26 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Ago, 2026

In Lombardia primo suicidio assistito gestito da SSR

Domenico Zuccarella, 59 anni, di Giussano nel Milanese, è morto il 25 agosto dopo aver ottenuto dal Servizio sanitario regionale lombardo l’assistenza per il suicidio medicalmente assistito: è il primo caso in cui la Regione ha organizzato l’intera fase attuativa della procedura, non limitandosi alla sola verifica dei requisiti. Zuccarella, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria, dopo un’attesa di 290 giorni contro i 145 previsti dalle linee guida regionali.

Un percorso durato quasi dieci mesi

Zuccarella aveva presentato la richiesta all’Asst Ovest Milanese l’8 novembre 2025, ma dalla domanda all’attuazione sono trascorsi oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 fissino un termine massimo di quattro mesi e tre settimane. La Commissione medica multidisciplinare aveva concluso la propria relazione già il 18 maggio 2026, accertando a maggioranza la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale, ma il 25 giugno l’Asst aveva comunicato che il Comitato etico chiedeva ulteriori approfondimenti sulle condizioni del paziente. Di fronte ai ritardi, il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al tribunale. Il 23 giugno, in udienza, lo stesso Zuccarella aveva espresso al giudice tutto il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”.

La fase attuativa organizzata dal servizio pubblico

A differenza dei casi precedenti, questa volta il Servizio sanitario regionale ha organizzato direttamente personale sanitario volontario, farmaco, strumentazione, modalità di autosomministrazione compatibile con le condizioni del paziente, assistenza sanitaria e individuazione del luogo in cui procedere. Nel percorso sono stati coinvolti anche un amministratore di sostegno per gli aspetti amministrativi e l’Ufficio di Pubblica Tutela Ovest Milanese, a cui erano stati segnalati i ritardi. Zuccarella ha inoltre disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica.

Le reazioni: dall’associazione Coscioni a Bertolaso

“Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione”, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, sottolineando come oggi in Lombardia esista “un percorso concretamente tracciato” nel servizio pubblico. I due chiedono ora al Consiglio regionale di approvare la legge di iniziativa popolare “Liberi subito”, per evitare tempi così lunghi e il rischio che un futuro assessore possa smantellare il percorso con “un tratto di penna”. L’assessore al Welfare lombardo Guido Bertolaso ha spiegato che la Regione non aveva inizialmente reso pubblico il caso “per rispettare la volontà espressamente manifestata dal paziente” che la sua morte non venisse strumentalizzata, ma ha confermato che il percorso si è svolto “nel pieno rispetto delle procedure previste dalle indicazioni regionali”.

Lo scontro politico

Il caso ha subito acceso il dibattito politico. I Pro Vita hanno attaccato duramente, parlando di una “sanità pubblica che in Lombardia è diventata esecutrice di morte” proprio in una regione a guida centrodestra. Di segno opposto la posizione del Pd: il capogruppo in Consiglio regionale lombardo Pierfrancesco Majorino ha invitato il centrodestra a smettere con “l’ambiguità sul fine vita” e a uscire da uno “strano silenzio un po’ ipocrita”, chiedendo una legge nazionale o, in sua assenza, una normativa regionale. Sulla stessa linea la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera Luana Zanella, secondo cui “la società italiana è evidentemente molto più avanti della politica” che finora ha bloccato una legge nazionale unificata sul fine vita.

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