L’emergenza a Ceuta non si traduce nell’invasione dell’Europa temuta dalla propaganda sovranista, ma mette in crisi i rapporti tra Italia e Spagna, con Meloni mantiene i controlli alla frontiera e il blocco di Schengen
Ferragosto è passato, l’invasione dell’Europa non c’è stata, con il rammarico delle batterie di bot-farm attivate nell’etere dalla propaganda sovranista antieuropea rimaste a bocca asciutta. C’è invece, e purtroppo, un problema umanitario importante nell’exclave spagnola di Ceuta in Marocco. Tutto ciò dovrebbe spingere i leader europei a mettere da parte i singoli egoismi – politici e propagandistici – per tornare a ragionare con una prospettiva comunitaria e collettiva.
Fin qui la logica. Ma non è tempo di logica in questa Europa che nei prossimi mesi dovrà sostenere sette stress test politici ad alta intensità: le presidenziali in Francia, Germania e le elezioni politiche in Italia, Polonia, Grecia, Spagna, Slovacchia e Finlandia. Così a ieri sera, nonostante i report «molto cauti» dell’Aisi (l’agenzia di intelligence interna), tra Italia e Spagna restano i controlli di frontiera.
Al tempo stesso non fa passi avanti la trattativa con la Germania. Il cancelliere Merz vorrebbe applicare alla lettera il nuovo regolamento europeo sui migranti e, di conseguenza, restituire ai confini italiani i dubitanti, i migranti attivati in Germania via Italia. «I canali diplomatici sono in stretto coordinamento», dicono da Roma e da Berlino. Il cortocircuito è servito e in piena attività. Finché qualcuno non lo spezza.
La scelta italiana su Schengen
Ieri poteva farlo il governo italiano dando il “buon” esempio e cercando, tra le altre cose, una exit strategy la più indolore possibile dal vicolo cieco in cui si è infilata il primo agosto scorso applicando la sospensione della libera circolazione delle persone (Schengen) con la Spagna. Nel culmine della stagione estiva non è stata una grande idea. I motivi sono noti: ci sarà l’invasione di migranti, arriveranno a migliaia, c’è anche il rischio terrorismo, per tre settimane il governo ha veicolato veline di questo tenore.
Dopo tre settimane niente di tutto questo è successo perché il sistema delle frontiere europee – e Ceuta è ancora Africa – è tarato per sopportare questi stress. Rimossa la causa, non è stata però rimossa la conseguenza. Legittimando così la lettura di chi ha visto in quella scelta ragioni diverse da quelle della sicurezza dei confini nazionali. «Non ci sono aggiornamenti», la comunicazione ieri sera del Viminale e del governo intorno alle 18.30.
Meloni mantiene il punto
Giorgia Meloni ha deciso di tenere il punto: non è ancora il momento di riaprire i confini con a Spagna. Nella maggioranza la decisione non deve essere del tutto condivisa visto che già la scorsa settimana, prima della data segnata in rosso che coincideva con il 15-A, l’assalto convocato sui social, il vicepremier e il ministro degli Esteri Antonio Tajani confidava in una “soluzione a breve”. La premier invece ha deciso di “prendere ancora qualche altro giorno” e ha delegato la decisione alla valutazione dell’ultimo report dell’Aisi sulla situazione al confine terrestre fra il Marocco e Ceuta e Melilla.
Chissà mai cosa potranno aggiungere i nostri servizi di informazione di più e di diverso rispetto al monitoraggio costante degli omologhi spagnoli e marocchini che assicurano la tenuta delle frontiere via terra e via mare. Premier, sottosegretario Mantovano, i vicepremier Tajani e Salvini e il ministro dell’Interno sono comunque in contatto costante, «si sentono in continuazione», rassicurano da Palazzo Chigi. L’emergenza, dunque, secondo l’Italia, non sarebbe conclusa e la decisione è «rinviata alle prossime ore».
Madrid non arretra
Lo stallo alimenta tensioni tra i 27. Dal canto suo Sànchez non arretra rispetto ai controlli stringenti sui viaggiatori italiani che vanno in vacanza nella penisola iberica. É chiaro che Roma vorrebbe una decisione contestuale anche da parte di Madrid ma i rapporti tra i due governi sono ridotti ai minimi termini. I socialisti iberici, infuriati per l’atteggiamento italiano, non intendono offrire a Roma scorciatoie che consentano di chiudere il caso senza conseguenze politiche.
Bruxelles osserva e monitora sperando in una soluzione a breve. Già, ma quale? E quando? Il blocco di Schengen è stato autorizzato fino al 31 agosto. Sarebbe assurdo portarlo così avanti. Il rischio di restare incastrati è alto. Anche perchè da Berlino non sembrano arrivare buone notizie: il governo del cancelliere Merz – ognuno ha il suo Vannacci a cui rendere conto, in Germania si chiama Afd – deve decidere entro domani cosa fare i tre migranti irregolari arrivati in Germania via Italia dove quindi devono tornare in base al nuovo regolamento europeo che proprio Meloni considera il proprio fiore all’occhiello.
É chiaro che la “soluzione” con la Germania passa dalla soluzione con la Spagna. Intanto il governo Sànchez si muove mostrando di non aver mai perso il controllo di una emergenza creata a tavolino da molti fattori geopolitici a cominciare dallo stesso Marocco. «Ci coordiniamo per Ceuta (dove l’emergenza riguarda i minori e l’aspetto sanitario, ndr). La collaborazione e il sostegno del ministero degli Esteri a Ceuta sono permanenti.
La risposta spagnola a Ceuta
Lavoriamo anche in Europa con i nostri partner per rafforzare sicurezza e assicurare assistenza ai migranti», ha scritto su X il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares. Il messaggio arriva dopo la riunione di coordinamento – in video – presieduta dal premier Pedro Sanchez. Nelle prossime ore saranno attivati 1.500 nuovi posti e quattro centri provvisori per migranti. Dovrebbe essere la risposta all’ultimatum arrivato ieri dal sindaco-presidente di Ceuta, il conservatore Juan Jesus Vivas che ha dato «30 giorni per riportare la città autonoma alla normalità». In caso contrario, si rivolgerà «al potere giudiziario».
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I popolari spagnoli vogliono la spallata al governo del socialista Sànchez. Dai sondaggi risulta che oggi i Popolari e l’ultradestra di Vox avrebbero la maggioranza in Spagna. Una crisi migratoria propagandata “a dovere” capita a fagiolo per la spallata. La domanda non sembri maliziosa: fino a che il governo di destra di Giorgia Meloni è interessato a favorire questa spallata?
In questo quadro sarebbe importante una parola chiara e ferma di Forza Italia. Fratelli d’Italia gongola: «Grazie al governo Meloni, Lampedusa non è più la Ceuta italiana», ha detto la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro. «Con Schlein e Conte quei tempo bui torneranno», ha aggiunto la deputata Sara Kelany, responsabile immigrazione del partito.































