3 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Giu, 2026

Iran colpisce il Kuwait, un morto all'aeroporto. Trump: «Voglio incontrare Khamenei»

Danni all'aeroporto internazionale in Kuwait

Iran lancia missili e droni contro Kuwait e Bahrein dopo i raid americani sull’isola di Qeshm. Danni all’aeroporto internazionale del Kuwait. La tregua tra Washington e Teheran entra nella fase più fragile dall’accordo di aprile


La tregua tra Stati Uniti e Iran appare sempre più fragile. Nella notte Teheran ha lanciato una delle più pesanti offensive contro un Paese del Golfo dall’entrata in vigore del cessate il fuoco di aprile, colpendo l’aeroporto internazionale del Kuwait con missili balistici e droni. Il bilancio provvisorio è di un morto e almeno 63 feriti.

L’attacco ha provocato un vasto incendio in uno dei terminal e danni significativi alla struttura. Gli Stati Uniti affermano che l’Iran ha preso di mira anche il Bahrein e il traffico marittimo nella regione, mentre Teheran rivendica l’operazione come risposta ai recenti raid americani.

L’escalation arriva mentre i negoziati sullo Stretto di Hormuz restano bloccati e Donald Trump apre alla possibilità di un futuro incontro con l’ayatollah Mojtaba Khamenei, sostenendo che il leader iraniano sarebbe coinvolto nei colloqui per mettere fine alla guerra.

L’escalation arriva mentre proseguono i negoziati tra Washington e Teheran e anche lo scontro politico tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu sul fronte libanese.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Sviluppi militari

La nuova ondata di tensione è iniziata quando le forze americane hanno colpito una petroliera diretta verso un porto iraniano, accusata di violare il blocco navale imposto dagli Stati Uniti.

Secondo il Central Command, la nave aveva ignorato per oltre 24 ore gli avvertimenti delle autorità americane ed è stata neutralizzata con un missile Hellfire che ha colpito la sala macchine.

Successivamente gli Stati Uniti hanno colpito una stazione di controllo militare iraniana sull’isola di Qeshm, uno dei punti strategici che controllano l’accesso allo Stretto di Hormuz.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Missili e droni sono stati lanciati contro Kuwait e Bahrein. Le autorità del Bahrein hanno annunciato di aver intercettato tre missili e numerosi droni diretti verso il regno.

In Kuwait diversi ordigni hanno raggiunto l’area dell’aeroporto internazionale, provocando danni al Terminal 1 e il blocco temporaneo del traffico aereo. Le autorità parlano anche di alcuni feriti.

Lo scontro su Qeshm

La versione americana è diversa. Il Pentagono ha dichiarato di avere colpito una stazione di controllo militare iraniana sull’isola di Qeshm per autodifesa. L’isola occupa una posizione strategica all’ingresso dello Stretto di Hormuz.

L’operazione rappresenta uno degli episodi più significativi delle ultime settimane nel confronto tra Washington e Teheran

Missili contro Kuwait e Bahrein

Secondo i Pasdaran, la rappresaglia iraniana ha preso di mira anche «una base aerea ed elicotteristica americana» e il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein.

Gli Stati Uniti respingono però questa ricostruzione. Il Central Command ha affermato che le difese aeree americane e del Bahrein hanno intercettato tre missili diretti verso il regno, mentre quelli lanciati contro il Kuwait non hanno raggiunto i bersagli perché caduti o disintegrati durante il volo. Washington nega inoltre che il quartier generale della Quinta Flotta sia stato colpito.

Trump: «Non potete continuare così»

«Le notizie false secondo cui la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America avrebbero smesso di parlarsi alcuni giorni fa sono false ed errate. Le conversazioni tra noi sono andate avanti senza interruzioni, quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, un giorno fa e anche oggi».

«Dove porteranno, nessuno può saperlo, ma come ho detto all’Iran: “È arrivato il momento, in un modo o nell’altro, di fare un accordo. State andando avanti così da 47 anni e non può essere consentito che continui ancora a lungo!”», conclude il post su Truth.

La minaccia dei Pasdaran

Al termine dell’operazione, i Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che qualsiasi nuova azione militare americana contro l’Iran riceverà una risposta ancora più dura. «Qualsiasi ulteriore aggressione sarà accolta con una reazione diversa e più severa».

Rubio: «L’operazione contro l’Iran è conclusa»

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato al Congresso che l’operazione militare degli Stati Uniti contro l’Iran «si è conclusa», ribadendo il messaggio che l’amministrazione Trump sta cercando di trasmettere nonostante i continui attacchi e le tensioni nella regione.

Rubio ha precisato che eventuali azioni militari americane contro Teheran sarebbero ora «interamente di natura difensiva» e finalizzate alla protezione delle navi civili che attraversano lo Stretto di Hormuz.

Netanyahu ammette tensioni con Trump

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha riconosciuto l’esistenza di «disaccordi tattici» con Donald Trump, dopo che il presidente americano ha confermato di avere avuto una telefonata particolarmente tesa con il leader israeliano. Trump aveva raccontato al New York Post la sua irritazione per la prosecuzione delle operazioni militari israeliane in Libano. Intervistato da CNBC, Netanyahu ha evitato di entrare nei dettagli della conversazione ma ha minimizzato le divergenze.

«Possiamo essere in disaccordo al mattino e nel pomeriggio avere già un’azione comune», ha dichiarato.

Trump conferma: «Ho detto a Netanyahu che era pazzo»

Donald Trump ha offerto uno dei resoconti più espliciti delle sue conversazioni private con Netanyahu.

«Abbiamo lavorato molto bene insieme», ha detto al New York Post, descrivendo il rapporto con il premier israeliano come stretto e costruttivo.

Il presidente americano ha però confermato di avere usato espressioni molto dure durante una recente telefonata con Netanyahu, arrivando a definirlo «pazzo» per la sua insistenza nel continuare l’offensiva contro Hezbollah in Libano.

«Ero un po’ infastidito dal fatto che continuasse a combattere con il Libano», ha spiegato Trump riferendosi alla guerra tra Israele e Hezbollah. Le dichiarazioni arrivano mentre emergono segnali di crescente distanza tra Washington e Gerusalemme. L’amministrazione Trump ha escluso Israele dai negoziati per porre fine al conflitto con l’Iran e il presidente americano ha pubblicamente chiesto allo Stato ebraico di fermare le operazioni contro Hezbollah.

L’apertura a un incontro con Khamenei

Nella stessa intervista Trump ha dichiarato di non escludere un futuro incontro con l’ayatollah Mojtaba Khamenei.

«Probabilmente ci incontreremo a un certo punto», ha affermato. Le autorità iraniane non hanno commentato. Resta inoltre incerto se Khamenei, che secondo diverse indiscrezioni sarebbe rimasto ferito durante i raid congiunti americano-israeliani che hanno dato inizio alla guerra, sia disposto a un faccia a faccia con il presidente americano.

Trump ha anche ironizzato sulle condizioni del leader iraniano: «Se si devono credere alle notizie che circolano, gli mancano parecchi pezzi».

Rubio: Israele continua a colpire Hezbollah

Parlando davanti al Congresso, Rubio ha definito il conflitto tra Israele e Libano «complesso» e radicato in una storia che dura da decenni.

Il segretario di Stato ha spiegato che Israele continua a colpire il sud del Libano quando individua attività di Hezbollah e che l’esercito israeliano sta ampliando il controllo di alcune aree per ridurre le capacità operative della milizia sciita sostenuta dall’Iran.

Nonostante questo, ha assicurato che gli Stati Uniti restano impegnati nella ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto.

Diplomazia

Nonostante l’escalation militare, i canali diplomatici restano aperti. I media iraniani sostengono che i colloqui con Washington siano ancora in corso, mentre Trump ha dichiarato di ritenere possibile un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz e il rafforzamento del cessate il fuoco entro la prossima settimana. La situazione resta però estremamente fragile. Teheran ha minacciato nuove escalation se Israele continuerà gli attacchi nel sud del Libano.

Dichiarazioni politiche

Parallelamente proseguono le tensioni tra Washington e Gerusalemme. Netanyahu ha ribadito che l’esercito israeliano continuerà a operare nel Libano meridionale, nonostante le pressioni americane per evitare un allargamento del conflitto.

Secondo fonti citate dai media americani, nelle ultime ore il confronto telefonico tra Trump e Netanyahu sarebbe stato particolarmente acceso. La Casa Bianca teme che un’offensiva israeliana su Beirut possa compromettere definitivamente il negoziato con l’Iran.

Conseguenze internazionali

La notte di scontri conferma quanto il cessate il fuoco resti precario. Kuwait e Bahrein ospitano importanti infrastrutture militari statunitensi e un loro coinvolgimento diretto aumenterebbe il rischio di un allargamento regionale del conflitto.

Sul tavolo restano tre dossier strettamente collegati: la sicurezza dello Stretto di Hormuz, il negoziato nucleare tra Stati Uniti e Iran e la guerra tra Israele e Hezbollah in Libano. Per ora la diplomazia non è saltata, ma la distanza tra tregua e nuova guerra regionale appare sempre più sottile.

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