3 Nov, 2026

Trump, l’ultimo discorso su tubature e piscina: «Chi governa non vince le midterm»

Alla vigilia delle elezioni di metà mandato, il presidente celebra il restauro del Reflecting Pool di Washington e parla di giardini, tubature e colonne corinzie. Ma avverte: per chi è alla Casa Bianca, vincere le midterm è difficile


«Per qualche ragione, il presidente in carica non vince le elezioni di metà mandato. Ma noi ci abbiamo provato con tutte le nostre forze». Donald Trump non aspetta neppure l’apertura dei seggi per mettere le mani avanti.

Alla vigilia delle Midterm Usa 2026, sembra preparare una spiegazione per un eventuale risultato negativo dei repubblicani. E cambia discorso.

Lo fa durante un appuntamento che dovrebbe celebrare un successo della sua amministrazione: la riapertura del Reflecting Pool, la grande vasca d’acqua davanti al Lincoln Memorial, nel cuore di Washington. E soprattutto nel suo cuore. Quell’acqua che avrebbe voluto blu bandiera americana, che è proprio oggi, blu, troppo scura, «ma se ci fosse il sole sarebbe soft blu. Qualcuno ha le foto da darmi? Grazie». Gliele porgono. Una scena che ricorda le foto mostrate dal premier iraniano alla conferenza dell’Onu.

Ma quelle erano foto diverse. Di morte e distruzione.

L’ultimo intervento pubblico prima del voto è una scena quasi paradossale. Mentre milioni di americani si preparano a esprimere un giudizio sui primi due anni del suo secondo mandato, Trump parla di tubature, giardini e monumenti. Il futuro del Congresso resta sullo sfondo. Ogni tanto tira fuori Biden e Obama, Comey. Ma come se non avessero curato il giardino.

Tubature vs prezzi

La scena. Trump è davanti al Reflecting Pool appena restaurata. Mostra le slide dei lavori e si sofferma sulle nuove tubature, necessarie anche per contrastare la formazione delle alghe. Un disastro quelle alghe, altro che. Poi, sì, il problema dei vandali, che non ci sono mai stati ma per lui sì. Passa all’erba dei giardini, alla resistenza del granito, alle colonne corinzie. Arriva a parlare dei progetti per la nuova sala da ballo della Casa Bianca e degli interventi che vorrebbe realizzare nella capitale.

Più che un presidente è puro real estate. Sono argomenti che lo appassionano e che tornano spesso nei suoi discorsi: l’architettura monumentale, i grandi cantieri, l’idea di lasciare un’impronta visibile del proprio passaggio al potere.

Ma il contrasto con le preoccupazioni degli elettori è evidente. Il costo della vita, i prezzi della benzina e dei generi alimentari, le conseguenze economiche della guerra con l’Iran sono questioni ben più immediate per chi sta per entrare nella cabina elettorale.

Trump le sfiora, senza farne il centro del suo ultimo messaggio.

Restaurare Washington non basta a convincere l’America

Il segretario agli Interni Doug Burgum, presente all’inaugurazione, offre la chiave con cui la Casa Bianca vuole presentare l’evento: «Il presidente è un costruttore». Anche lo slogan scelto per la cerimonia, «Restoring Our Capital», insiste sull’immagine di un’amministrazione impegnata a restituire splendore alla capitale.

È una narrazione che Trump conosce bene. Prima ancora di diventare presidente, ha costruito la propria immagine pubblica attorno agli edifici, ai progetti immobiliari e alla capacità di trasformare gli spazi. A Washington continua a cercare risultati che si possano fotografare, inaugurare e mostrare.

Ma una vasca restaurata non è una risposta all’inflazione. E il successo di un cantiere non dice molto sulla capacità di un governo di migliorare le condizioni economiche delle famiglie.

La distanza tra queste due dimensioni è il vero dato politico dell’ultima apparizione di Trump prima delle elezioni. Da una parte il presidente che celebra ciò che ha costruito; dall’altra gli elettori chiamati a decidere se il Paese stia andando nella direzione promessa.

La frase che anticipa il voto

La battuta sulle difficoltà dei presidenti nelle elezioni di metà mandato non è casuale. Le midterm sono tradizionalmente un appuntamento difficile per il partito che occupa la Casa Bianca. Ma pronunciarla a poche ore dal voto significa anche abbassare le aspettative, dopo settimane di comizi e appelli alla mobilitazione.

Trump rivendica di aver fatto tutto il possibile. «Ho viaggiato in tutto il Paese, ho parlato a tutti questi comizi nelle ultime due settimane e mezzo», ricorda. Poi l’ultimo appello agli elettori:

«L’America è pronta. Sono pronti a votare. Spero siano pronti a fare la cosa giusta».

Non è un’ammissione di sconfitta. È un cambio di tono rispetto alla sicurezza con cui il presidente è solito raccontare le proprie battaglie politiche. E soprattutto arriva nel momento in cui il voto può ridisegnare i rapporti di forza a Washington, condizionando la seconda parte del suo mandato.

L’ultima battuta prima delle urne

Alla fine Trump torna ancora ai suoi progetti per Washington. «Abbiamo in programma tante grandi cose per Washington. Potrei parlare anche della nazione, ma non avete abbastanza tempo».

È una chiusura che riassume involontariamente l’intera giornata. Alla vigilia di un voto che potrebbe cambiare gli equilibri del Congresso, il presidente trova il tempo per raccontare i lavori della capitale, ma non per sviluppare un ultimo argomento politico rivolto agli americani.

Il risultato delle midterm dirà quanto questa distanza pesi davvero sul consenso repubblicano. Intanto, nell’ultima immagine prima dell’apertura dei seggi, Trump contempla il proprio riflesso nell’acqua di Washington. Le alghe, mannaggia, ci sono. Le vede.

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