8 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Giu, 2026

Iran e Israele tornano a colpirsi: gli attacchi più pesanti dalla tregua di aprile

Attacchi incrociati Israele Iran

Missili iraniani su Israele, raid contro siti strategici in Iran e un nuovo missile lanciato dagli Houthi dello Yemen. È il più duro scambio di attacchi dalla tregua di aprile, mentre Trump chiede a Netanyahu di evitare una nuova escalation


La guerra si intensifica: Israele e Iran continuano a scambiarsi attacchi nella più grave escalation dalla tregua di aprile, mettendo a dura prova i negoziati in corso. Anche gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno lanciato un missile verso Israele

Nella notte tra domenica e lunedì Teheran e Tel Aviv si sono scambiate nuove ondate di attacchi. L’Iran ha lanciato missili balistici contro Israele, facendo risuonare le sirene in diverse aree del Paese, mentre l’aviazione israeliana ha bombardato obiettivi militari e industriali nel sud e nell’ovest della Repubblica islamica.

Sul terreno Israele sta cercando di respingere nuovi attacchi. Il corrispondente della CNN Oren Liebermann ha riferito di aver sentito intercettazioni nei cieli di Gerusalemme. In precedenza Israele aveva dichiarato di aver colpito obiettivi in Iran dopo aver intercettato missili iraniani. Teheran, dal canto suo, ha affermato di aver agito in risposta agli attacchi israeliani contro Beirut.

Trump avverte Israele

Secondo un funzionario americano, il presidente degli Stati Uniti ha detto al primo ministro Benjamin Netanyahu di evitare una rappresaglia contro l’Iran. Prima degli attacchi israeliani contro l’Iran, Trump aveva dichiarato a Fox News di non essere «contento» dei raid contro la capitale libanese.

Il presidente americano ha inoltre detto al Financial Times che Israele dovrà accettare qualsiasi accordo che gli Stati Uniti riusciranno a raggiungere con Teheran, aggiungendo: «Sono io che decido tutto». Nonostante gli appelli alla prudenza, la spirale di attacchi è però ripresa nel giro di poche ore. Accanto il video pubblicato su Truth Social dal presidente Usa.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La fine della fragile tregua

Si tratta del primo scambio diretto di attacchi tra Iran e Israele dalla tregua entrata in vigore ad aprile, quando Trump aveva imposto una pausa alle operazioni militari con l’obiettivo di favorire un accordo diplomatico con Teheran. Dopo settimane di negoziati senza risultati concreti, il cessate il fuoco appare ora sempre più fragile.

La ripresa delle ostilità riporta il Medio Oriente sull’orlo di un conflitto più ampio, con il rischio di coinvolgere nuovamente Libano, Yemen e le principali rotte energetiche della regione.

Missili iraniani e raid israeliani

Secondo le Forze di difesa israeliane, l’Iran ha lanciato diverse ondate di missili balistici verso il territorio israeliano. Le difese aeree sono entrate in azione intercettando almeno parte dei vettori in arrivo. Al momento non risultano vittime.

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira le basi aeree israeliane di Nevatim e Tel Nof, sostenendo di aver agito in risposta ai precedenti attacchi israeliani contro installazioni radar e militari iraniane.

Israele ha reagito colpendo una serie di obiettivi nel territorio iraniano. Tra questi figura anche il grande complesso petrolchimico di Mahshahr, nel sud del Paese, uno dei principali centri della produzione energetica iraniana.

Chiusi gli aeroporti di Teheran

L’Iran ha chiuso i due principali aeroporti della capitale, Imam Khomeini e Mehrabad, mentre continua l’escalation militare con Israele. Lo riferiscono i media statali iraniani. Secondo l’agenzia semiufficiale Fars, anche tutti gli aeroporti dell’Iran occidentale sono stati chiusi fino a nuovo ordine su disposizione dell’Organizzazione dell’aviazione civile.

Gli scali di Imam Khomeini e Mehrabad rappresentano i principali hub del Paese e gestiscono sia voli nazionali sia collegamenti internazionali. La decisione arriva mentre Israele e Iran continuano a scambiarsi attacchi nella più grave escalation dalla tregua di aprile. Nelle ultime ore sono state segnalate esplosioni in diverse città iraniane, compresa Teheran.

Colpito il polo petrolchimico di Mahshahr

Uno degli obiettivi più sensibili colpiti da Israele è stato il vasto polo petrolchimico di Mahshahr, nella provincia iraniana del Khuzestan.

Le autorità iraniane hanno confermato l’evacuazione d’emergenza di migliaia di lavoratori dopo il bombardamento di uno degli impianti dell’area. Mahshahr rappresenta uno dei principali snodi della produzione petrolifera e del gas della Repubblica islamica ed era già stata presa di mira durante gli attacchi dello scorso aprile.

Il petrolio torna a correre

L’escalation ha avuto effetti immediati sui mercati energetici. Il Brent, riferimento internazionale per il petrolio, è salito di quasi il 5%, avvicinandosi ai 100 dollari al barile. Gli investitori temono nuove interruzioni delle forniture energetiche e possibili conseguenze sul traffico marittimo nel Golfo Persico, già messo sotto pressione dalla chiusura dello Stretto di Hormuz annunciata da Teheran nelle scorse settimane.

Gli Houthi tornano a colpire Israele

I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato il lancio di un missile contro Israele. In un comunicato diffuso lunedì, il gruppo ha dichiarato di aver lanciato «una raffica di missili contro obiettivi sensibili del nemico israeliano», sostenendo che gli attacchi avrebbero «raggiunto con precisione i loro obiettivi».

In precedenza le Forze di difesa israeliane avevano annunciato di aver intercettato con successo un missile lanciato dallo Yemen.

Minacciato il traffico navale nel Mar Rosso

Gli Houthi hanno inoltre annunciato «un divieto totale e completo alla navigazione marittima israeliana nel Mar Rosso», aggiungendo di considerare «tutti i movimenti del nemico obiettivi militari legittimi» a partire dall’entrata in vigore della dichiarazione.

Negli ultimi anni il movimento filo-iraniano ha già preso di mira numerose navi commerciali nella regione, provocando gravi ripercussioni sulle rotte marittime internazionali e sul commercio globale.

La diplomazia prova a evitare l’escalation

Mentre i combattimenti riprendono, restano aperti i canali diplomatici. Canada e Regno Unito hanno chiesto una immediata de-escalation.

Oltre 100 giorni di guerra: le tappe di marzo

28 febbraio: scoppia la guerra
Stati Uniti e Israele lanciano attacchi contro l’Iran. Nel raid viene uccisa la Guida Suprema Ali Khamenei. Un bombardamento colpisce anche una scuola elementare iraniana causando la morte di 168 bambini. Secondo le valutazioni della CNN, a colpire l’edificio sarebbe stato un attacco statunitense. Nello stesso giorno arrivano le prime rappresaglie iraniane contro Israele.

1 marzo: i primi morti americani
Il conflitto provoca le prime vittime tra i militari statunitensi.

2 marzo: entra in campo Hezbollah
Hezbollah, il movimento sciita libanese sostenuto dall’Iran, lancia missili contro Israele dichiarando di voler vendicare la morte di Khamenei.

8 marzo: il nuovo leader iraniano
L’Iran nomina Ayatollah Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema uccisa, come nuovo leader del Paese.

17 marzo: ucciso Ali Larijani
Un attacco israeliano elimina Ali Larijani, figura centrale dell’apparato di sicurezza iraniano e uno degli uomini più influenti del regime.

28 marzo: gli Houthi aprono il fronte yemenita
I ribelli Houthi dello Yemen, alleati di Teheran, entrano ufficialmente nel conflitto lanciando missili verso Israele.

Le tappe di aprile

3 aprile: abbattuto un jet americano
L’Iran abbatte un caccia statunitense. Uno dei due membri dell’equipaggio viene recuperato oltre 24 ore dopo all’interno del territorio iraniano.

7 aprile: Trump annuncia la tregua
Il presidente americano Donald Trump comunica l’entrata in vigore di un cessate il fuoco.

10 aprile: i colloqui in Pakistan
Delegazioni di Stati Uniti e Iran si incontrano in Pakistan. Dopo una notte di negoziati, il vicepresidente JD Vance annuncia che non è stato raggiunto alcun accordo.

12 aprile: il blocco di Hormuz
Washington annuncia il controllo di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani attraverso lo Stretto di Hormuz.

Le tappe di maggio

3 maggio: nasce Project Freedom
Trump presenta «Project Freedom», il piano americano per scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Poco dopo, forze iraniane e statunitensi si scambiano accuse e colpi di arma da fuoco.

5 maggio: il piano viene sospeso
La Casa Bianca congela il progetto sostenendo che siano stati compiuti «grandi progressi» verso un accordo con Teheran.

31 maggio: Israele avanza in Libano
L’esercito israeliano annuncia la conquista del castello crociato di Beaufort, nel Libano meridionale, mentre Benjamin Netanyahu ordina di intensificare l’offensiva contro Hezbollah.

Le tappe di giugno

3 giugno: nuovi attacchi tra Usa e Iran
Stati Uniti e Iran tornano a colpirsi direttamente. Missili e droni iraniani vengono lanciati anche contro il Kuwait.

7 giugno: salta la tregua
Iran e Israele tornano a scambiarsi attacchi nella più grave escalation dalla tregua di aprile. Lo scontro riprende nonostante Donald Trump avesse chiesto a Netanyahu di non reagire agli attacchi iraniani.

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