28 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Giu, 2026

Venezuela, 1.450 morti dopo il terremoto: La Guaira tra sciacalli, miracoli e macerie

Il bilancio ufficiale del terremoto in Venezuela arriva 1.450 morti e 3.238 feriti. A La Guaira si scava ancora tra le macerie mentre crescono l’allarme sciacalli, l’emergenza sanitaria e la speranza per un uomo e suo figlio adolescente salvati quattro giorni dopo


Il bilancio ufficiale del doppio terremoto che ha colpito il Venezuela mercoledì 24 giugno sale a 1.450 morti e 3.238 feriti. Lo ha annunciato sabato Jorge Rodriguez, presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, in un intervento trasmesso dal canale statale “Vtv”.

Rodriguez ha precisato che risultano inoltre 3.142 famiglie colpite dal sisma, mentre le autorità hanno già prestato assistenza a 73.736 nuclei familiari, in particolare nello Stato di La Guaira, il più colpito dalla doppia scossa di magnitudo 7,2 e 7,5.

Sul fronte dei soccorsi internazionali, la presidente ad interim Delcy Rodriguez ha reso noto che 24 Paesi hanno inviato aiuti e 2.741 soccorritori, già integrati nelle squadre venezuelane. Tra questi figura l’Italia: nella notte tra venerdì e sabato un volo messo a disposizione dalla Difesa è atterrato alle 3:30 all’aeroporto militare di El Libertador, a Maracay, con un team di 97 persone coordinato dal dipartimento della Protezione civile e composto da soccorritori, sanitari, vigili del fuoco e funzionari dell’Unità di crisi della Farnesina. Un secondo aereo con ulteriore personale specializzato è atteso.

Ma si continua a scavare. Nonostante il tempo. Oggi un uomo e figlio adolescente sono stati salvati quattro giorni dopo il terremoto.

La metro riapre, la città resta ferita

La ministra dei Trasporti Jacqueline Faría ha annunciato la ripresa di alcune linee dopo verifiche su rotaie, tunnel e sistemi automatizzati. È il primo segno concreto di una capitale che prova a riaprire, mentre il governo insiste su messaggi rassicuranti alla popolazione.

Ma ai bordi delle strade restano calcinacci, edifici lesionati e quartieri ancora inagibili. La vita quotidiana riparte a fatica, dentro una città che continua a misurare i danni.

A La Guaira ora fanno paura gli sciacalli

A La Guaira la strada si è aperta in due. Il terremoto ha spaccato l’asfalto del lungomare e lasciato crepe profonde tra i detriti degli edifici crollati. In pochi giorni quella che era una città di mare, il “mare di Caracas”, è diventata il simbolo della tragedia venezuelana: condomini e hotel ridotti a scheletri, insegne spezzate, piscine sospese sul vuoto.

Le strade e le piazze sono occupate dalle tende degli sfollati. I palazzi sono collassati uno sull’altro, o su se stessi, “come pancake”, raccontano i soccorritori. Ora fanno paura gli sciacalli. Come gli zamuri, i rapaci venezuelani che banchettano tra i rifiuti ai bordi delle strade, i ladri scavano tra le macerie e portano via quello che trovano: vestiti, oggetti personali, persino cassette di sicurezza.

Secondo i residenti, spesso si spacciano per volontari o soccorritori per entrare nelle aree transennate. Non agiscono solo di notte, quando muoversi è pericolosissimo, ma anche di giorno, alla luce del sole.

I quartieri più poveri nel mirino

A pagare di più sono i quartieri poveri, dove chi ha perso la casa non può permettersi guardie private. Così gli abitanti restano davanti alle macerie, seduti su sedie di fortuna, a sorvegliare ciò che resta delle loro abitazioni e ad aspettare aiuto.

A Catia La Mar, una delle zone più colpite, una donna racconta che alcune persone sono arrivate in moto e sono entrate negli appartamenti danneggiati. Quando i residenti si sono avvicinati, le hanno trovate mentre si provavano i vestiti recuperati tra le stanze distrutte. Anche i negozi colpiti dal sisma sono nel mirino: molti sono chiusi, ma davanti alle saracinesche compaiono agenti di sorveglianza armata.

I due bambini salvati dopo tre giorni

Due salvataggi hanno commosso il Venezuela. Due bambini di 11 anni sono stati estratti vivi dalle macerie dopo oltre 60 ore dal terremoto del 24 giugno. Il primo, Moisés, è rimasto sepolto sotto tre metri di detriti fino alla mattina di sabato.

I soccorritori colombiani lo hanno raggiunto dopo sei ore di lavoro, guidati dalla sua voce flebile nel buio. Salvato lui, restano però la madre e la sorella, morte nello stesso crollo.

Il secondo bambino è stato recuperato nella tarda serata di sabato a Caraballeda, dopo un intervento dei militari messicani. Nei video diffusi online appare spaventato e stordito, mentre un soccorritore prova a rassicurarlo: «Stai tranquillo, non ti succederà nulla». A più di 72 ore dalla scossa, ogni vita trovata sotto le macerie è diventata un miracolo nazionale.

Caracas prova a ripartire

La metro è stata riaperta, le principali arterie sono state liberate e anche a Maracaibo e Valencia alcuni sistemi di trasporto hanno ripreso a funzionare. Il governo spinge per dare un segnale di normalità, ma sotto questa ripartenza fragile restano gli ospedali allo stremo, le macerie ancora ai bordi delle strade e centinaia di migliaia di bambini in attesa di assistenza.

Secondo l’Unicef, sono circa 680 mila i minori che hanno bisogno di cure. Se il bilancio ufficiale resta fermo a più di 1.450 morti è ma solo perché le squadre di soccorso stanno concentrando gli sforzi sulla ricerca dei sopravvissuti: per recuperare i corpi, dicono i soccorritori, ci sarà purtroppo tempo.

La ministra dei Trasporti Jacqueline Faría ha annunciato la ripresa di alcune linee dopo verifiche su rotaie, tunnel e sistemi automatizzati.

Ospedali allo stremo

La situazione sanitaria resta la più drammatica. Medici senza Frontiere riferisce che gli ospedali di Caracas e La Guaira sono sotto forte pressione per l’arrivo continuo di feriti, mentre continuano ad arrivare anche mezzi di fortuna con numerose salme.

«La città di La Guaira sembra una zona di guerra», racconta Andreas Spaett, direttore dei programmi di Msf in Venezuela. L’organizzazione continua a distribuire kit medici con medicinali, antibiotici, analgesici e materiale per le medicazioni d’urgenza.

La ricerca dei pazienti

Gli ospedali sono diventati anche il punto di ritrovo dei familiari che cercano notizie dei dispersi. Nei centri che accolgono i feriti, parenti e amici controllano le liste appese ai muri, sperando di riconoscere un nome.

Per agevolare le ricerche, il governo ha attivato il sito localizapacientes.com, che permette di identificare le persone tramite nome o documento d’identità. A 72 ore dal terremoto, la piattaforma registrava oltre 2.500 pazienti.

«El pueblo ayuda el pueblo»

La mobilitazione più commovente resta quella dei venezuelani. La parola d’ordine è «el pueblo ayuda el pueblo»: il popolo aiuta il popolo. Un movimento spontaneo e di massa che ha provato a coprire le gravi mancanze del sistema pubblico.

La tv di Stato parla senza sosta di «Venezuela Toda unida», esaltando la generosità della popolazione e la presunta efficacia delle istituzioni. Ma sotto la cenere resta acceso il dissenso.

La Guaira zona rossa

La decisione di trasformare La Guaira in zona rossa sotto controllo militare ha già provocato proteste. Il governo sostiene di voler evitare il caos e il traffico dei giorni scorsi per agevolare l’arrivo degli aiuti internazionali. Ma ai varchi controllati dalla polizia molti volontari contestano il divieto di entrare.

La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha visitato La Guaira dopo aver incontrato le delegazioni di 20 Paesi e ha ispezionato il centro di raccolta nel Complesso Sportivo José María Vargas. «Nessuna persona né nucleo familiare colpito si trova in condizione di abbandono o isolamento istituzionale durante queste ore critiche», ha assicurato ai media di Stato.

La famiglia di Laviano dispersa a Caracas

Tra i dispersi del terremoto in Venezuela c’è anche una famiglia originaria di Laviano, nel Salernitano. Enzo Cuomo, 63 anni, la moglie Trini Adrian, 53, e la figlia Isabella, 22, risultano ancora sotto le macerie dell’edificio Petunia, nel quartiere Los Palos Grandes di Caracas. Le voci più tragiche circolate nelle ultime ore non hanno trovato conferme ufficiali, e per questo resta ancora un filo di speranza.

A chiedere ai soccorritori di continuare a cercare è Carlos Francisco Cuomo, figlio di Enzo e Trini e fratello di Isabella, l’unico della famiglia non coinvolto nel crollo.

Era in Italia, dove si trova da circa cinque anni per curarsi dopo un trapianto di midollo osseo, ed è partito per Caracas nel pomeriggio. La vicenda riapre una ferita antica per Laviano: i nonni materni di Enzo morirono sotto le macerie nel terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980, che devastò il paese e fece 303 vittime.

Le vittime straniere

Tra le vittime si contano anche cittadini stranieri. Oltre ai quattro italo-venezuelani, la comunità più colpita finora è quella portoghese, con 28 morti e 85 dispersi. Seguono gli spagnoli, con 9 morti e 131 dispersi.

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