La direttiva toscana: ok a brande e materassi sul pavimento per i detenuti, insorgono i penalisti
L’estate rovente delle carceri si consuma nel silenzio assordante delle istituzioni. La rappresentazione plastica di un’emergenza ormai cronica è racchiusa in più istantanee che raccontano la perdita di ogni dignità. II sovraffollamento è da record e i diritti deo detenuti, dimenticati,
È il caso della direttiva emanata dal Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Toscana, che come denunciano l’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) e l’Osservatorio nazionale Aiga sulle carceri (Onac), «invita gli istituti penitenziari toscani ad accogliere i nuovi arrestati anche ricorrendo, quale soluzione definita ‘estrema e provvisoria’, all’installazione di brande o materassi a terra».
La denuncia dell’Aiga
I giovani avvocati si dicono profondamente «preoccupati ed indignati». Il provvedimento nel «disciplinare la gestione dell’emergenza derivante dal cronico sovraffollamento degli istituti penitenziari e dal sequestro di sette sezioni disposto nello scorso giugno dalla procura di Firenze», decreta il fallimento di un sistema alla deriva.
Ed è la «dimostrazione – fa notare l’Aiga – di una situazione ormai fuori controllo. Che rende ancora una volta evidente l’incapacità del sistema di garantire condizioni detentive conformi ai principi costituzionali».
Sistemare, seppur provvisoriamente, «detenuti su materassi appoggiati al pavimento, in celle già gravemente sovraffollate, – incalzano i giovani legali – significa aggravare condizioni di vita già incompatibili. Con il rispetto della dignità umana e con il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione».
Da qui l’appello ad «intervenire e non voltarsi dall’altra parte. Garantire i diritti fondamentali delle persone detenute – concludono – significa difendere i principi dello Stato di diritto».
Le parole di Alemanno
Per questo si è battuto molto anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Nel suo periodo detentivo, e ora che è tornato il libertà.
«Non credo nell’indulto – ha detto intervenendo Sky TG24 – credo nella proposta che ha fatto Giachetti e che è stata ripresa da Ignazio La Russa. Che è stata chiamata legge “buona condotta”. Aumentare gli sconti di pena per chi tiene la buona condotta così da non fare una cosa indifferenziata. Basterebbe questo a ridurre il sovraffollamento che oggi è al 140%. Il prossimo anno, alla vigilia delle elezioni – ha aggiunto – rischiamo una procedura di infrazione da parte della Corte di giustizia europea. Perché siamo a livelli simili a quelli del 2013%».
Gli altri problemi
Del resto, tra le istantanee che fotografano una crisi senza ritorno ci sono quelle di tutti coloro che vivono in questo terribile ingranaggio. Ci sono i magistrati di sorveglianza. Che in questi giorni hanno lanciato il loro grido d’allarme scrivendo al Capo dello Stato e denunciando la mancanza di risorse e unità adeguate per fronteggiare l’emergenza sovraffollamento, e ci sono gli agenti penitenziari, anch’essi in trincea in una situazione di caos totale.
Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) racconta dell’ultima sommossa sedata all’Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo. Otto detenuti avrebbero scavalcato le recinzioni interne «restando per ore in movimento all’interno dell’istituto, bloccando i passaggi e raggiungendo l’area verde del reparto femminile. Volevano entrare nella palazzina. Durante i disordini – spiega il sindacato – avrebbero minacciato il personale con bastoni, rendendo estremamente difficoltoso il ripristino dell’ordine».
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Il caso di Perugia
A denunciare quanto avviene nei penitenziari nell’indifferenza delle istituzioni è anche l’Unione delle Camere Penali italiane. Che a giugno aveva proclamato l’astensione per il caso del carcere di Capanne, a Perugia, in cui erano stati intercettati per circa sei mesi i colloqui tra detenuti e avvocati, pur essendo autorizzata l’attività solo nei confronti di un singolo difensore indagato.
Le registrazioni, invece di essere immediatamente eliminate, erano confluite nel materiale investigativo: un caso che aveva fatto scattare le verifiche da parte del ministero della Giustizia.
Ora i penalisti rendono pubbliche la risposta inviata dal Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia, Sergio Sottani, alla richiesta di rendere note le risultanze delle verifiche avviate sulla vicenda e la lettera con la quale l’Unione ha replicato a quella comunicazione.
E ribadiscono di «non avere mai chiesto di conoscere il contenuto delle conversazioni intercettate, né di accedere ad atti coperti da segreto», ma di aver agito affinché le istituzioni «rendano conto ai cittadini di come sia stato possibile che fossero ripetutamente intercettati, in violazione di legge, i colloqui tra difensori e assistiti all’interno del carcere e quali iniziative siano state adottate per accertare le cause della violazione, individuarne le responsabilità e impedire che fatti di questa natura possano ripetersi». Per questo l’astensione nazionale proclamata dall’Ucpi «non rappresenta il punto di arrivo della mobilitazione, – avvertono i penalisti – ma soltanto il suo primo passo. Se continueranno a mancare la trasparenza e le risposte che cittadini e avvocatura hanno il diritto di pretendere», verrà assunta «ogni ulteriore iniziativa necessaria affinché siano finalmente chiarite le modalità con cui questa gravissima violazione è stata resa possibile».






























