27 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

27 Mag, 2026

Dopo le amministrative il centrodestra alle prese con l'effetto Vannacci

Dopo la sconfitta di Venezia la sinistra va in cerca di un programma, ma il successo di Vannacci costringe la maggioranza a sciogliere il nodo del Generale


Un piccolo voto con grandi lezioni. L’ultimo test elettorale prima delle politiche dell’anno prossimo, pur non ancora definitivo e in attesa dei ballottaggi, ha molto da insegnare. Ad entrambe le coalizioni. Cominciamo dal centrosinistra perché non c’è dubbio che la non-conquista (era comunque governata dal centrista Brugnaro) di Venezia bruci tantissimo delle parti del Nazareno.

Così come la vittoria a mani basse del “reietto” De Luca, titolare a questo punto di un patrimonio di consenso che invece di trattare con sufficienza andrebbe analizzato e compreso per renderlo magari alleato. Perché poi è difficile, a scrutinio avvenuto, escludere Salerno dal palmares del centrosinistra.

L’umore al Nazareno oscilla tra i numeri e la politica. I numeri sono luci e ombre, per ora. Di 18 capoluoghi di provincia andati al voto, 6 sono andati al ballottaggio e 12 sono al momento assegnati. Di questi 12, cinque sono andati al centrosinistra e 3 al centrodestra.

Quattro, e fra questi Salerno ed Enna, ai “civici”. Dunque, stando ai numeri, la tornata elettorale è «al momento positiva comunque non del tutto negativa» dicono al Nazareno. Se andiamo però sulla politica, la non conquista di Venezia impone riflessioni profonde. La prima ha a che fare con la capacità di analisi: il partito di Elly Schlein aveva messo un carico importante sul voto lagunare, la segretaria aveva concluso la campagna del candidato Andrea Martella («da qui arriverà la spallata per mandare a casa Meloni») sostenuto da un «campo larghissimo» (tutti tranne Azione) che i sondaggi sembravano premiare. Tutto sbagliato. È urgente capire perché.

E non basta l’analisi di Schlein: «Prendiamo atto che l’unità di un’ampia alleanza di centrosinistra non è bastata a vincere». L’errore più grande è stato pensare che il No al referendum potesse essere una maggioranza politica e non agire ancora per avere un proposta politica chiara e una leadership. Molti ieri, dalla parti del Pd, hanno cominciato a chiedersi se la partita per le politiche sia veramente aperta.

Le leadership locali

La segretaria dem prova a tenere alto il morale delle truppe: «Abbiano i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia governata da nove anni da Fratelli d’Italia. Buoni i risultati anche in Emilia-Romagna. Così come Campania e Puglia. Risultati che nell’insieme, confermano che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche». Già, sarà anche così.

Ma i voti di De Luca a chi andranno quando ci saranno le politiche? Prato è una bella notizia ma vogliamo parlare della delusione di Biffoni, tornato sindaco per la terza volta dopo aver fatto un passaggio in consiglio regionale, per come è stato emarginato nella giunta Giani nonostante sia stato Mr Preferenze alle regionali? È un super riformista, Biffoni. Forse per questo? A Pistoia ha vinto il “prof” Capecchi, pacifista e ambientalista, ottimo lavoro dopo dieci anni di governo di Fratelli d’Italia nella persona di Alessandro Tomasi.

L’assenza di una linea politica a sinistra

Ma come si colloca questa sensibilità nel perimetro del centrosinistra? È l’ora di mettere in fila tutte queste questioni e molte altre ancora che sono da risolverle. È il tempo di farlo. Se non ora, quando? Fra i parlamentari di centrosinistra in Transatlantico c’è chi ricorda la grande manifestazione unitaria di cui si era parlato subito dopo la vittoria del No al referendum e che sarebbe servita a lanciare la campagna del programma: «Non ne parla più nessuno». Nessuna vittoria può nascere dall’inerzia, sfruttando la spinta di altri fattori. Ma qui manca l’azione. Qualcuno che dia la scossa e detti la linea.

Cosa che invece cercano di fare sia Conte che Bonelli e Fratoianni. Ma è un problema scoprire ieri dalle analisi dei flussi elaborata da YouTrend che «la metà degli elettori 5 Stelle alle Europee 2024 ha votato per Venturini, il candidato di centrodestra. Un appoggio decisivo per far scattare il quorum al primo turno». Come glielo spiegherà adesso tutto questo Giuseppe Conte a Elly Schlein? Intanto M5s, Avs e +Europa continuano a chiedere il programma e «un tavolo di coalizione fin qui mai convocato».
Dare un programma credibile agli elettori: forse questo è mancato soprattutto a Martella a Venezia. Perché prima di avere un programma di governo occorre avere una chiara visione di Paese. Il campo largo non li possiede.

Il successo di Venturini

Come neppure il centrodestra: il paese che governano da quasi quattro anni è fermo e non per colpa solo delle guerre e della geopolitica. E neppure dell’Europa come invece ha detto ieri Meloni davanti alla platea di Confindustria scaldando un tema utile oltre che scontato per la campagna elettorale. Venezia l’ha vinta Venturini, il più giovane (38 anni) tra i venti sindaci dei capoluoghi di regione. Venturini conosce il suo territorio come le sue tasche, sa i problemi, intuisce la soluzioni e per questo ha vinto. la metà degli elettori 5 Stelle alle Europee 2024 ha votato per Venturini un centrista, allievo dell’uscente Brugnaro, eppure Meloni ci ha messo il cappello sopra (telefonata in viva voce ad uso di microfoni e telecamere) facendo anche un po’ irritare Lupi e lo stesso Brugnaro che non hanno mai visto la premier in Laguna.

Forza Italia si smarca

Meloni dovrebbe invece risolvere e in fretta il nodo della legge elettorale e di Vannacci. Con la nuova legge proporzionale con premio, ha bisogno di avere il Generale nel perimetro perché diversamente rischia di perdere il premio. Ma se entra il Generale un pezzo importante di Forza Italia minaccia di andarsene. Quella Forza Italia che è l’unico partito – a destra – che può dire di aver vinto. Tajani è molto soddisfatto e rivendica soprattutto le vittorie a Reggio Calabria e Crotone «strappate alla sinistra. Al sud siamo la forza trainante del centrodestra». Il problema è che Cannizzaro, neo sindaco di Reggio Calabria, è uomo di Roberto Occhiuto, il governatore della Regione che guida il rinnovamento del partito con la regia occulta ma neppure tanto di Marina Berlusconi. E Occhiuto ieri ha parlato chiaro. A Giorgia Meloni: guai inseguire Vannacci (una parte di Fratelli d’Italia medita di farlo); il centrodestra deve rafforzarsi proprio nella parte liberal e non certo quella estremista; la legge elettorale non va cambiata perché ci sono cose già urgenti; Marina Berlusconi in politica è «un sogno ma neppure tanto proibito». Anche la destra, insomma, non ha troppo da ridere.

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