12 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Mag, 2026

Iran, bozza di pace. Trump: «Accetti o ripartono le bombe». Iran: «Lista dei desideri Usa»

Teheran

La Casa Bianca prova a chiudere la guerra con l’Iran a colpi di dichiarazioni. Trump parola di miniwar e mette in pausa anche Porject Freedom. Nello Stretto colpito un Cargo francese, ferito l’equipaggio


C’è una nuova trattativa diplomatica. Secondo fonti vicine ai negoziati, Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un’intesa preliminare per (ri)congelare il conflitto, e aprire una finestra negoziale di 30 giorni.

Il piano, informale, un memorandum in 14 punti, prevederebbe una dichiarazione di fine della guerra accompagnata dall’avvio di colloqui su dossier rimasti aperti: nucleare iraniano, sblocco dei beni congelati di Teheran e sicurezza futura nello Stretto di Hormuz.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Il memorandum

Secondo il sito Axios, Washington aspetta risposte da Teheran nelle prossime 48 ore.

Tra le ipotesi discusse ci sarebbe una moratoria sull’arricchimento dell’uranio superiore ai dieci anni e il trasferimento all’estero delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Secondo le stesse fonti, la mediazione del Pakistan avrebbe contribuito alla decisione di Donald Trump di sospendere temporaneamente “Project Freedom”, la missione americana per scortare le navi nello Stretto.

Fonti pachistane citate dalla Reuters confermano i progressi. Borse euforiche, petrolio in caduta libera sotto i 100 dollari.

L’obiettivo della Casa Bianca, spiegano fonti dell’amministrazione, sarebbe ora trovare una via diplomatica d’uscita e riaprire Hormuz senza una nuova escalation militare.

Teheran prende tempo: «Valutiamo il piano Usa»

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che il suo governo sta esaminando il piano americano «Dopo aver completato le proprie valutazioni, l’Iran comunicherà le sue posizioni alla parte pachistana», ha dichiarato in un’intervista all’agenzia semiufficiale ISNA.

Media Iran: ‘Alcuni punti inaccettabili’

L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito, citando una “fonte ben informata”, che “la proposta degli americani contiene diverse clausole inaccettabili”. Lo riporta Ynet. Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del parlamento iraniano, ha definito su X i punti indicati nel memorandum, svelato da Axios, una “lista dei desideri americana [e] non una realtà”.

Confusione in Casa Bianca

Ieri il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato in un punto stampa che «Operation Epic Fury è conclusa» avendo raggiunto gli obiettivi militari. Con il ministro della Guerra Pete Hegsteth avevano quindi spiegato che “grazie alla generosità di Trump” la nuova missione americana nello Stretto di Hormuz, Project Freedom, è un’operazione «difensiva e umanitaria» per consentire alle navi commerciali di uscire dal Golfo Persico.

Poche ore dopo, però, Donald Trump ne ha annunciato la sospensione temporanea per «grandi progressi» nei colloqui con Teheran. Dopo lo scambio di memorandum, tutto da capo.

Trump ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimarrà aperto a tutte le navi, comprese quelle iraniane, se Teheran accetterà i termini attualmente in discussione con Washington. “Supponendo che l’Iran accetti di dare quanto concordato, il che è forse un’ipotesi azzardata, la già leggendaria Epic Fury giungerà al termine”, ha dichiarato Trump su Truth. Il presidente Usa ha però avvertito che se l’Iran non accetterà l’intesa, “inizieranno i bombardamenti“, aggiungendo che l’azione militare sarà condotta “a un livello e con un’intensità molto maggiori rispetto a prima”.

Il post su Truth di Trump

«Supponendo che l’Iran accetti di concedere ciò che è stato concordato, cosa che forse è una grossa supposizione, la già leggendaria Epic Fury finirà, e il blocco altamente efficace permetterà allo Stretto di Hormuz di essere APERTO A TUTTI, compreso l’Iran. Se non accetteranno, i bombardamenti inizieranno, e saranno, purtroppo, a un livello e con un’intensità molto più alti rispetto a prima. Grazie per l’attenzione su questa questione!»

Presidente Donald Trump

Cargo francese colpito nello Stretto

La compagnia francese CMA CGM ha confermato che alcuni membri dell’equipaggio della cargo ship CMA San Antonio sono rimasti feriti dopo un attacco avvenuto ieri, martedì, nello Stretto di Hormuz. Secondo le prime informazioni, l’imbarcazione sarebbe stata colpita da un proiettile mentre attraversava la zona. La società ha spiegato che i feriti sono stati evacuati e stanno ricevendo assistenza medica.

Secondo il Pentagono, le forze iraniane hanno attaccato più di dieci volte obiettivi americani dall’inizio del cessate il fuoco. Gli Stati Uniti sostengono inoltre di aver abbattuto missili iraniani e affondato sei motoscafi dei Pasdaran che minacciavano le navi commerciali. Teheran smentisce e continua a definire illegittima la presenza militare americana nell’area.

Gli obiettivi mancati della guerra

Dietro la narrazione della «guerra finita» resta soprattutto un problema politico. Quando il conflitto è iniziato, Trump aveva indicato obiettivi molto più ambiziosi: distruggere il programma nucleare iraniano, eliminare i missili balistici, neutralizzare la marina di Teheran, fermare il sostegno a Hezbollah e Hamas e perfino favorire un cambio di regime.

Ad oggi, secondo le valutazioni americane citate dal New York Times, l’unico obiettivo realmente raggiunto sarebbe la distruzione della marina iraniana. Il programma nucleare non è stato smantellato, gran parte dei missili sarebbe ancora operativa e nessun accordo definitivo è stato raggiunto. Anche il cambio di regime evocato nelle prime settimane di guerra è progressivamente sparito dal linguaggio della Casa Bianca.

La miniwar di Trump

Negli ultimi giorni Trump ha modificato più volte il linguaggio usato per descrivere il conflitto. In alcuni casi ha parlato apertamente di «guerra», in altri di «miniwar», di «escursione» o perfino di «deviazione», quasi a ridimensionare il peso politico e militare della crisi.

Una strategia che secondo molti osservatori serve anche a contenere le pressioni interne. Negli Stati Uniti cresce infatti il dibattito sul War Powers Act, la legge che impone al Congresso di autorizzare operazioni militari prolungate oltre i sessanta giorni.

Hormuz resta quasi paralizzato

Nonostante la missione americana, il traffico marittimo resta quasi fermo. Solo due navi commerciali sono riuscite ad attraversare lo Stretto sotto protezione militare Usa, mentre circa 1.600 imbarcazioni restano bloccate nella regione.

Prima della guerra transitavano da Hormuz circa 130 navi al giorno. Oggi il flusso è ridotto al minimo e i prezzi di petrolio e gas continuano a salire, con effetti diretti sui mercati mondiali. A cambiare gli equilibri è stata soprattutto la capacità iraniana di bloccare lo Stretto di Hormuz, paralizzando petroliere e navi cargo e facendo schizzare i prezzi energetici. Trump aveva minacciato bombardamenti ancora più pesanti, parlando persino della possibilità di colpire infrastrutture energetiche iraniane. Poi è arrivata la tregua. Ma la tregua, almeno sul mare, appare sempre più fragile.

Il capo degli Stati maggiori riuniti americani, il generale Dan Caine, ha spiegato che gli attacchi iraniani sono rimasti «sotto la soglia» di una ripresa totale della guerra. Una soglia che, ha ammesso, resta soprattutto una decisione politica. E quindi una decisione di Trump.

Gli esperti: «Teheran non cederà facilmente»

Citata dal Nyt Ali Vaez, analista dell’International Crisis Group, Trump cerca «uno strumento coercitivo magico» capace di produrre la vittoria. «Gli iraniani non cercano la resa, ma un accordo che permetta loro di salvare la faccia», spiega.

Anche Suzanne Maloney, esperta del Brookings Institution, dubita che il blocco possa ottenere risultati nei tempi politici necessari alla Casa Bianca. «L’Iran ha già resistito a pressioni economiche enormi senza crollare né moderare davvero le proprie posizioni», osserva.

Trump insiste nel sostenere che il blocco americano sia «un successo incredibile» e continua a ripetere che «l’Iran vuole un accordo». Ma Teheran considera il controllo dello Stretto una leva strategica fondamentale e ritiene di poter sopportare l’impatto economico più a lungo di quanto Washington possa tollerare il rialzo dei prezzi energetici.

Il precedente dell’accordo nucleare

Molti osservatori ricordano che le sanzioni internazionali portarono effettivamente Teheran al tavolo negoziale nel 2015, con l’accordo sul nucleare firmato durante la presidenza Obama. Intesa poi abbandonata proprio da Trump nel 2018, con il ritorno della politica di «massima pressione».

Da allora l’Iran ha aumentato progressivamente l’arricchimento dell’uranio e oggi, secondo le stime occidentali, possiede materiale sufficiente per costruire fino a dieci armi nucleari, se decidesse di farlo.

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