Un indirizzo e-mail come posto di blocco su una delle principali rotte commerciali del mondo. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, i comandanti delle navi che vogliono attraversare il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb scrivono direttamente agli Houthi, i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran, per ottenere una conferma di transito sicuro. Di fatto, osserva il quotidiano, il gruppo sta regolando il traffico marittimo in un’area strategica per gli scambi tra Asia, Africa ed Europa.
Come funziona il sistema
Le richieste vengono inviate a un organismo creato dagli Houthi all’inizio del 2024, l’Humanitarian Operations Coordination Center, che gestisce le domande e comunica le decisioni del gruppo. Dalle comunicazioni esaminate dal Wall Street Journal emerge un protocollo quasi burocratico. Il comandante indica i dati della nave, dichiara che né il mezzo né l’equipaggio hanno legami con Israele, Stati Uniti o Regno Unito e chiede la conferma del passaggio sicuro. Alcune ricostruzioni aggiungono anche l’Arabia Saudita all’elenco dei Paesi da cui prendere le distanze. Le navi comunicano inoltre il programma di viaggio e assicurano il rispetto delle norme internazionali per prevenire le collisioni in mare.
Quando gli Houthi rispondono, lo fanno di norma entro 24 ore. Alle navi approvate viene concesso un permesso di transito valido sette giorni, con l’invito a iscriversi a un servizio di avvisi via e-mail. Il centro presenta il servizio come gratuito e facoltativo per le imbarcazioni “al di fuori dell’ambito del divieto“.
Il caso della portacontainer cinese
Tra i messaggi visionati dal Wall Street Journal c’è la risposta a una richiesta di una portacontainer cinese. Gli Houthi la ringraziano per aver compreso i criteri del divieto di navigazione e le concedono il permesso. Ha destato sorpresa e attenzione soprattutto il tono cordiale utilizzato dagli operatori Houthi, quasi come se il gruppo paramilitare fosse un normale ente pubblico di gestione del traffico navale.
Il blocco contro l’Arabia Saudita
La pratica si è diffusa dopo la proclamazione, a luglio 2026, di un blocco navale contro l’Arabia Saudita. In seguito gli Houthi hanno colpito navi, territorio e impianti petroliferi sauditi e hanno preso il controllo dell’intera costa yemenita sul Mar Rosso, ampliando la capacità di minacciare i mercantili in transito. Secondo le testimonianze di marittimi e le analisi di esperti raccolte dal quotidiano, alcune compagnie hanno iniziato a cercare rassicurazioni dal gruppo prima di riprendere i passaggi.
Formalmente gli Houthi sostengono che le navi non collegate a Stati Uniti, Regno Unito e Israele possano attraversare lo stretto. Per gli armatori, però, questa dichiarazione generica non basta più, e la richiesta scritta è diventata un modo per ridurre il rischio.
Un equilibrio delicato
Il sistema pone questioni di sicurezza e di legittimità. Chiedere il permesso a un gruppo armato che controlla la costa significa, nei fatti, riconoscerne il ruolo di autorità sulla navigazione. Non esiste conferma sul numero di compagnie che usano il canale né sulla percentuale di richieste accolte, e le risposte arrivano solo quando gli Houthi decidono di darle. Le informazioni provengono da testimonianze e da e-mail visionate dal giornale, e non da fonti ufficiali.
Cosa può cambiare
Per i mercati il punto centrale è la continuità dei flussi. Se il permesso via e-mail diventasse una prassi diffusa, rafforzerebbe la posizione degli Houthi, già protagonisti di una lunga campagna contro la navigazione. Resta da vedere come reagiranno governi, assicuratori e compagnie, e se la situazione porterà a nuove operazioni di scorta o a pressioni diplomatiche. Intanto, in uno degli snodi più importanti del commercio globale, l’accesso dipende anche da una casella di posta.
































