Con un decreto entrato subito in vigore, Putin può affidare allo Stato la gestione di infrastrutture e aziende considerate mal difese dai droni ucraini. Il governo nega la nazionalizzazione, ma l’economia russa è sotto pressione: raffinerie colpite, carburante razionato e un Cremlino che, mentre la diplomazia si ferma, valuta una nuova escalation contro Kiev.
Vladimir Putin ha deciso. Nazionalizzazione. Con una firma su un decreto con valenza immediata, qualsiasi struttura ritenuta di «particolare importanza per la sicurezza, la stabilità economica e il sostentamento della popolazione della Federazione russa» può essere acquisita dallo Stato.
Una misura necessaria, per il Cremlino, per tutelare le aziende colpite dai droni o che non hanno preso contromisure, o ne hanno adottate di inefficaci. Tutto a gestione statale temporanea sulla sola disposizione del presidente che, annotano i giuristi, può anche essere impartita a voce. Il campo di applicazione va dagli impianti dei carburanti e dell’energia, nucleare compresa, all’industria, ai trasporti, alla logistica.
Il decreto di Putin e la «nazionalizzazione ibrida»
L’analista e oppositore del Cremlino Abbas Gallyamov parla di «nazionalizzazione ibrida». «Dopo che vi avranno bombardato, lo Stato verrà da voi e, accusandovi di non esservi protetti dall’attacco, vi porterà via l’azienda». Mentre un rappresentante di un grande gruppo agroindustriale, anonimo a Forbes Russia, lo chiama «uno strumento che permetterà di sottrarre grandi asset alle imprese». Il governo smentisce. Il decreto «sarà applicato in modo selettivo; non si tratta di una nazionalizzazione», assicura a RBC il primo vicepremier Denis Manturov. Le decisioni saranno prese «ai massimi livelli». Cioè da uno solo.
La guerra dei droni mette sotto pressione l’economia russa
Al di là delle reazioni e delle letture, è l’andamento della guerra a dettare questa misura. L’economia russa si trova letteralmente sotto una gragnola di droni ucraini. Le raffinerie sono sotto pressione dopo 194 attacchi andati a segno nei primi sei mesi dell’anno, secondo i calcoli del Financial Times. Anche la logistica sanguina: i magazzini di Wildberries, l’Amazon russa, colpiti ventuno volte in sedici regioni da metà luglio. Le compagnie petrolifere sono sotto diktat del vicepremier Alexander Novak che ha ordinato di rivedere i calendari di manutenzione per provare a contenere gli ammanchi.
Benzina razionata e importazioni: il paradosso del petrolio russo
I cittadini pagano le conseguenze alla pompa. Export di benzina e diesel vietato, razionamento in molte regioni, code fino a un’ora. Il 16 agosto, secondo Izvestia, benzina e gasolio erano in vendita solo nel 28 per cento delle stazioni di servizio del Paese. Il secondo produttore mondiale di petrolio compra carburante all’estero: «Le importazioni sono già cominciate», ha ammesso Novak alla televisione di Stato ripresa dalla Tass.
Ratcliffe a Mosca, il Cremlino chiude alla trattativa
La diplomazia, intanto, ha visto una giornata movimentata. Dopo la visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe è partito il toto-retroscena per capirne importanza e motivo. Da parte russa è arrivata una doccia gelata, che prima smentisce ogni incontro tra Putin e Ratcliffe — «non ci sono incontri con il presidente», taglia corto il portavoce Dmitry Peskov all’Interfax — e poi chiude sul seguito: nessun contatto in programma con Washington. Anche Trump svicola la domanda. Secondo il tycoon la visita non c’entra con Nato, sanzioni all’Iran, Hormuz. Semplice «semi-routine».
Bloomberg: Mosca valuta nuovi attacchi balistici su Kiev
Ma è quello che emerge dopo gli incontri la vera mazzata. Secondo Bloomberg, che cita tre persone vicine al Cremlino, la Russia si prepara a intensificare gli attacchi dopo aver concluso che il negoziato di pace è in un vicolo cieco. L’idea è aumentare i raid balistici su Kiev, centro compreso, e sulle infrastrutture di altre città.
Gli attacchi reciproci infatti non si fermano. I droni ucraini hanno incendiato una raffineria a Kstovo, ottocento chilometri oltre il confine. Nella notte la Russia ne ha lanciati 162, alcuni Shahed: 134 «abbattuti o neutralizzati», dice l’aviazione di Kiev. A Kherson, aerei, droni e artiglieria sui quartieri residenziali. A luglio, secondo le Nazioni Unite, in Ucraina sono stati uccisi almeno 437 civili: il numero mensile più alto da maggio 2022.
L’escalation e la propaganda contro l’Occidente
Escalation, dunque, con l’Europa che ha appena rinnovato con i volenterosi il suo sostegno a Kiev e una Russia, chiaramente logorata dopo quattro anni di conflitto e risultati discutibili, che sceglie l’inasprimento della sua posizione. Vyacheslav Volodin, presidente della Duma, a Vesti va sul classico: «L’Occidente collettivo ha deciso che, attraverso le mani dei neonazisti, è possibile combattere contro la Russia per contenerne lo sviluppo».
Da Starlink a Musk, la guerra tecnologica che preoccupa Mosca
Nell’incertezza pare chiaro che Mosca provi a fare quadrato intorno alle proprie risorse portandosele in casa, nazionalizzandole. Lo stesso non può fare del tutto Zelensky, che però decide di consegnare un premio a una compagnia che silenziosamente sostiene Kiev da anni: Starlink. Il premio Ordine della Libertà consegnato dunque a Elon Musk, per gli «eccezionali meriti personali nella protezione della vita delle persone e della libertà». Le comunicazioni del magnate, che mettono in mano a Kiev l’arma più forte contro la Russia e la sua economia, e costringono Putin a retrocedere e adattare la strategia. Firmando decreti su aziende che non sa più difendere.































