21 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

21 Ago, 2026

Eurozona, PMI in crescita: Pil verso +0,3% e incognita tassi

L’attività economica dell’eurozona accelera ad agosto grazie alla manifattura. Il Pil è atteso in crescita dello 0,3% nel terzo trimestre, ma il possibile rialzo dei tassi Bce resta un’incognita per le imprese.


Buone notizie per l’eurozona: il mese di agosto non ha arrestato la crescita dell’attività economica privata. È quanto emerge dai dati preliminari dell’indice Pmi che misura l’andamento delle attività delle imprese nei principali settori economici. Traino è stato il settore manifatturiero, che questo mese ha toccato 53,4 punti, il massimo da quattro anni e mezzo. Secondo gli esperti, questi dati potrebbero preparare la zona euro a un incremento del Pil di circa 0,3% nel terzo trimestre. 

Pmi eurozona, crescita più forte da novembre

Secondo S&P Global Market Intelligence, si tratta del secondo mese consecutivo di espansione. L’indice Pmi della produzione dell’eurozona è salito a 52,1 ad agosto, dai 52 di luglio: una crescita leggermente più rapida e la più forte da novembre 2025.

A spingere il dato è stata soprattutto l’industria manifatturiera, che nel mese corrente ha registrato 53,4: il valore massimo negli ultimi 4 anni e mezzo, ovvero da maggio 2022. Il dato migliore si riscontra in Germania, dove l’indice è salito al tasso più rapido negli anni. La Francia, invece, resta in contrazione. 

Cresce anche la domanda: i nuovi ordini hanno segnato il maggior incremento negli ultimi 40 mesi. A sostenere i flussi totali di nuove commesse c’è stata la crescita di ordini destinanti all’estero, anche quelli degli scambi tra paesi dell’eurozona, prima volta in 54 mesi.

Occupazione e filiere: i segnali per le imprese

Le espansioni di domanda e offerta hanno prodotto risultati positivi anche sull’occupazione. Per la prima volta nel 2026 le imprese hanno assunto nuovo personale: il settore dei servizi ha registrato l’aumento più marcato, mentre nelle industrie manifatturiere l’espansione è stata meno forte, ma si è posto fine a ben 38 mesi di tagli occupazionali. L’occupazione è cresciuta in quasi tutti i paesi dell’eurozona tranne la Germania, in cui i livelli di assunzioni sono stabili, mentre in Francia continuano a diminuire.

Sul fronte degli approvvigionamenti, le aziende manifatturiere hanno aumentato per la prima volta in tre mesi le attività d’acquisto. Restano però criticità nella catena di fornitura: i tempi medi di consegna si sono allungati e le imprese hanno continuato a usare le scorte già disponibili per sostenere la produzione.

Inflazione in rallentamento, ma resta il nodo Medio Oriente

È scesa anche l’inflazione sui costi fino a toccare il minimo da febbraio, ma la guerra in Medio Oriente continua a pesare sull’economia mondiale. I costi del settore manifatturiero ad agosto sono aumentati al tasso più lento in sei mesi, mentre il terziario ha visto un aumento appena maggiore che a luglio. Aumento lento anche per i prezzi alla vendita, con l’inflazione che continua ad abbassarsi da giugno: siamo ai minimi da marzo. I dati hanno incoronato la Germania come paese in cui il rallentamento dell’inflazione dei prezzi alla vendita è stato maggiore, mentre in Francia e nel resto dell’eurozona i tassi sono aumentati.

Pil eurozona verso +0,3%: l’incognita dei tassi Bce

Nel complesso, il Pmi flash di agosto restituisce l’immagine di un’eurozona in moderata accelerazione. Il Prodotto interno lordo, ovvero il valore dei beni e servizi finali prodotti nell’area, potrebbe crescere di circa lo 0,3% nel terzo trimestre, secondo la stima di S&P Global Market Intelligence. A sostenere l’espansione sarebbero soprattutto la ripresa della manifattura, ai livelli più alti da quattro anni e mezzo, e la tenuta dei servizi, spinta anche dalla spesa legata al turismo.  

«Un solido incremento delle attività dell’economia privata ad agosto prepara la zona euro a un forte incremento del Pil di circa lo 0,3%», osserva Chris Williamson, Chief Business Economist di S&P Global Market Intelligence. Per l’economista, però, restano fattori di incertezza: le difficoltà nelle catene di fornitura collegate alla crisi in Medio Oriente, la pressione dei prezzi ancora superiore alla media storica e un costo del credito che potrebbe continuare a pesare su famiglie e imprese.  

Il rallentamento dell’inflazione rappresenta un segnale incoraggiante, ma potrebbe non bastare a modificare nel breve periodo l’orientamento restrittivo della politica monetaria. «Con il Pmi flash che indica una forte crescita del Pil nel terzo trimestre, una ripresa delle assunzioni per la prima volta quest’anno e l’inflazione ancora alta rispetto alla media storica, è probabile che l’atteggiamento rimarrà aggressivo e non si possono escludere ulteriori incrementi dei tassi», conclude Williamson. Per le imprese dell’eurozona, dunque, la crescita torna a offrire prospettive più favorevoli, ma resta accompagnata dall’incognita di finanziamenti potenzialmente più costosi. 

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA