18 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Ago, 2026

Migranti, la 22enne somala evita il rimpatrio in Italia grazie a una chiesa in Baviera

Abdirisaq Warsame doveva essere trasferita in Italia nelle prime ore del 19 agosto. Una comunità evangelica l’ha accolta in un rifugio ecclesiastico, bloccando per ora il provvedimento


«Sono molto felice di essere al sicuro. Adesso il tempo orribile della fuga è finito». Sono le parole di Abdirisaq Warsame, 22enne somala che avrebbe dovuto essere trasferita domani dalla Germania all’Italia e che, almeno per ora, resterà in territorio tedesco grazie alla protezione di una chiesa evangelica di Norimberga.

A.W., è stata accolta in un rifugio ecclesiastico dall’associazione evangelica “Matteo – Chiesa e asilo”. Il trasferimento verso l’Italia, previsto nelle prime ore di mercoledì 19 agosto, non risulta formalmente revocato, ma l’intervento della comunità religiosa ne impedisce per ora l’esecuzione.

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«Oggi a mezzogiorno l’abbiamo accolta in un rifugio ecclesiastico a Norimberga», ha spiegato Stefan Reichel, presidente dell’associazione che segue il caso. La giovane, ha aggiunto, rimarrà sotto la protezione della Chiesa «fino a quando la Germania non accoglierà la richiesta dell’Italia di annullare definitivamente il trasferimento».

Il viaggio per raggiungere la famiglia

Dietro il provvedimento c’è una storia iniziata molto prima dell’arrivo della giovane in Germania.

La 22enne sarebbe partita da sola dalla Somalia per sottrarsi a una difficile situazione familiare e al rischio di essere costretta dal padre ad accettare un matrimonio combinato. Una parte della sua famiglia si trovava già da anni in Germania. La madre, il fratello e altri familiari avevano lasciato la Somalia durante la guerra civile e avevano trovato accoglienza nel Paese.

Dopo un lungo viaggio, durante il quale è passata anche dall’Italia, A.W. è arrivata in Germania il 31 marzo 2026. Il 14 aprile ha presentato domanda d’asilo. È stato a quel punto che le autorità tedesche hanno ricostruito il suo precedente ingresso nell’Unione europea attraverso l’Italia, facendo scattare la procedura per il trasferimento.

La lettera arrivata il 25 giugno

La decisione le era già arrivata il 25 giugno, quando una comunicazione delle autorità tedesche le aveva indicato il 19 agosto come data del trasferimento.

Secondo Reichel, la polizia avrebbe dovuto presentarsi nella struttura di accoglienza tra le 4.30 e le 7.30 del mattino per accompagnarla alla partenza. La ragazza avrebbe dovuto farsi trovare pronta con i bagagli. Una prospettiva che, secondo chi la sta assistendo, le avrebbe provocato settimane di forte preoccupazione.

L’esperienza in Italia

A. W. aveva già trascorso alcune settimane in Italia durante il viaggio verso la Germania. Secondo il racconto dell’associazione, dopo una prima accoglienza a Lampedusa, durata due giorni, era stata trasferita a Milano, dove avrebbe trascorso circa quattro settimane in una struttura vicina alla stazione.

Reichel ha descritto quell’esperienza come particolarmente difficile, parlando di condizioni igieniche precarie, assenza di docce adeguate e spazi condivisi tra uomini e donne. È anche sulla base di questa precedente esperienza che chi assiste la ragazza chiede che non venga nuovamente trasferita in Italia.

A Norimberga scatta l’asilo ecclesiastico

A cambiare il destino immediato della 22enne è stato il ricorso al cosiddetto asilo ecclesiastico, una forma di protezione umanitaria praticata in Germania dalle comunità religiose.

L’associazione ha comunicato la decisione al Bamf, l’Ufficio federale tedesco per l’immigrazione e i rifugiati, e al ministero dell’Interno bavarese.

La procedura si inserisce nel quadro di un accordo con le autorità federali risalente al 2015, in base al quale chiese evangeliche, cattoliche e altre comunità religiose possono offrire protezione in situazioni umanitarie considerate particolarmente gravi.

Per Reichel, quello della ragazza somala rientra proprio in questi casi. «È una ragazza particolarmente provata. Ha già sofferto molto, è molto spaventata e corre il rischio di perdere i contatti con la sua famiglia», ha spiegato.

In Baviera vivono la madre e i fratelli

Uno degli elementi centrali della vicenda è infatti la presenza della famiglia in Germania. Prima di entrare nel rifugio ecclesiastico, la giovane viveva in una struttura di accoglienza a Niederwerrn, in Baviera, dove si trovano anche la madre, il fratello e tre sorelle. Secondo l’associazione, la famiglia è ormai inserita nella comunità locale: le sorelle frequentano la scuola superiore, mentre il fratello segue un percorso di formazione nel settore informatico.

Un trasferimento in Italia significherebbe quindi per la 22enne una nuova separazione dai familiari che aveva cercato di raggiungere dopo essere fuggita dalla Somalia.

Il nodo dei “dublinanti”

Il caso è diventato uno dei simboli del confronto tra Germania e Italia sui cosiddetti “dublinanti”: richiedenti asilo che si trovano in un Paese europeo diverso da quello individuato dalle norme europee come responsabile dell’esame della loro domanda. Per anni proprio i trasferimenti verso l’Italia sono stati uno dei punti più delicati nei rapporti fra Roma e altri Paesi europei.

La vicenda della 22enne somala mostra anche le conseguenze concrete di queste procedure: da una parte le regole sulla competenza per le richieste d’asilo, dall’altra le condizioni personali e familiari dei migranti coinvolti.

Anche la Svizzera riprende i trasferimenti verso l’Italia

Anche la Svizzera si prepara a riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo la cui pratica viene considerata di competenza italiana. Berna ha annunciato che i primi voli sono già stati prenotati e che le riammissioni dovrebbero ricominciare alla fine di agosto, inizialmente con un numero limitato di persone.

La sospensione durava dal dicembre 2022, quando l’Italia aveva fermato le riammissioni.

Il quadro è cambiato con l’entrata in vigore, il 12 giugno 2026, del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Secondo quanto riferito, Roma ha dato nuovamente la propria disponibilità ai trasferimenti, prevedendo però che la procedura riguardi le persone arrivate in Italia dopo quella data.

La ripresa concordata con la Svizzera dovrebbe avvenire gradualmente, per evitare un impatto eccessivo sul sistema italiano di accoglienza. Per A.W., invece, la questione resta aperta. La chiesa evangelica di Norimberga le ha garantito una protezione immediata, ma il provvedimento di trasferimento verso l’Italia non è stato ancora cancellato definitivamente.

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