28 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Feb, 2026

La rivoluzione di Crosetto sull’uso dell’AI nella Difesa

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha da poco annunciato il nuovo impiego dell’intelligenza artificiale nella strategia del Paese


Ma uno stato, o ancora di più, un sistema di difesa, può comprare la propria intelligenza ? la domanda che ricaviamo da una storica lettera dell’università di Princeton pubblicata qualche giorno dopo il lancio di Chat GPT alla fine del 2022, ci torna spontanea all’annuncio che il ministero della difesa sta procedendo a tappe accelerate all’integrazione massiccia di risorse di intelligenza artificiale nell’intera filiera militare nazionale.

L’annuncio

L’annuncio del ministro Crosetto è indubbiamente confortante e colma un buco che indebolisce l’intero sistema Italia. L’evanescenza di opzioni concrete per recuperare il gap che grava sulle imprese e l’intero sistema formativo e informativo nazionale in materia di linguaggi e capacità di intelligenza artificiale è in qualche modo mitigato dall’intraprendenza che da tempo caratterizza l’azione del titolare del dicastero della Difesa. A gennaio abbiamo avuto la presentazione al consiglio supremo di difesa, presieduto dal capo dello stato Mattarella, di un documento strategico che indicava come priorità delle forze armate italiane non solo la difesa convenzionale del sacro suolo nazionale ma anche, e diremmo soprattutto, un attivo impegno sul fronte della guerra ibrida, ossia di quelle forme di conflitto, ormai congenite nelle relazioni internazionali, che vedono quotidianamente insidiare i sistemi digitali e l’autonomia comunicativa italiane.

Già in quel documento si segnalava la necessità di una nuova geometria strategica del sistema militare nazionale che doveva adeguarsi alle nuove modalità automatiche sia nella fase analitica degli scenari che in quella della veloce assunzione di decisioni complesse.

La lacuna colmata

Concretamente si annunciavano ristrutturazione del tutto innovative come la costituzione di un nutrito settore del sistema di difesa basato su l’arruolamento di circa 15 mila hacker, ossia personale esperto nella cybersecurity e nella guerra semantica che divampa sulla rete. Ma rimaneva sospeso il tema intelligenze artificiali. In queste ore si è colmata la lacuna. Si tratta di un’azione dettagliata e circostanziata che lascia intravvedere una vera rivoluzione professionale negli apparati di difesa.

In sintesi, spiega Crosetto, si tratta di adottare soluzioni di intelligenza artificiale, cio è di capacità di automatizzare sia la selezione che l’elaborazione di opzioni direttamente operative che abbiano come fine, cadenza seccamente il ministro “tecnologie per pianificare, decidere, sviluppare cultura e valorizzare l’ecosistema industriale nazionale”. Una manovra ad ampio respiro che mette, per la prima volta nella storia della Repubblica, la difesa al centro del sistema sia economico industriale ma anche culturale e informativo del paese.

Cambiano le consuetudini


È una torsione non banale e tanto meno tecnica. Si rovesciano principi e consuetudini che sembravano connaturati nella tradizione e nelle sensibilità della società civile italiana. In particolare si sottolinea con enfasi che il fine dichiarato di questo percorso è adottare soluzioni che consentano di automatizzare decisioni sul campo, insomma di combattete automaticamente. Ma è anche tutta la filiera retrostante la prima linea che viene investita da questa impostazione: la formazione del personale, le procedure decisionali, le culture che accompagnano e giustificano le diverse scelte operative ed infine il mondo dell’informazione dove le forze armate diventano global player diretto sia nella fase della raccolta che in quella della produzione di notizie. Una rivoluzione istantanea. Infatti Crosetto prevede di completare questa metamorfosi genetica del mondo militare in soli tre anni, procedendo a marce forzate.

Il motore della rivoluzione


È qui, nella relazione fra ambizioni e tempi d’attuazione, che prende forma la domanda d’apertura: chi è il motore di questa trasformazione copernicana? Quale combinazione e partenariato permettono ad un sistema che parte pressocchè da zero, o almeno da tre, per usare il titolo di un grande film di Massimo Troisi, di nutrire l’aspettativa di un tale prodigio: in 36 mesi diventare uno dei comparti trainanti della difesa tecnologica europea

Sia nel documento presentato dal dicastero della difesa che nelle note di accompagnamento non siu fa cenno ad una sinergia con Leonardo, il gruppo diretto da Roberto Cingolani, che oggi è sicuramente il sergemento industriale italiano, e non solo italiano, di grande livello sul versante delle tecnologie militari generative. Dunque chi è il convitato di pietra? Chi potrebbe offrire al ministro una bacchetta magica per poter realizzare in pochi mesi quanto annuncia?

Lo scenario

Il sistema militare sta diventando ovunque il driver dei processi di innovazione. Lo stiamo vedendo in Germania e soprattutto negli Usa. Ma stiamo vedendo anche che sono diverse le possibilità e le opzioni. Proprio in questi giorni al Pentagono è andata in scena uno scontro plateale fra il governo americano e Anthropic, l’impresa che produce Claude, uno dei prodotti più avanzati di intelligenza artificiale, che ha rinunciato a commesse miliardarie pur di non acctarre che le sue tecnologie siano usate senza un limite etico alle modalità di automatizzare ogni forma di combattimento. Mentre OpenAI, l’impresa di ChatGPT e anche Google non sembrano aver opposto resistenze. Crosetto chi sta scegliendo per la sua corsa tecnologica un partner come Anthropic o come OpenAI?

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