8 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Lug, 2026

Leosco “Gli stili di vita sono estremamente importanti per un invecchiamento sano”

ROMA (ITALPRESS) – L’aumento dell’aspettativa di vita è una grande conquista della medicina moderna, ma vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio: è proprio in questo contesto che la geriatria assume un ruolo fondamentale, perché si occupa in toto della salute delle persone anziane, considerando le malattie ma anche l’autonomia funzionale, lo stato cognitivo, la nutrizione, la mobilità e la qualità della vita.

L’invecchiamento è un processo complesso che spesso si accompagna alla presenza contemporanea di più patologie croniche, all’assunzione di numerosi farmaci e a una maggiore vulnerabilità fisica e psicologica: il geriatra ha il compito di valutare questi aspetti in modo integrato, individuando strategie personalizzate per mantenere il più a lungo possibile indipendenza e benessere.

In una società in cui il numero degli anziani è in costante crescita, la geriatria è destinata a diventare una delle discipline mediche più importanti: tra le sfide all’orizzonte trasformare la misura della longevità dagli anni di vita all’opportunità di salute e qualità della vita.

In geriatria si parla spesso di fragilità in maniera inadeguata: si tratta non di non avere malattie, ma di perdita delle funzioni fisiche e psichiche; le malattie non solo assolutamente legate alla perdita della funzione. Oggi si parla molto di stili di vita, che sono estremamente importanti per un invecchiamento sano: questo però si prepara molto prima. La prevenzione non si fa a 65 anni, ma fin dalla nascita: oggi i dati sono estremamente allarmanti, anche nella popolazione adulta e in quella dei cosiddetti nuovi adulti; un 45enne su tre è co-morbido, quindi ha più di una patologia. La genetica ha un peso, però non incide sull’invecchiamento in salute se non per un 20-25%”, ha detto Dario Leosco, docente di Medicina interna presso l’Università Federico II di Napoli e presidente della Società italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg), intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

Costruire una buona longevità già in giovane età è possibile ma, spiega Leosco, è “un problema molto delicato. Ci sono vari aspetti che condizionano la salute dei giovani come l’obesità, il fumo e l’alcol, ma ce n’è uno che sta emergendo in particolar modo nel corso degli ultimi anni ed è il distress psicologico che vivono le nuove generazioni: questo influenza in modo determinante l’insorgenza di malattie anche in fase adulta. Si tratta di una situazione esasperata anche dal Covid: oggi, quando andiamo a confrontare la salute delle nuove generazioni con quella delle vecchie, troviamo un divario secondo cui le vecchie generazioni stanno meglio delle nuove. Questa è una cosa preoccupante, perché quando andiamo a vedere l’incremento dell’aspettativa di vita negli ultimi cent’anni riscontriamo un rallentamento di recente: lo avevamo visto ancor prima del Covid e probabilmente si lega proprio a questo aspetto, perché il distress psicologico condiziona molto il benessere; senza salute psicologica non c’è salute fisica”.

Tra i fattori che influenzano maggiormente la prevenzione dell’invecchiamento, aggiunge, vi sono “alimentazione, attività fisica e attività cognitiva: dobbiamo promuovere un’alimentazione adeguata, dobbiamo ribadire che l’attività fisica è un farmaco e va coltivata tutti i giorni, dobbiamo ricordare che anche negli anziani i rapporti sociali hanno un’importanza determinante e bisogna evitare assolutamente l’isolamento. Ogni attività deve essere progressiva: basta cominciare da dieci minuti al giorno di passeggiata per poi incrementare fino a 2-3 ore settimanali, sempre senza esagerare. Quello che si può fare si fa: non dobbiamo pretendere che un anziano faccia un’attività fisica esasperata, ma che la faccia con continuità”. 

Il Sistema sanitario nazionale italiano, secondo Leosco, “non è ancora pronto a gestire una popolazione che diventa sempre più anziana: questo è un problema enorme se consideriamo che non invecchiamo benissimo. Ad esempio un soggetto che arriva a 85 anni ne vive almeno 12 in condizioni di salute non straordinarie: la malattia nel corso dell’età più avanzata è qualcosa che inevitabilmente condiziona. Il problema è che dobbiamo anche insegnare agli anziani come invecchiare in maniera adeguata: questo significa in primis contrastare l’ageismo, ovvero la condizione di discriminazione nei confronti dell’anziano”.

Un anziano in condizioni di salute adeguate, conclude, “può contribuire in maniera determinante alla società: oggi sappiamo che ha un’importanza a supporto delle famiglie soprattutto nel favorire la crescita dei nipoti. Si tratta di una cosa che dà grandissima importanza al suo invecchiamento, perché trasmette alle nuove generazioni l’esperienza di una generazione che ha vissuto problemi e condizioni diverse dal benessere attuale, ma che comunque ha saputo andare avanti”.

-Foto tratto da video Medicina Top-
(ITALPRESS).

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