Domenico Di Giorgio è dirigente dell’Ufficio Carenze, Qualità dei prodotti e Contrasto al crimine farmaceutico dell’AIFA e tra i massimi esperti italiani nella lotta al traffico illecito di farmaci
Prima che le indagini chiariscano ogni dettaglio sul furto delle 80 fiale di Fentanyl dall’Ospedale Israelitico di Roma – oggi è prevista la visita degli ispettori del ministero della Salute – l’episodio riporta al centro una domanda che riguarda la sicurezza dell’intera filiera del farmaco. Non si tratta soltanto di un fatto di cronaca, ma del segnale di un mercato clandestino capace di adattarsi, cambiare obiettivi e intercettare medicinali dal valore economico e sanitario elevatissimo.
Dietro ogni sottrazione si muovono reti criminali, interessi internazionali e sistemi di riciclaggio che mettono a rischio non solo il patrimonio delle strutture sanitarie, ma anche la salute pubblica. Per comprendere come si è evoluto questo fenomeno, quali farmaci siano oggi più esposti e quali strumenti si stiano dimostrando realmente efficaci nel prevenirlo.
Ne parliamo con Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Ufficio Carenze, Qualità dei prodotti e Contrasto al crimine farmaceutico dell’AIFA, tra i massimi esperti italiani nella lotta al traffico illecito di medicinali.

Il traffico clandestino di farmaci e i furti sono un fenomeno in crescita? Quali dati ne dimostrano l’evoluzione negli ultimi anni?
«In termini puramente numerici, non si può parlare di un fenomeno in crescita. Registriamo un paio di episodi rilevanti al mese, numeri decisamente inferiori rispetto ad alcune fasi critiche del passato (come quella arginata dall’operazione “Volcano”), seppur leggermente superiori al trend degli ultimi anni. Risulta invece in aumento il volume di medicinali sottratti in ogni singolo evento, in quanto si modificano gli obiettivi e le modalità di azione di queste organizzazioni criminali.
Nel 2025, ad esempio, le segnalazioni hanno riguardato soprattutto furti all’interno delle strutture ospedaliere, mirati a sottrarre pochi prodotti ad alto costo da destinare probabilmente ai mercati illegali di Paesi terzi nel Medio Oriente. Nei primi mesi del 2026, i furti negli ospedali si sono ridotti, mentre sono aumentate le rapine ai tir durante le fasi di trasporto, con furto del mezzo. In questi casi si tratta perlopiù di farmaci meno costosi che vengono poi rivenduti su altri canali».
Quali categorie di farmaci sono maggiormente coinvolte nel traffico clandestino e per quali motivi risultano le più richieste?
«Le categorie di medicinali prese di mira dipendono principalmente dalla tipologia di furto. Da una parte, i furti ospedalieri prendono di mira farmaci ad altissimo costo, in particolare oncologici e immunomodulatori. Questi medicinali sono particolarmente esposti ai furti per l’elevato profitto che generano una volta reimmessi sul mercato nero. Dall’altra parte, i furti che colpiscono i depositi o i mezzi di trasporto riguardano solitamente farmaci di uso comune, come analgesici, antinfiammatori, antipertensivi e ipoglicemizzanti. In questi episodi, non vi è un’elevata “selettività” criminale verso la molecola in sé. Il grande volume di prodotti comuni rubati è dettato principalmente da questioni di natura logistica. In generale, va sottolineato che parliamo di organizzazioni in grado di trarre un utile sia dai prodotti ospedalieri ad alto costo, che da quelli da banco a prezzi molto più bassi, riciclando di volta in volta i prodotti sui canali più adatti».
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Quali sono le principali cause che favoriscono la diffusione del traffico clandestino di farmaci e quali misure possono essere adottate per contrastarlo efficacemente?
«Alla base di questi traffici c’è la circostanza inevitabile della presenza di beni di grosso valore – i farmaci – in strutture che non hanno spesso una protezione adeguata. L’esistenza di canali di possibile riciclaggio e un quadro normativo non sufficientemente deterrente in termini di sanzioni completano un contesto nel quale questo fenomeno può adattarsi, a dispetto degli ottimi risultati conseguiti dalle amministrazioni nel suo contrasto.
AIFA è una delle poche istituzioni che negli anni hanno studiato e caratterizzato il fenomeno. Spiegandone anche le radici e definendo le “buone pratiche” da applicare per contrastarlo. Progetti come PadLock (condiviso con SIFO) e studi come la linea guida pubblicata nell’ambito del progetto MEDI-THEFT e i documenti diffusi agli operatori per indirizzarli alla prevenzione e alle attività di “reazione” forniscono un quadro esteso e puntuale al riguardo. Le misure di contrasto più efficaci si basano su sistemi di tracciabilità, allerte rapide e controlli sulla rete. Si tratta di un metodo che l’Italia applica da oltre vent’anni e che ha protetto efficacemente la nostra rete dal riciclaggio dei farmaci rubati. Oggi, grazie all’estensione dei sistemi di tracciabilità alla rete europea, anche il rischio che i farmaci rubati vengano reimmessi nella filiera di distribuzione europea è diventato più basso».





























