26 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Giu, 2026

Venezuela, oltre 50 mila dispersi dopo il terremoto: a La Guaira si scava a mani nude

Il terremoto in Venezuela

Il bilancio del doppio terremoto sale ad almeno 235 morti e 4.300 feriti. Nello stato più colpito mancano uomini e mezzi: parenti e volontari scavano tra le macerie mentre si chiude la finestra decisiva per salvare i sopravvissuti


Oltre 50 mila persone risultano ancora disperse in Venezuela dopo i terremoti che nella notte tra mercoledì e giovedì hanno colpito il Paese. Il bilancio ufficiale è salito ad almeno 235 morti e 4.300 feriti ma è destinato ad aggravarsi.

Nelle zone più colpite si continua a cercare sopravvissuti tra le macerie. Le persone sono sotto shock. Si aggirano tra i palazzi, si fermano a guardarli, così, come sono, sbriciolati, fragili. Sembrano le immagini della guerra, dei bombardamenti, quelle che vediamo in Ucraina, in Iran. Immagini di distruzione, di guerra.

Il punto

La situazione più drammatica è a La Guaira, lo stato costiero vicino a Caracas più colpito dal sisma. Qui, secondo il governo, sono crollati almeno cento edifici e oltre 70 mila famiglie sono rimaste senza un tetto.

Le aree più danneggiate sono Caraballeda e Catia La Mar. La presidente Delcy Rodríguez ha visitato le aree devastate nella città costiera di Macuto, nello Stato di La Guaira, insieme al fratello Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, secondo quanto riferito dall’emittente statale VTV. «Siamo al fianco delle famiglie e manifestiamo loro tutta la nostra solidarietà», ha dichiarato durante la visita.

La presidente ha chiesto alle imprese del settore privato di contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso, mettendo a disposizione anche macchinari pesanti a noleggio per la rimozione delle macerie, secondo quanto riferito dal sito della Presidenza.

Si scava a mani nude

A La Guaira le squadre di soccorso sono poche e male attrezzate. Mancano i macchinari per spostare le macerie e raggiungere le persone ancora intrappolate sotto i calcinacci. Per questo molti familiari, vicini e volontari si sono uniti ai vigili del fuoco e scavano a mani nude.

Dopo più di 27 ore dal sisma, cresce la disperazione di chi si sente abbandonato. Molti raccontano di aver parlato per ore con i propri cari rimasti sotto le macerie per tenerli coscienti. Poi, con il passare del tempo, le voci sono diventate sempre più deboli, fino a sparire. «Mia moglie non ce l’ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata. So che è rimasta nuda, vorrei raggiungerla, almeno per coprire il suo corpo», ha raccontato in lacrime un uomo.

Il sito per gli scomparsi

Il numero degli irreperibili emerge dal sito venezuelano creato per raccogliere le segnalazioni delle persone scomparse.

La piattaforma permette ai cittadini di indicare i dati e l’ultima posizione nota dei propri familiari, nella speranza di aiutare le ricerche in tutto il Paese.

Gli aiuti americani

Un primo distaccamento militare statunitense, guidato da un generale dei Marines, è arrivato a Caracas per coordinare gli aiuti americani. Washington ha annunciato anche 150 milioni di dollari destinati alle organizzazioni umanitarie attive in Venezuela, oltre all’invio immediato di squadre di ricerca e soccorso.

Un Paese già fragile

Il terremoto colpisce un Paese già segnato da anni di crisi economica, infrastrutture deteriorate, servizi di emergenza indeboliti e un sistema sanitario sotto pressione. Proprio questa fragilità rende più difficile la risposta nelle prime ore, quelle decisive per salvare chi è ancora vivo sotto le macerie.

La corsa contro il tempo

Gli esperti ricordano che le prime 24-48 ore dopo un terremoto sono decisive, anche se la cosiddetta finestra d’oro per salvare i sopravvissuti può arrivare fino a 72 ore. In Venezuela, però, il tempo sta scadendo.

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