Le agenzie di sicurezza europee stanno cercando di accertare se la serie di minacce di bomba coordinate che ha preso di mira decine di voli in Europa abbia avuto origine in Russia. Lo riferisce il Financial Times, che cita funzionari dell’intelligence secondo cui è in corso un’indagine transfrontaliera tra i servizi del continente. Nel giro di tre giorni i falsi allarmi hanno coinvolto 35 voli.
Perché si guarda a Mosca
Alcuni esponenti dell’intelligence europea ritengono che la pista russa sia la più probabile, per movente, modalità operative, precedenti e primi indizi emersi. Una delle ipotesi di lavoro è che dietro le minacce ci siano attivisti filo-Cremlino o gruppi di hacker. I funzionari invitano però alla prudenza. La strada verso un’attribuzione concreta delle responsabilità è ancora lunga e potrebbe non portare a una conclusione definitiva. Anche qualora si trattasse di attivisti vicini al Cremlino, resterebbe da stabilire se e in che misura i servizi segreti russi abbiano diretto, incoraggiato o autorizzato le operazioni.
Gli investigatori, riferisce il quotidiano britannico, non ritengono che gli autori rappresentino una minaccia reale per l’aviazione europea.
Le e-mail e il caso Male State
I messaggi sono partiti da diversi account anonimi e da aree geografiche differenti: una delle e-mail è stata rintracciata in Colombia. Molti testi erano scritti nella lingua dei destinatari. In un messaggio inviato ai media irlandesi, gli autori sostenevano di aver “sperimentato il multithreading“, di aver reclutato residenti europei e di avere accesso a dispositivi, server e account compromessi.
Il Financial Times ricorda poi che una minaccia arrivata giovedì all’aeroporto di Fiumicino era stata attribuita al gruppo sciovinista russo Male State. Il fondatore, Vladislav Pozdnyakov, ha però negato ogni coinvolgimento dell’organizzazione. Secondo Vidas Ksanas, responsabile della sicurezza degli aeroporti lituani, il gruppo, o qualcuno che si presentava a suo nome, aveva già inviato in passato diverse minacce di bomba agli scali del Paese.
I precedenti in Lituania
Il caso richiama un’ondata del 2023, quando oltre 1.500 falsi allarmi colpirono scuole e asili lituani. Le autorità di Vilnius parlarono di un “attore statale” senza indicarlo pubblicamente. Negli ambienti dell’intelligence la responsabilità fu attribuita ad attivisti russi, probabilmente incoraggiati dai servizi del Cremlino.
I numeri di Eurocontrol
Secondo il bilancio fornito all’Ansa da Eurocontrol, l’organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea, le minacce hanno riguardato 7 voli il 3 novembre, 14 il 5 novembre e 14 il 6 novembre. L’ultimo dato è ancora approssimativo. Il 6 novembre le segnalazioni hanno inciso per lo 0,047% sui circa 29.550 voli della rete, contro lo 0,049% del 5 novembre, su 28.488 voli, e lo 0,026% del 3 novembre, su 26.278.
Per Eurocontrol gli allarmi non hanno avuto un impatto sui ritardi nella rete del traffico aereo. L’organizzazione monitora la situazione e collabora con compagnie aeree, aeroporti e fornitori di servizi di navigazione aerea per limitare eventuali perturbazioni. Per gli aspetti legati alla sicurezza rinvia alle compagnie, agli scali e alle autorità nazionali competenti.
Cosa succede ora
L’inchiesta è ancora nelle fasi iniziali. Al momento non ci sono conferme ufficiali sull’origine delle minacce, e l’ipotesi russa resta una pista investigativa, non un’accusa accertata. Il numero ridotto di voli interessati rispetto al traffico complessivo suggerisce un’operazione di disturbo più che un reale pericolo. Resta da capire se il fenomeno si ripeterà nei prossimi giorni e se la cooperazione tra le intelligence europee riuscirà a risalire ai responsabili.
































