13 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

9 Giu, 2026

Rapporto Ue sulle droghe: Europa invasa dalla cocaina. La repressione non basta

Cocaina

L’Agenzia europea sulle droghe certifica un aumento di consumi, traffici e vittime. Ma il vero nodo resta la domanda: perché sempre più europei cercano le droghe e perché le politiche continuano a concentrarsi soprattutto sull’offerta



Partiamo dalla notizia: è stato presentato il Rapporto Europeo 2026 della Agenzia Europea sulle droghe (EUDA). Il quadro è allarmante «sulla sicurezza europea nel suo complesso, sulla criminalità organizzata, ma anche sulle politiche sanitarie e sulla vulnerabilità sociale». Così ha dichiarato il commissario europeo per gli Affari interni e le migrazioni, Magnus Brunner. Le droghe sono diventate più facilmente reperibili, diversificate e potenti, mentre i gruppi della criminalità organizzata ricorrono più frequentemente alla violenza, il che ha un impatto sempre più negativo sulla salute e sulla sicurezza. Non è una bella notizia, ma è davvero una notizia?

L’invasione della cocaina

Certamente siamo invasi dalla cocaina e continuano ad apparire nuovi potenti prodotti a base di cannabis. Ciò mentre la varietà di oppioidi e stimolanti venduti è in aumento e la diffusione di nuove sostanze sintetiche preoccupa. Ma, già precedentemente a questo rapporto, il sito dell’EUDA era esplicito. Si leggeva: «Sempre più osserviamo che quasi tutto ciò che presenta proprietà psicoattive può comparire nel mercato della droga. Spesso etichettato in modo ingannevole o sotto forma di miscele, in modo che i consumatori siano potenzialmente inconsapevoli delle sostanze assunte. Ciò aumenta i rischi per la salute e crea nuove sfide normative e in materia di attività di contrasto».

Quindi siamo di fronte ad una conferma più che ad una novità. Anche se, il dato che parla di almeno 7.600 morti l’anno per overdose in Europa, non può lasciare indifferenti, così come stupisce che l’Italia sarebbe il primo Paese nell’Unione Europea per numero assoluto di persone che fanno uso di droghe per via endovenosa, con un totale stimato di 105.652 persone. Questo anche se, come riporta l’ANSA, «i dati mostrano comunque un alto livello di incertezza, poiché calcolati attraverso metodi statistici indiretti come gli studi di cattura-ricattura e i moltiplicatori dei trattamenti».

Analizzare la domanda

Insomma, sintetizzando al massimo, con tutte le incertezze del caso, non siamo messi bene.

Ci sarebbe da allarmarsi, se non fosse che, da almeno cinquant’anni, parliamo di droga come una emergenza. E, se una emergenza dura da così tanto tempo, significa che c’è qualcosa di sbagliato nel modo di affrontarla e di considerarla tale. Non esistono soluzioni semplici per problemi così complessi ma, senz’altro, la questione è stata gestita, in modo organizzato e sinergico, più dal punto di vista dell’offerta (e della sua repressione) piuttosto che dal punto di vista della domanda (e delle sue ragioni).

Questo potrebbe essere un errore logico fondamentale.

Il commissario europeo, infatti, ribadisce che «dobbiamo fare tutto il possibile per impedire che nuovi prodotti pericolosi invadano il mercato. E utilizzare tutta la forza della legge per smantellare il modello di business dei trafficanti illegali».

È corretto ma, anche se può sembrare una osservazione banale, se così tante droghe vengono diffuse in quantità in Europa è perché la domanda è ampia. Iniziare ad approfondire meglio le diverse ragioni di questi consumi, forse, potrebbe aiutare a comprendere meglio come contenerli: generano costi individuali e sociali veramente ingenti, da ogni punto di vista.

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Non è solo un problema di droghe illecite. Sempre più chi si occupa di cura si trova di fronte a polidipendenze. E le droghe lecite, da sole, producono ancora più danni di quelle illecite, ma preferiamo tenere le analisi separate anche se, solo in Italia, il fumo di tabacco, prima causa di morte prevenibile, provoca oltre 90.000 decessi stimati ogni anno.

Ciò che è senz’altro vero è che, mentre ci attrezziamo per difenderci da eventuali attacchi di Paesi ostili, le organizzazioni criminali, ormai diventate transnazionali del crimine, ci hanno già invaso di droghe. E, con il ricavato, sono sempre più in grado di condizionare il funzionamento economico finanziario e produttivo della società civile. In pratica guadagnano potere e non è detto che questo non sia coerente con la situazione geopolitica internazionale. La quale a sua volta potrebbe trarre vantaggio da una Europa debole, sottomessa e destabilizzata.

Così, si preannuncia una “linea dura” contro i trafficanti quasi come se, sino ad oggi, si fosse deciso di adottare, invece, un atteggiamento tollerante. Ma un atteggiamento durissimo contro i trafficanti può, eventualmente, ridurre la diffusione di alcune sostanze, magari a vantaggio di altre. Ma non credo sia in grado di incidere sulla domanda che è connessa con l’uso di droghe. Brunner ha ricordato l’esistenza di un piano d’azione europeo contro il traffico di droga, assieme alla strategia Ue a proposito di salute pubblica, di prevenzione e trattamento. Ma, per quanto riguarda la salute e la domanda, oltre ad alcuni principi condivisi, direi che ciascuno si muove un po’ per conto suo.

Droghe ed Europa, inerzia istituzionale

È come se una sorta di inerzia istituzionale impedisca, globalmente e localmente, di analizzare la questione secondo un diverso punto di vista e con strumenti ulteriori. Anche valutando l’efficacia di quanto fatto sino ad ora.

Eppure, se una parte importante dei cittadini europei vuole consumare droghe, sarebbe assolutamente importante capirne le ragioni. E poi, cercare soluzioni coerenti per tutelarne la salute, senza limitarsi a rappresentazioni che, come da copione, tendono ad omogeneizzare un fenomeno, ampio e diffuso, circoscrivendolo al “disagio giovanile”, all’emarginazione, alla malattia mentale o all’azione di bande criminali. Certo è più facile rifugiarsi nell’idea di una repressione più decisa e coordinata della criminalità che mettersi in discussione. Tra un anno uscirà una nuova relazione e si vedrà.

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