di metà mandato ma le Midterm Usa 2026 consegnano un risultato che va oltre il normale riequilibrio politico a metà presidenza. I Democratici hanno ribaltato sette seggi repubblicani al Senato: Texas, Kansas, South Carolina, Ohio, Iowa, North Carolina e Maine. Un’avanzata che assicura loro il controllo della camera alta e apre una nuova fase politica a Washington.

Al New York Times Trump ha dichiarato di essere «assolutamente disposto ad accettare questi risultati» e di voler lavorare con i Democratici.

«Cercheremo di collaborare con loro. Probabilmente troveremo un accordo».

Il Texas cambia colore, Talarico batte Paxton

Il risultato più clamoroso arriva dal Texas. James Talarico, deputato statale democratico diventato uno dei protagonisti nazionali della campagna elettorale, ha sconfitto Ken Paxton, procuratore generale repubblicano sostenuto da Trump.

Per i Democratici è una vittoria storica: non eleggevano un senatore in Texas dal 1988. Lo Stato, conquistato da Trump con un ampio margine alle presidenziali del 2024, è stato per decenni uno dei pilastri del potere repubblicano.

«Ci siamo ripresi il Texas», ha dichiarato Talarico nel discorso della vittoria, sostenendo che una politica fondata sulla divisione può essere battuta da una politica dell’amore.

La sua campagna ha insistito soprattutto sul costo della vita, sulla scuola pubblica e sull’influenza dei grandi finanziatori nella politica americana. Paxton, invece, aveva puntato sulle politiche conservatrici e sull’immigrazione, ma la sua candidatura era stata accompagnata da controversie giudiziarie e politiche che avevano provocato divisioni anche tra i Repubblicani.

Il voto texano non riguarda soltanto il Senato. Nella corsa per il governo dello Stato, la democratica Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore uscente Greg Abbott, riportando il partito alla guida del Texas per la prima volta dall’elezione di Ann Richards nel 1990.

James Talarico

Dal Kansas al South Carolina, cadono roccaforti GOP

Il Kansas elegge un senatore democratico per la prima volta dal 1932. Il reverendo Adam Hamilton ha sconfitto il repubblicano uscente Roger Marshall, raccogliendo circa il 51% dei voti contro il 46% dell’avversario, secondo i dati diffusi dall’Associated Press con oltre il 95% delle schede scrutinate. È uno dei risultati che meglio raccontano la portata del cambiamento: uno Stato che Trump aveva vinto nettamente appena due anni fa affida ora il proprio seggio al Senato a un esponente dell’opposizione.

La portata dell’onda blu si misura anche nei precedenti storici. Il Kansas non è un caso isolato: in almeno sei Stati i Democratici tornano a eleggere un senatore dopo decenni. In Texas e Maine non accadeva dal 1988, in South Carolina dal 1998, in Iowa e North Carolina dal 2008.

In South Carolina, la pediatra democratica Annie Andrews ha battuto Darline Graham, nominata senatrice dopo la morte del fratello Lindsey Graham. Anche qui si interrompe una lunga serie di vittorie repubblicane: l’ultimo democratico eletto al Senato nello Stato risaliva al 1998.

Andrews diventa inoltre la prima donna eletta al Senato dal South Carolina. Graham aveva ottenuto il seggio attraverso una nomina, non con un’elezione.

Maine, Ohio, Iowa e North Carolina: l‘onda blu

Nel Maine si conclude la lunga carriera parlamentare della repubblicana Susan Collins, che dopo trent’anni a Washington ha riconosciuto la sconfitta contro Troy Jackson, ex legislatore statale democratico.

In Ohio, Sherrod Brown riconquista un seggio al Senato dopo la sconfitta subita due anni fa. La vittoria si inserisce in un più ampio successo democratico nello Stato, dove Amy Acton è stata eletta governatrice, prima donna a ricoprire l’incarico.

In Iowa, il democratico Josh Turek, ex atleta paralimpico, conquista un seggio che il suo partito non riusciva a vincere dal 2008. Turek è destinato a diventare il primo ex paralimpico a entrare nel Senato americano.

Anche in North Carolina i Democratici strappano un seggio ai Repubblicani. Il risultato completa una serie di vittorie che ridisegna la geografia politica della camera alta e dimostra come la mobilitazione dell’opposizione sia riuscita a raggiungere anche aree tradizionalmente conservatrici.

In Michigan vince El-Sayed, il dem contro gli aiuti a Israele

In Michigan Abdul El-Sayed sconfigge il repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato, secondo le proiezioni di Decision Desk HQ. La sua vittoria assume un significato particolare anche all’interno del Partito democratico: El-Sayed è tra gli esponenti che chiedono di interrompere gli aiuti militari americani a Israele, una posizione che ha alimentato il confronto fra l’ala progressista e quella moderata del partito.

Il voto operaio si sposta verso i Democratici

Uno dei dati più significativi riguarda gli elettori bianchi senza laurea, una componente che negli ultimi anni aveva rappresentato una base fondamentale del consenso repubblicano.

Secondo un’analisi del New York Times, nelle contee a maggioranza bianca e con una popolazione prevalentemente priva di titolo universitario, il voto si è spostato di oltre 15 punti percentuali verso i Democratici rispetto alle presidenziali del 2024, considerando gli Stati con importanti competizioni per il Senato.

Gli spostamenti più marcati si registrano proprio nei territori protagonisti delle maggiori sorprese elettorali: quasi 23 punti in South Carolina, circa 18 in Kansas e oltre 17 in Iowa.

È un cambiamento particolarmente rilevante perché riguarda una parte dell’elettorato che aveva contribuito in maniera decisiva alle vittorie presidenziali di Trump. Il dato non basta, da solo, a dimostrare un riallineamento politico duraturo, ma segnala una perdita di consenso repubblicano in aree considerate strategiche.

Anche la Camera ai Democratici

La vittoria democratica è completa. Dopo il Senato, anche la Camera dei rappresentanti passa all’opposizione. Le proiezioni di CNN assegnano ai Democratici almeno 218 seggi, la soglia necessaria per controllare l’assemblea. Il partito conquista collegi repubblicani dal New Jersey al Wisconsin e al Texas.

Particolarmente significativo è quanto accaduto nei collegi ridisegnati dai Repubblicani per rafforzare le proprie possibilità elettorali. In Florida, i Democratici hanno vinto anche in distretti modificati per favorire il partito del presidente. Un risultato analogo è arrivato in North Carolina.

La strategia del redistricting, la ridefinizione dei confini elettorali, non ha prodotto i vantaggi attesi dai Repubblicani.

Con la conquista anche della Camera, i Democratici potranno esercitare un controllo più incisivo sull’amministrazione Trump, dalle iniziative legislative alle commissioni d’inchiesta.

Economia e Iran, il peso del voto contro Trump

Le elezioni rappresentano il primo grande giudizio nazionale sul secondo mandato di Trump. La campagna è stata segnata dalle difficoltà economiche delle famiglie, dall’aumento del costo della vita e dalle conseguenze della guerra con l’Iran, iniziata a febbraio.

I candidati democratici hanno attribuito alle scelte della Casa Bianca una parte delle difficoltà economiche del Paese, insistendo sull’aumento dei prezzi e sulla necessità di controllare il potere presidenziale. I Repubblicani hanno invece cercato di presentare gli avversari come troppo radicali sui temi economici e sociali.

Il risultato segnala una diffusa insoddisfazione verso l’amministrazione, ma anche la capacità dei Democratici di costruire candidature competitive in territori nei quali avevano accumulato sconfitte per anni.

La partecipazione è stata elevata e la mobilitazione ha interessato tanto gli Stati tradizionalmente contesi quanto quelli considerati più solidamente repubblicani.

Le governatrici storiche e i nuovi volti dem

La notte elettorale consegna ai Democratici anche una serie di vittorie nei governi statali.

In Georgia, Keisha Lance Bottoms diventa la prima donna afroamericana eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti. In Texas, Gina Hinojosa interrompe decenni di controllo repubblicano. In Ohio, Amy Acton conquista il governatorato dopo una campagna particolarmente aspra.

Emergono inoltre nuovi protagonisti al Senato. In New Hampshire, Chris Pappas diventa il primo uomo dichiaratamente gay eletto alla camera alta. In Minnesota, Peggy Flanagan è la prima donna nativa americana eletta senatrice.

Sono risultati che accompagnano il rinnovamento della rappresentanza democratica e che potrebbero avere un peso anche nella definizione degli equilibri interni al partito in vista delle presidenziali del 2028.

Obama: «Gli americani vogliono una politica che unisca»

Barack Obama celebra la vittoria democratica come una richiesta di cambiamento. «Gli americani hanno inviato un messaggio chiaro: desiderano una politica che unisca anziché dividere e leader capaci di offrire soluzioni concrete», afferma l’ex presidente. E invita il partito a utilizzare i prossimi due anni per ottenere risultati concreti e preparare il futuro.

Che cosa cambia ora per Trump

Con la perdita del Senato, Trump dovrà confrontarsi con una maggioranza democratica capace di condizionare le nomine federali, l’attività legislativa e il funzionamento delle commissioni parlamentari.

La possibilità di approvare nuove leggi senza negoziare con l’opposizione si restringe sensibilmente. Il presidente si troverà davanti a un Congresso interamente controllato dagli avversari.

La disponibilità al dialogo apre formalmente alla possibilità di accordi bipartisan. Resta però da capire quanto spazio politico esista per una collaborazione dopo una campagna elettorale segnata da attacchi reciproci e profonde divisioni.

Le ultime urne si sono chiuse alle 7 del mattino italiane, in Alaska. Alcune competizioni potrebbero richiedere ancora giorni di scrutinio, soprattutto dove i margini sono ridotti.

Problemi tecnici ai seggi, nessuna irregolarità diffusa

Le operazioni di voto sono state accompagnate da alcuni disagi locali. Nella contea di Westchester, alle porte di New York, un problema tecnico alle macchine elettorali ha costretto i funzionari a raccogliere manualmente le schede in un collegio conteso per la Camera. In Florida, le inondazioni hanno imposto il trasferimento di oltre venti seggi in otto contee, mentre in North Carolina alcuni guasti hanno ritardato la pubblicazione dei risultati.

Sul fronte della regolarità elettorale, funzionari locali ed esponenti democratici erano preoccupazione per possibili contestazioni alimentate dalle accuse di Trump sul sistema di voto americano. L’amministrazione aveva cercato di dimostrare l’esistenza di un fenomeno diffuso di voti espressi da persone prive della cittadinanza statunitense, ma i procedimenti penali avviati per frodi elettorali sono stati pochi.

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