Il bilancio del doppio terremoto sale di ora in ora. Nello stato più colpito mancano uomini e mezzi. Si chiude la finestra decisiva per salvare i sopravvissuti. Tajani «Non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie»
Oltre 50 mila persone risultano ancora disperse in Venezuela dopo i terremoti che nella notte tra mercoledì e giovedì hanno colpito il Paese. Il bilancio ufficiale, destinato ad aggravarsi, è salito a 589 morti, secondo quanto annunciato dalla presidente Delcy Rodríguez. Ha disposto la militarizzazione dello Stato di La Guaira per rafforzare la sicurezza, prevenire saccheggi e coordinare il passaggio delle squadre di soccorso, dei vigili del fuoco e della Protezione Civile nelle zone più devastate.
Tra le vittime ci sono anche tre italo-venezuelani. Lo ha confermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, spiegando che risultano inoltre cinque feriti e 35 connazionali ancora dispersi. Gli italiani residenti in Venezuela censiti dalla Farnesina sono circa 150 mila. «Non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie», ha detto Tajani.
Nelle zone più colpite per tutto il giorno si è continuato a cercare sopravvissuti. Le persone sono sotto shock. Si aggirano tra i palazzi, si fermano a guardarli, così, come sono, sbriciolati, fragili. Sembrano le immagini della guerra, dei bombardamenti, quelle che vediamo in Ucraina, in Iran. Immagini di distruzione, di guerra.
Il punto
La situazione più drammatica è a La Guaira, lo stato costiero vicino a Caracas più colpito dal sisma. Qui, secondo il governo, sono crollati almeno cento edifici e oltre 70 mila famiglie sono rimaste senza un tetto.
Le aree più danneggiate sono Caraballeda e Catia La Mar. La presidente ha visitato le aree devastate nella città costiera di Macuto, nello Stato di La Guaira, insieme al fratello Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana. Rodriguez ha ha chiesto alle imprese del settore privato di contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso, mettendo a disposizione anche macchinari pesanti a noleggio per la rimozione delle macerie, secondo quanto riferito dal sito della Presidenza.
Si scava a mani nude
A La Guaira le squadre di soccorso sono poche e male attrezzate. Mancano i macchinari per spostare le macerie e raggiungere le persone ancora intrappolate sotto i calcinacci. Per ore alcuni hanno parlato con i propri cari intrappolati, nel tentativo di tenerli coscienti. Poi, con il passare del tempo, le voci si sono fatte sempre più deboli, fino a sparire. Una donna è stata estratta viva dalle macerie dopo quasi 36 ore. Ha raccontato di essersi aggrappata allo stipite di una porta mentre i piani dell’edificio crollavano uno sull’altro.
«Mia moglie non ce l’ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata. So che è rimasta nuda, vorrei raggiungerla, almeno per coprire il suo corpo», ha raccontato in lacrime un uomo.
Il sito per gli scomparsi
Il numero degli irreperibili emerge dal sito venezuelano creato per raccogliere le segnalazioni delle persone scomparse.
La piattaforma permette ai cittadini di indicare i dati e l’ultima posizione nota dei propri familiari, nella speranza di aiutare le ricerche in tutto il Paese.

Italiani coinvolti
La Farnesina segue la situazione attraverso l’Unità di crisi e la rete consolare. Nell’area attorno all’epicentro vivono circa tremila italiani; il numero sale a 65mila se si considera l’intera zona colpita dal terremoto. Le richieste di aiuto e di informazioni da parte dei connazionali sono numerose e la situazione resta definita «molto fluida».
Una missione italiana è in partenza da Pratica di Mare per contribuire alle operazioni di assistenza e soccorso. Tajani ha confermato che le verifiche continuano, anche perché l’entità dei crolli rende ancora impossibile escludere un aggravamento del bilancio tra gli italo-venezuelani.
Gli aiuti americani
Un primo distaccamento militare statunitense, guidato da un generale dei Marines, è arrivato a Caracas per coordinare gli aiuti americani. Washington ha annunciato anche 150 milioni di dollari destinati alle organizzazioni umanitarie attive in Venezuela, oltre all’invio immediato di squadre di ricerca e soccorso.
Ospedali al collasso
Il terremoto ha colpito un sistema sanitario già fragile. Ospedali saturi, ambulanze insufficienti, reparti di emergenza improvvisati anche per strada, carenza di medicine e materiali di primo soccorso rendono ancora più difficile assistere migliaia di feriti.
Secondo le autorità venezuelane, otto ospedali tra Caracas e La Guaira hanno riportato danni strutturali e due sono stati evacuati. Le Nazioni Unite riferiscono che una ventina di ospedali d’emergenza in diversi Stati del Paese hanno subito danni. Caracas ha chiesto all’Onu tre squadre mediche d’emergenza con capacità chirurgiche, oltre a medicinali, attrezzature e forniture sanitarie.
Un Paese già fragile
Il terremoto colpisce un Paese già segnato da anni di crisi economica, infrastrutture deteriorate, servizi di emergenza indeboliti e un sistema sanitario sotto pressione. Proprio questa fragilità rende più difficile la risposta nelle prime ore, quelle decisive per salvare chi è ancora vivo sotto le macerie.


L’allarme dell’Onu
Secondo una prima stima delle Nazioni Unite, fino a 6,8 milioni di persone potrebbero essere state colpite dal terremoto. Il crollo degli edifici e i danni alle infrastrutture essenziali stanno limitando l’accesso ai servizi di base, mentre il numero degli sfollati è destinato ad aumentare con il proseguire delle verifiche.
La priorità resta la ricerca dei sopravvissuti sotto le macerie. Ma il tempo stringe: gli esperti ricordano che le prime 72 ore sono decisive per salvare chi è ancora vivo.
Nuove scosse possibili
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia avverte che nei prossimi giorni potrebbero verificarsi nuove scosse di magnitudo elevata. Dopo i due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5, i modelli probabilistici indicano come molto probabili repliche almeno di magnitudo 6.0.
La corsa contro il tempo
Gli esperti ricordano che le prime 24-48 ore dopo un terremoto sono decisive, la cosiddetta finestra d’oro per salvare i sopravvissuti può arrivare fino a 72 ore. In Venezuela, il tempo sta scadendo.






























