Il monitoraggio del Ministero della Salute sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) promuove 18 Regioni su 21, ma conferma profonde differenze territoriali nella sanità tra il Nord e il Sud
Dopo anni di stop legati all’emergenza pandemica, il Ministero della Salute torna a mettere i numeri neri su bianco e pubblica i risultati del monitoraggio 2024 sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). È la fotografia più attesa per capire lo stato di salute dei sistemi sanitari regionali, quella costruita sulla griglia del Nuovo Sistema di Garanzia. Il giudizio complessivo è di una promozione delle regioni del Nord in un Sud che invece arranca, confermando irrisolti divari territoriali. Sono 18 le Regioni su 21 che superano la soglia in tutte e tre le aree analizzate, ma il diritto alla salute continua a pesare in modo diverso a seconda del luogo in cui si vive.
LEA 2024, promosse 18 Regioni su 21 ma restano i divari territoriali
La soglia di sufficienza è fissata a 60 punti per ciascuna macro-area. Le tre aree misurate sono la Prevenzione, che comprende vaccinazioni infantili, controlli su anagrafi animali e alimenti, stili di vita e screening oncologici; le Cure Distrettuali, dove entrano l’assistenza domiciliare, il 118, le liste d’attesa, l’uso appropriato degli antibiotici, i ricoveri psichiatrici e oncologici, gli anziani nelle Rsa; e infine l’area Ospedaliera, con gli indicatori su qualità, appropriatezza e tempi delle cure.
A non raggiungere la sufficienza in almeno un settore sono tre realtà: la Provincia Autonoma di Bolzano e la Sicilia, insufficienti nella Prevenzione con 59 e 49 punti, e la Calabria, che crolla a 52 nell’assistenza distrettuale, otto punti sotto la soglia. Per tutte le altre, promosse. Ma è proprio guardando dentro i punteggi che emerge la mappa di un’Italia spaccata.
In testa alla classifica ci sono ancora le regioni del Nord-Est e del Centro. Veneto, Emilia-Romagna e Toscana ottengono oltre 90 punti in ognuna delle tre aree e si confermano i modelli di riferimento. Subito dietro Piemonte e Lombardia. Al Centro reggono Lazio, Abruzzo e Umbria, tutte sopra la soglia di sicurezza. Il Mezzogiorno invece resta indietro. La Campania passa l’esame di misura nella prevenzione, ma ottiene voti più alti nel distretto con 80 e in ospedale con 68. La Puglia è la migliore tra le regioni del Sud con 85 in prevenzione, 76 nelle cure territoriali e 81 nell’area ospedaliera.
Quasi cento punti di distanza tra Veneto e Calabria
Se si sommano i punteggi delle tre macro-aree, pur sapendo che il Ministero non prevede una graduatoria ufficiale, il distacco diventa ancora più evidente. Il Veneto chiude con 288 punti. All’opposto la Calabria si ferma a 189. In mezzo, in ordine, Molise con 192, Sicilia con 196, Basilicata con 205, Bolzano con 206 e Campania con 209. Anche Sardegna e Valle d’Aosta restano nella parte bassa con 212 e 213. Lo scarto tra prima e ultima è di 99 punti, quasi il doppio della soglia minima di una singola area.
Rispetto al monitoraggio 2023 il 2024 porta con sé alcune novità. Sono stati inseriti due nuovi indicatori. Il primo riguarda l’equità: misura quante persone rinunciano a prestazioni sanitarie per ragioni economiche o per l’inappropriatezza dell’offerta. Il secondo entra nei Percorsi Diagnostico Terapeutici e verifica la percentuale di pazienti con diagnosi di scompenso cardiaco che seguono correttamente la terapia con beta bloccanti. Nell’area ospedaliera, inoltre, fa il suo ingresso il dato sui donatori di organi in morte encefalica.
Territorio e prevenzione migliorano grazie agli investimenti post Covid
Dopo il Covid le Regioni hanno investito molto, anche grazie ai fondi del Pnrr, sul territorio e i risultati si vedono. Prevenzione e cure distrettuali migliorano in quasi tutta Italia. Crescono le vaccinazioni, si allarga l’assistenza domiciliare integrata, diventano più veloci le ambulanze del 118. È l’effetto delle Case di Comunità e del potenziamento dell’assistenza di prossimità.
A sorprendere è invece l’andamento dell’ospedale. Qui la media nazionale arretra. Tutte le Regioni restano promosse, ma con differenze enormi: dal 97 del Veneto si scende fino al 60 del Molise. Un segnale che probabilmente riflette la fatica degli ospedali a reggere il doppio binario: garantire le prestazioni ordinarie e allo stesso tempo riorganizzarsi secondo le nuove indicazioni nazionali.
Un altro dato positivo riguarda la prevenzione. È l’area in cui si registra la crescita più omogenea. Quasi tutte le Regioni migliorano, anche se tra quelle promosse arrancano ancora Marche e Campania. Il punto più basso resta la Sicilia con 49, un risultato che contrasta con i punteggi più che sufficienti ottenuti dalla stessa regione sia nel distretto che in ospedale, entrambi sopra 70.
Il Ministero: i LEA non sono una classifica tra Regioni
Il Ministero tiene a precisare che i LEA si valutano per aree separate e non si sommano per costruire una graduatoria. Ogni macro-area ha un suo peso e viene valutata autonomamente. Ma sommare i risultati aiuta a capire quanto sia grande la distanza tra i territori. E quella distanza, nel 2024, resta rilevante. Tre Regioni sono formalmente insufficienti, ma altrettanto importante è il numero di quelle che si salvano con punteggi appena sopra il 60. Significa che il rispetto dei livelli essenziali è ancora fragile. Basta poco, un cambio di governo, un taglio di risorse, una nuova ondata, per rimettere tutto in discussione.
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In sintesi il 2024 certifica un miglioramento, soprattutto fuori dall’ospedale. Ma conferma anche che in Italia la qualità dell’assistenza non è uguale per tutti. Tra il Veneto che viaggia a 288 punti e la Calabria ferma a 189 ci sono quasi cento punti di differenza. Una distanza che si traduce, ogni giorno, in tempi di attesa diversi, in servizi territoriali più o meno presenti, in una prevenzione più o meno efficace.






























