8 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Ago, 2026

Occhio al seno (anche degli uomini): i controlli al Tour de France

Al Tour de France scattano i controlli sul seno delle donne: speciali imbottiture consentirebbero alle atlete di essere più aerodinamiche e di avere così un vantaggio nelle corse contro il tempo. Le verifiche scattano anche per gli uomini


Ondina Valla, la prima italiana a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi (accadde a Berlino nel 1936) raccontava, anche quando ormai le stagioni erano andate molto avanti, che le pettegole (e i pettegoli: ce n’erano e ce ne sono, come gli haters prima che si chiamassero così) sostenevano che quel suo successo al fotofinish era dovuto a un piccolo, ma non troppo evidentemente, particolare: il seno abbondante.

Le misure contano

Il seno come indice di femminilità: siamo anche qui nel campo nel quale le misure contano. Forse proprio il seno è stato uno dei primi punti sottoposti a all’ispezione quando, sessant’anni fa, il controllo del sesso è entrato nel mondo dello sport a tutela delle ragazze che, si sospettava in qualche caso, dovevano affrontare in campo aperto uomini che si presentavano “en travesti”: sparirono subito da piste e pedane, tanto per restare nel giro dei sospettati, Irina e Tamara Press, famose sorelle che venivano dall’Unione Sovietica, la cui muscolatura e un accenno di peluria fuori misura (si dice “irsutismo”, che come parola è a eleganza zero) li avevano etichettati i “fratelli Press” e sospettati che piuttosto che essere nerborute contadine di kolchoz fossero, invece, gloriosi ufficiali in carriera nell’Armata Rossa. Chi s’è visto s’è visto e non si videro più.

Il caso dei Giochi di Montréal

Certo, il controllo “de visu” doveva essere particolarmente disturbante per le ragazze. E presto la scienza venne in aiuto con il controllo dei cromosomi che fu attuato a pieno a partire dai Giochi Olimpici di Montréal, dove tutte le partecipanti (1.059, i maschi erano 4.824: la parità di genere un’utopia a quei tempi) furono oggetto di prelievo di cellule dalla mucosa orale. Tutte meno una: Anna d’Inghilterra. La principessa, che gareggiava nell’equitazione che oltre tutto era ed è uno sport misto, era stata ampiamente controllata al momento della nascita dato che dal suo sesso sarebbe dipeso il suo posto nella linea di successione al trono (era in vigore la legge salica, quella che riservava la precedenza ai maschi sovvertendo, se del caso, l’ordine anagrafico) e dunque era “doc”, donna di origine controllata.

Gli atleti transex e intersex

Il sesso delle atlete è diventato non solo un argomento scientifico con il presentarsi delle categorie “transex” o “intersex”, cioè dei nati geneticamente maschi ma che poi hanno effettuato la transizione oppure delle nate con valori genetici “fuori norma” e più vicini a quelli del maschio che non a quelli della femmina. Ed anche un caso politico, con interventi a gamba tesa.

Il Tour de France

Ma che anche il seno potesse diventare un caso non era prevedibile. E invece l’altro giorno, alla partenza di una tappa a cronometro del Tour de France, sono arrivati i controllori visuali. Per la verità più che del seno del reggiseno, modalità push-up. Tutta colpa dell’aerodinamica e dei flussi d’aria. Sì, c’era stato nel tennis un caso molto chiacchierato, quello di Simona Halep, la rumena che è stata anche numero uno del mondo ed ha vinto sia Wimbledon che Roland Garros: la Halep a un certo punto della sua carriera ha ritenuto che al naturale il suo seno fosse troppo ingombrante e le procurasse mal di schiena e altre difficoltà, così che fece un intervento di riduzione che la fece scendere dalla quarta alla seconda misura. Affari suoi.

La questione dell’aerodinamica

Le cicliste del Tour, invece, divenute occasionalmente maggiorate (un caso “prude” di enhanced games, i Giochi con l’aiutino?) potevano, con un seno adattato, guadagnare qualche centesimo o decimo di secondo, badando agli studi, che alla fine avrebbe potuto significare “maglia gialla”. All’Università di Edimburgo si erano dedicati tempo fa allo studio dell’ “adattamento toracico” del ciclista maschio calcolando che una sistemazione adeguata del petto dell’uomo avrebbe potuto portare un vantaggio del 3,6 per cento in termini di “non resistenza all’aria”: d’altra parte se l’aerodinamica è uno dei segreti delle macchine di Formula Uno perché non dovrebbe esserlo della macchina-uomo?

La necessità di verifiche

E se il petto piatto maschile è un possibile terreno sul quale intervenire per renderlo più penetrante, perché non intervenire su quello femminile, trasformando artificialmente e momentaneamente la carenatura? Nel caso dei maschi gli scienziati che non hanno niente di meglio da studiare hanno rilevato e rivelato che una borraccia messa al posto giusto può aiutare la penetrazione (dell’aria, s’intende).

La parità di genere

Dunque attrezzare il seno delle ragazze può essere un buon sotterfugio. Il problema, semmai, è quello del controllo senza trascinarlo al limite dell’invasivo sessista: un’occhiata? Una toccata e fuga? E se qualcuno ci marciasse? Il rischio del catcalling è sembrato a qualcuno molto alto. E c’è stato chi ha proposto l’immediata parità di genere: okay, purché controlliate anche il seno degli uomini. Può diventare dura la vita dell’ispettore e, al tempo del patriarcato, può registrarsi una crisi di vocazioni per i giudici dell’aerodinamica del maschio ed un ingorgo di aspiranti per le gare femminili. O forse, all’epoca del fluido, no.

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