Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione MedOr, affronte con l’Altravoce il tema della Difesa Ue e propone di erogare eurobond per finanziarla
«Donald Trump ci ha abituati ad attaccare un po’ tutti, da Macron a Starmer, fino addirittura al Papa. È il suo modo di mettere pressione. È rimasto certamente deluso, nel caso della guerra contro l’Iran, sia dall’Europa, che avrebbe dovuto aiutarlo, sia da Meloni, che riteneva un’alleata molto vicina. Faceva affidamento sulla nostra premier come se fosse un Orban. Ma nei paesi europei per decidere di andare in guerra servono motivazioni importanti o bisogna essere stati attaccati. E poi ci sono dei passaggi parlamentari. Trump dimentica tutto questo». Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione MedOr, commenta così l’ultimo attacco del presidente americano alla premier italiana: «Per Meloni serve un ordine restrittivo» è la frase a commento della foto di Meloni pubblicata da Trump sul social Truth.
L’attacco a Meloni è anche un modo per fare pressioni in vista del summit della Nato ad Ankara che comincia oggi?
«Sì, potrebbe essere un’ulteriore pressione di Trump sul tema delle spese militari. Ma anche un messaggio rivolto alla sua base Maga. Forse vuol far vedere che attacca l’Europa sulla base di questo ragionamento: non possiamo spendere tutto noi e difendervi da tutto mentre voi non fate nulla. Per questo riproporrà sicuramente la richiesta di aumentare al 5% del pil le spese militari di ciascun paese alleato».
La frattura con l’Italia ormai è evidente. Che si fa?
«Dobbiamo evitare di entrare in polemica con Trump, gli Usa restano un alleato importantissimo per l’Italia. Dobbiamo essere bravi a ricucire sotto traccia: gli scontri frontali non servono a nessuno. È vero che Trump ha modi violenti, ma il governo non può fare diversamente: fa bene Meloni ad abbassare i toni e a mantenere un rapporto sia con gli Usa che con la Ue».
Che cosa possiamo aspettarci dal summit?
«I paesi europei arriveranno preparati sulla questione delle spese militari: un punto cruciale per gli Stati Uniti che sono gli azionisti principali della Nato. Oltre a ribadire la posizione sulle spese militari al 5%, Trump accuserà gli europei per non averlo aiutato contro l’Iran e dirà di aver scongiurato da solo la minaccia nucleare.
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In passato Trump ha perfino minacciato l’uscita dall’Alleanza. Del resto, in campagna elettorale ha promesso ai suoi elettori che non avrebbe più speso soldi per difendere gli alleati e in vista delle elezioni di midterm la sua base non è contenta. Dal canto loro gli europei dovranno farsi trovare uniti, ma sappiamo che non sempre lo sono, neanche sul tema della guerra in Ucraina».
Abbiamo appreso di minacce di azioni contro la Polonia provenienti sia da fonti riservate che, esplicitamente, da parte di Dmitrij Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin. La Nato è capace di deterrenza, sul piano politico e operativo?
«Il tema sarà molto discusso. L’intelligence ha segnalato la possibilità di attacchi: non sappiamo se saranno realizzati con interventi cyber, droni o sconfinamento di truppe. Qualcuno dice che servono per distogliere dal fronte ucraino dove i russi sono in difficoltà e per testare la reazione della Nato. Se ciò accadesse scatterebbe l’articolo 5 sulla difesa collettiva e si aprirebbe un tema enorme. Ricordiamo che l’applicazione della norma non è automatica. E in tal caso che cosa farebbero gli Usa?»
Ecco, appunto, che cosa farebbero gli Usa?
«È probabile che non intervengano. Putin ha un dialogo importante con Trump: se accertasse che gli Usa non reagiscono, potrebbe in effetti pensare di testare la compattezza della Nato e cercare di metterla in crisi. Ma soprattutto l’Europa dovrebbe iniziare a capire che cosa fare: se fossimo chiamati ad aiutare la Polonia si aprirebbero dibattiti importanti in ciascun stato membro. Trump potrebbe dire: “Vedetevela voi, è da tempo che vi dico di trovare un accordo con Putin, non posso risolvere io tutte le questioni”».
In concreto quali posizioni si confrontano in Europa in merito alla deterrenza contro la Russia?
«I paesi baltici, quelli provenienti in generale dall’orbita sovietica e i paesi del nord sarebbero pronti ad arginare l’attacco russo in Polonia e farebbero pressione sugli altri per intervenire. I paesi dell’Europa meridionale sarebbero più freddi. Un attacco alla Polonia metterebbe tutti di fronte alle proprie responsabilità e chiamerebbe in causa la difesa comune che è la base dell’alleanza. Con il rischio di mettere in crisi l’esistenza stessa della Nato. Putin potrebbe cercare di far emergere queste debolezze, anche perché Trump non è interessato a intervenire».
Nel frattempo, a dimostrazione di questa spaccatura tra i paesi europei, l’Italia non attinge ai fondi Safe e Crosetto sembra sempre più isolato all’interno del governo.
«Meloni ha giustamente ricordato che un paese libero e sovrano deve avere la possibilità di difendersi. Abbiamo vissuto un lungo periodo senza guerra, ma dopo l’invasione russa dell’Ucraina bisogna avere un minimo di difesa per respingere una eventuale minaccia esterna. Allo stesso tempo, però, bisogna fare i conti con i parametri europei, le difficoltà economiche e il bilancio dello stato. Il programma Safe si basa su dei prestiti e in vista delle elezioni parlare di difesa rispetto ad altri capitoli importanti come la sanità risulta meno popolare. Ma bisogna essere bravi a fare tutto, mantenendo i conti in regola».
In un momento di così grande crisi che cosa dovrebbe fare l’Europa?
«Senza difesa comune saremo sempre dipendenti: per realizzarla bisogna allentare i vincoli europei. Non possiamo trovarci impreparati se succede qualcosa».
Serve anche un pilastro industriale comune?
«Bisognerebbe realizzare la difesa europea introducendo i bond europei. Serve un debito comune per evitare che ogni paese vada per conto suo e che si creino degli squilibri a vantaggio di paesi più ricchi come la Germania. Dovrebbe essere l’Europa come blocco a fare debito comune per finanziare le spese di difesa. Se non lo capiamo adesso non lo faremo più».
Trump ha più volte minacciato di ritirare le truppe dall’Europa. Che futuro vede per la Nato?
«Con Trump è cambiato completamente l’approccio ma va ricucito il rapporto con gli Usa: dobbiamo tenerli dentro, senza di loro la Nato andrebbe in crisi. Ma noi dobbiamo fare la nostra parte, senza più subappaltare ad altri la difesa. Se siamo disuniti contiamo poco, uniti siamo una potenza».
































