Tra le macerie di Gaza e con l’elettricità che saltava, decine di giovani hanno seguito la finale contro l’Argentina. La Spagna è diventata la loro squadra per il sostegno di Madrid alla Palestina e per le prese di posizione di alcuni calciatori
Per una sera, a Gaza è stata festa. La vittoria della Spagna ai Mondiali è diventata molto più di un risultato sportivo. Domenica decine di palestinesi si sono riuniti davanti a schermi alimentati da generatori, allestiti tra tende e macerie, per seguire la finale contro l’Argentina. Chi poteva indossava la maglia della Spagna, altri sventolavano bandiere rosse e gialle.
La Spagna è la loro squadra per il sostegno espresso da Madrid ai diritti dei palestinesi e per le prese di posizione di alcuni dei suoi giocatori. Alla fine, dopo il successo per 1-0, nelle strade della Striscia e in Cisgiordania sono scoppiati applausi e festeggiamenti.
«Per un momento abbiamo sorriso», hanno raccontato. «Per due ore abbiamo dimenticato la guerra».
La Spagna nel cuore
In un caffè improvvisato nel centro di Gaza, decine di giovani hanno pagato 10 shekel, poco più di tre euro, per seguire la partita su un grande schermo alimentato da un generatore locale.


Il proprietario, Haitham Zidan, 31 anni, ha impiegato ore per preparare la proiezione e trovare l’elettricità. La corrente è saltata quattro volte. Ogni volta ha chiesto agli spettatori di scollegare i telefoni, per lasciare abbastanza energia al proiettore.
«Dopo l’eliminazione di Marocco ed Egitto la gente era delusa», ha raccontato. «Questa volta ho visto ragazzi andar via sorridendo, applaudendo e agitando bandiere spagnole». I ragazzi sono tornati a fare i ragazzi, a fare il tifo, a guardare oltre.
Il sostegno alla causa palestinese
Madrid è stata tra le voci europee più critiche nei confronti della guerra israeliana nella Striscia e delle violenze dei coloni in Cisgiordania. Il governo spagnolo ha inoltre spinto per una linea più dura dell’Unione europea contro Israele e per la sospensione dell’accordo commerciale con Bruxelles.
La Spagna ha riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina nel 2024 ed è diventata, agli occhi di molti palestinesi, uno dei Paesi occidentali più vicini alla loro causa.
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«Tifo Spagna perché la consideriamo un Paese che sostiene la Palestina e i diritti dei palestinesi», ha detto al Guardian Saadi al-Masri, 40 anni, capitano della squadra di calcio per amputati di Gaza.
Lamine Yamal e la bandiera palestinese
Un ruolo importante lo ha avuto anche Lamine Yamal, a maggio, durante i festeggiamenti per la vittoria del Barcellona nella Liga, .
Il fuoriclasse spagnolo ha sventolato una bandiera palestinese e pubblicato l’immagine sui social.
Tra i migliaia di commenti comparsi sotto quel post ce n’è uno che dice:
«Vengo da Gaza. Ti voglio molto bene. Proprio ieri ho scritto il tuo nome sulla sabbia in riva al mare. Spero che tu e i tuoi amici possiate vedere il disegno».
Il gesto aveva suscitato la reazione del ministro della Difesa israeliano, che aveva accusato il giocatore di «incitare all’odio». Il premier spagnolo Pedro Sánchez lo aveva difeso pubblicamente.
«Lamine ha espresso soltanto la solidarietà con la Palestina che sentono milioni di persone in Spagna», ha scritto. «Un motivo in più per essere orgogliosi di lui».
Prima della finale, la squadra di calcio per amputati Gaza al-Irada ha inviato un messaggio alla nazionale spagnola:
«Chi alza la bandiera palestinese merita di alzare la Coppa del Mondo».
Netanyahu tifava Argentina
Dall’altra parte, il sostegno israeliano si era concentrato sull’Argentina. Prima della finale il premier Benjamin Netanyahu ha incontrato l’ambasciatore argentino e inviato un messaggio di incoraggiamento al presidente Javier Milei, suo stretto alleato politico. «Vi sosteniamo e sosteniamo l’Argentina», ha detto Bibi.
La delegazione palestinese alle Nazioni Unite ha risposto dopo la partita pubblicando un’immagine della nazionale spagnola con la scritta: «Campioni del mondo». Né la Palestina né Israele hanno preso parte al torneo.
Seguire i Mondiali sotto le bombe
Seguire il torneo a Gaza è stato difficile. Gran parte dei due milioni di abitanti della Striscia vive in tende o rifugi improvvisati dopo la distruzione delle proprie case. L’accesso all’elettricità e a internet è limitato e spesso intermittente. Arkan al-Walaida, 23 anni, ha raccontato di essersi recata ogni mattina negli internet café per cercare brevi sintesi delle partite su TikTok, YouTube e Instagram. Quando ha saputo che la Spagna aveva vinto, ha pianto.
«Mi sembrava di poter piangere dalla felicità», ha detto. «Vediamo il loro sostegno come un segno di umanità».
Il rischio degli attacchi
Anche durante la finale la paura non è mai scomparsa. Dopo il fischio finale non ci sono state grandi feste notturne, per il timore dei bombardamenti. All’inizio di luglio un attacco israeliano ha ucciso Mohamed al-Wahidi, operatore umanitario palestinese che organizzava proiezioni delle partite dei Mondiali a Gaza.
Nel raid, avvenuto poco prima della sfida tra Egitto e Argentina, sono morti anche due fratelli di otto e dieci anni e un altro uomo. L’esercito israeliano ha confermato l’attacco, sostenendo che al-Wahidi non fosse l’obiettivo.
Domenica tra le macerie, decine di uomini hanno condiviso per qualche ora la stessa emozione del resto del mondo. Non è stato solo calcio. Quella della Spagna è stata anche la loro vittoria.






























