Il Secret Service ha ucciso Nasi Best, il 21enne che ha esploso tra i dieci e i venti colpi di arma da fuoco verso la Casa Bianca: credeva di essere Gesù e Osama bin Laden, in passato aveva dichiarato di voler fare del male al presidente Donald Trump
È morto in ospedale, dove era stato ricoverato per le ferite riportate nello scontro a fuoco col Secret Service, Nasir Best l’uomo che sparato nei pressi della Casa Bianca. Secondo le prime ricostruzioni, il 21enne armato si sarebbe avvicinato vicino al lato ovest della residenza del presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, non sarebbe riuscito a entrare. Immediata l’allerta e, pochi minuti dopo, i colpi di arma da fuoco.
La dinamica
L’assalitore della Casa Bianca aveva disturbi mentali ed era convinto di essere Gesù. Sui social network aveva affermato di essere il vero Osama bin Laden e di voler fare del male al presidente americano Donald Trump. Era noto al Secret Service e avrebbe violato un precedente ordine giudiziario che gli imponeva di non avvicinarsi alla residenza del presidente degli Stati Uniti. Dopo essersi avvicinato al complesso, avrebbe esploso tra i 10 e i 20 colpi di arma da fuoco verso una guardiola di sicurezza in cui c’erano agenti del Secret Service.
Le misure di sicurezza
Dopo che l’uomo armato è stato avvistato, nella Casa Bianca è scattato il lockdown. I giornalisti sono stati radunati nella briefing room dopo che i colpi di arma da fuoco sono stati uditi nelle vicinanze. Gli agenti del Secret Service si sono precipitati nel giardino. Secondo quanto riferito da un funzionario, il Secret Service sta già indagando sulla sparatoria all’angolo tra la 17th Street e Pennsylvania Avenue Northwest, proprio fuori dal complesso della Casa Bianca. Il lockdown è stato infine revocato dopo che il Secret Service ha “neutralizzato” l’assalitore.




























