10 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Lug, 2026

Caso dei «30 secondi», Raffaele Meola condannato per violenza sessuale dopo due assoluzioni

Barbara D'Astolto

La Corte d’Appello di Milano, nel processo bis, ha condannato l’ex sindacalista per la violenza sessuale denunciata dall’ex hostess Barbara D’Astolto: «Spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita». Decisivo l’intervento della Cassazione, che aveva stabilito come il ritardo nel manifestare il dissenso non escluda il reato


Un anno e due mesi di reclusione per violenza sessuale. La Corte d’Appello di Milano ha condannato nell’appello bis l’ex sindacalista di Malpensa Raffaele Meola, accusato dall’allora hostess Barbara D’Astolto, di abusi avvenuti nel 2018.

Il caso era diventato simbolico dopo due assoluzioni, motivate anche con il fatto che la donna, nell’arco di «20-30 secondi», avrebbe avuto il tempo di opporsi o allontanarsi.

I fatti risalgono al marzo 2018. D’Astolto si era rivolta al sindacalista per discutere una vertenza di lavoro. Durante quell’incontro, secondo l’accusa, sono avvenuti le molestie e gli abusi.

Le parole dell’ex hostess dopo la sentenza

«Felice no, ma c’è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto. Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri», ha detto Barbara D’Astolto.

La condanna nell’appello bis

La sentenza è stata pronunciata dalla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano. Il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto una condanna a due anni. L’imputato, oggi 48enne, era già stato assolto in primo grado dal Tribunale di Busto Arsizio nel 2022 e poi anche in appello.

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«20-30 secondi»

Nelle sentenze precedenti i giudici avevano sostenuto che la condotta dell’uomo non avesse «vanificato ogni possibile reazione della parte offesa», perché si era protratta per una finestra temporale di «20-30 secondi» che avrebbe consentito alla donna di sottrarsi. La motivazione aveva provocato forti polemiche, trasformando la vicenda nel cosiddetto caso dei «30 secondi».

«Quell’uomo conosceva davvero il mio superiore e la campagna diffamatoria nei miei confronti, sommata ai problemi che avevo già in azienda, mi ha reso impossibile continuare a fare l’assistente di volo», aveva raccontato la vittima in un’intervista a Repubblica. «Non credo che potrò mai lasciarmi tutto alle spalle».

L’intervento della Cassazione

Nel febbraio 2025 la Cassazione aveva annullato la seconda assoluzione e disposto un nuovo giudizio. Secondo i giudici supremi, il ritardo della vittima nel manifestare il proprio dissenso è «irrilevante» per configurare il reato di violenza sessuale. La sorpresa di fronte all’abuso può infatti impedire alla persona di reagire o difendersi.

La nuova testimonianza

Durante il processo a porte chiuse, la donna, che non lavora più come hostess, Barbara D’Astolto ha testimoniato ancora una volta, assistita dall’avvocato Gionata Bonuccelli. «La difesa ha cercato di minare la sua credibilità, che invece è uscita ancora ben salda. Ha ripetuto quei fatti», aveva detto il legale di parte civile.

La Corte ha riconosciuto anche una provvisionale di 10 mila euro a favore della vittima, oggi 49enne. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

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