27 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Apr, 2026

Washington, attentato a Trump: spari alla cena della stampa -VIDEO

Caos durante la cena dei corrispondenti

Un uomo ha aperto il fuoco nella lobby dell’hotel Hilton di Washington dove si stava svolgendo la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca. Il presidente: “Questo non mi impedirà di vincere la guerra in Iran”


Una notte di caos, terrore e parapiglia a Washington. Colpi d’arma da fuoco esplosi contro il presidente Trump e la sua amministrazione. Tutto inizia quando il presidente si presenta al White House Correspondents’ Dinner, il gala annuale della stampa della Casa Bianca che si tiene all’hotel Washington Hilton.

Una tradizione che vede stampa e potere seduti allo stesso tavolo a scambiarsi discorsi, battute, una sorta di tregua. Trump mancava all’evento da undici anni. L’ultima volta, nel 2011, era ospite del Washington Post — e Obama lo prese in giro dal palco. Durante tutto il primo mandato aveva boicottato l’evento. Ieri sera il grande ritorno. Accolto da applausi. Sul palco uno striscione che inneggia alla libertà: “Celebriamo il Primo Emendamento.”

Gli spari nella sala

Ironia della storia, perché alle 20.30, mentre migliaia di ospiti su oltre 250 tavoli stanno facendo portare via le insalate e Trump è sul palco a chiacchierare, colpi d’arma da fuoco si odono in sala. Arrivano dall’atrio. Una persona armata fino ai denti ha fatto irruzione tentando di colpire l’amministrazione repubblicana.

Il panico e l’evacuazione

I video mostrano centinaia di persone che si gettano a terra. Giornalisti accucciati accanto a funzionari dell’amministrazione, alcuni coperti dalle tovaglie bianche, altri schiacciati contro i muri. La sicurezza interviene e avvia l’evacuazione tra urla e concitazione. Prima via Vance, poi Trump pochi secondi dopo, poi Rubio e gli altri. Gli agenti urlano: «Fate largo, fate largo!». Hegseth e Kash Patel (Fbi) vengono portati fuori dalla sala. Trump dirà dopo: «Pensavo fosse caduto un vassoio. Era un rumore abbastanza forte, e veniva da piuttosto lontano… ma era una pistola». «Questo incidente non mi impedirà di vincere in Iran», ha poi affermato.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

L’attentatore e l’arresto

Nel marasma di urla e ordini, l’assalitore viene bloccato, ammanettato e perquisito. Si chiama Cole Tomas Allen, 31 anni, Torrance, California. Un ospite dell’hotel. Era riuscito a registrarsi come tutti, ma si è presentato armato di fucile a pompa, pistola e coltelli multipli. Ha sfondato un checkpoint del Secret Service correndo «in direzione della sala banchetti», come confermato dal capo della polizia ad interim di Washington, Jeffery Carroll. Un agente viene colpito. Lo salva il giubbotto antiproiettile. L’attentatore viene neutralizzato e trasportato al Howard University Hospital per valutazione.

Le falle nella sicurezza

Un attentato figlio, probabilmente, di una sicurezza molto blanda. Gavin Quinton, reporter del Los Angeles Times, era presente alla cena e racconta: «C’erano checkpoint multipli lungo il percorso, ma non ho mai dovuto fornire il mio nome o un documento d’identità. Avrei pensato che ci fosse una verifica migliore del fatto che dovessi essere lì». Il direttore del Secret Service, Sean Curran, difende il suo corpo: «Questa sera abbiamo visto esattamente quello che i nostri uomini fanno ogni giorno. Non è facile, e vi dico che si sono comportati in modo ammirevole». Sostiene che la rapida cattura del sospettato dimostra che «la nostra protezione a più livelli funziona».

Le accuse e il movente

Sarà. Jeanine Pirro intanto, procuratore per il Distretto di Columbia, formalizza due capi d’accusa per uso di arma da fuoco durante crimine violento e uno per aggressione a funzionario federale. Udienza lunedì. Il movente resta per ora sconosciuto. Trump lo definisce un «lupo solitario».

Le reazioni internazionali

Il mondo reagisce compatto. Netanyahu scrive su X di essere stato «sconvolto dal tentato assassinio» e ringrazia il Secret Service per la «rapida e decisiva azione». Von der Leyen chiama Trump: «La violenza non ha posto in politica. Mai». Meloni esprime «piena solidarietà e sincera vicinanza» al presidente e aggiunge: «Nessun odio politico può trovare spazio nelle nostre democrazie. Non permetteremo al fanatismo di avvelenare i luoghi del libero dibattito». Il premier pakistano Shehbaz Sharif — mediatore chiave nei negoziati Usa-Iran — dice di essere «profondamente scioccato» e sollevato che Trump sia sano e salvo.

La versione iraniana

L’agenzia iraniana Tasnim, vicina ai Pasdaran, definisce l’attacco un «grande show», una messinscena orchestrata da Trump per gonfiare i consensi alle elezioni di midterm, o magari «da usare contro l’Iran».

La reazione di Trump

Donald Trump risponde poche ore dopo — ancora vestito di tutto punto — comparendo dalla Casa Bianca. Affiancato dai vertici dell’amministrazione, si fa filosofo, inizia un monologo e cita Lincoln. «È stato molto inaspettato. Ho studiato gli assassinii dei presidenti. Le persone più importanti, quelle che fanno di più… sono quelle che vengono prese di mira. E odio dire che ne sono onorato, ma ho fatto molto». Pausa. «Non è un mestiere particolarmente sicuro, ma non lo vedo così. Sono qui per fare un buon lavoro».

I precedenti attentati

Per il tycoon è il quarto attentato. Luglio 2024, Butler, Pennsylvania: piena campagna elettorale. Trump si abbassa, sangue sull’orecchio destro. L’attentatore Thomas Matthew Crooks, 20 anni, ucciso dalla Secret Service in pochi secondi. Prima di essere portato via Trump alza i pugni e urla «Fight!» alla folla. Settembre 2024, West Palm Beach: Trump al campo da golf con Steve Witkoff. Un agente nota una canna di fucile tra i cespugli. Ryan Wesley Routh, 58 anni, arrestato e condannato all’ergastolo. Febbraio 2026, Mar-a-Lago: un uomo con tanica di benzina e fucile a pompa sfonda il perimetro del resort. Ucciso dal Secret Service. E ora Washington. Il quarto episodio. Il primo dentro un edificio pubblico, durante un evento con stampa e istituzioni.

Il rilancio politico

Da vero imprenditore, Trump non molla. Rilancia. Dalla stessa conferenza stampa, usa l’attacco per riproporre il progetto della nuova sala banchetti alla Casa Bianca — che sarà «anti drone e anti proiettile e molto più grande». Annuncia che la cena con la stampa sarà riprogrammata entro trenta giorni: «Lo faremo di nuovo». La serata era dedicata alla libertà di parola. È finita con una proposta edilizia e un presidente che si paragona a Lincoln.

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