26 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Ago, 2026

Alluvione Nepal-Tibet: 95 morti, coinvolti anche due italiani

Un’alluvione lampo scatenata da un terremoto in alta montagna ha devastato la regione al confine tra Nepal e Tibet, causando almeno 95 morti secondo la polizia nepalese, mentre le autorità cinesi parlano di tre vittime e 265 dispersi sul versante tibetano. Il presidente cinese Xi Jinping ha attivato i massimi soccorsi mentre la Farnesina segue da vicino la vicenda per gli oltre 90 connazionali presenti nell’area, due dei quali coinvolti direttamente nell’emergenza.

Cosa è successo

La catastrofe ha avuto origine da una frana innescata da un sisma di magnitudo 4.4 in alta montagna, a circa 5.000 metri di quota, al confine tra Nepal e Tibet. Come spiega all’ANSA il climatologo del Consorzio Lamma-Cnr Tommaso Torrigiani, la massa di detriti generata dalla frana si è riversata nel corso d’acqua del fiume Bhote-Koshi, provocando colate di fango che hanno travolto un ponte e numerosi villaggi lungo un percorso di circa 50 chilometri, fino a centri abitati situati a 500 metri di altitudine. Si tratta di un fenomeno noto come «flash-flood», particolarmente pericoloso perché imprevedibile: «Le alluvioni-lampo riguardano in genere corsi d’acqua minori e possono essere pericolose perché inaspettate», spiega Torrigiani, aggiungendo che fenomeni simili potrebbero verificarsi anche in Italia, soprattutto in montagna, in maniera improvvisa e localizzata, a differenza delle esondazioni di grandi fiumi come l’Arno o il Po.

L’evoluzione del bilancio nella giornata

La notizia era emersa in mattinata come una frana nella contea di Gyirong, nella città di Shigatse in Tibet, con «gravi perdite» e persone disperse, senza un bilancio ufficiale. Nel pomeriggio la polizia nepalese ha comunicato che il numero delle vittime è salito a 95, mentre sul versante cinese Xinhua ha parlato di tre morti e 265 dispersi nella regione dello Xizang, come la Cina chiama il Tibet. Le operazioni di soccorso risultano complicate dal terreno: al valico di Gyirong sono stati mobilitati 574 soccorritori cinesi, ma secondo quanto riferito dalla tv di Stato Cctv servono almeno quattro ore per raggiungere la zona colpita, con i percorsi di accesso ostruiti da uno strato di sedimenti profondo circa 1,5 metri.

La risposta di Pechino

Il presidente Xi Jinping ha ordinato di fare tutto il possibile per cercare e soccorrere i dispersi, trasferire e mettere in sicurezza gli abitanti minacciati, accelerare le cure ai feriti e ridurre al minimo le vittime, oltre a rafforzare il monitoraggio per prevenire ulteriori disastri. Il premier Li Qiang ha chiesto di verificare rapidamente il numero delle persone coinvolte, mobilitare tutte le forze disponibili e rafforzare la comunicazione con i paesi interessati per gestire congiuntamente le operazioni di soccorso. Su disposizione dei due leader, il vicepremier Zhang Guoqing si è recato personalmente sul posto per coordinare l’emergenza.

La situazione degli italiani nell’area

La Farnesina ha attivato fin dalle prime notizie l’Unità di Crisi, in raccordo con il Consolato Generale a Calcutta, il Consolato Onorario a Kathmandu e l’Ambasciata a Pechino per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. Sulla base delle registrazioni sull’app Dove siamo nel mondo, sono risultati circa 90 i connazionali presenti tra Nepal e Tibet, con verifiche in corso sulle loro condizioni. Due turisti italiani con la loro guida sono rimasti bloccati a monte di una frana che ha interrotto una strada, ma sono rimasti in contatto con la Farnesina. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha poi confermato, a margine del Meeting di Rimini, che «i due italiani che risultano coinvolti sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia e li aiuteremo a rientrare quando riterranno opportuno», precisando di non avere notizie di altri connazionali coinvolti.

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