3 Nov, 2026

«Seminatori di germogli di pace», l'ultimo saluto ai 4 italiani morti in Bosnia

I funerali di Stato ai quattro militari italiani

Nella basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, i funerali di Stato dei due militari dell’Esercito e dei due volontari della Croce Rossa morti nell’incidente in Bosnia Erzegovina. Presenti Mattarella e Meloni. Il ricordo delle vittime nell’omelia di monsignor Saba


«Seminatori di germogli di pace». È l’immagine scelta da monsignor Gian Franco Saba, ordinario militare per l’Italia, per ricordare i quattro italiani morti nell’incidente dell’elicottero Chinook in Bosnia Erzegovina. Due appartenenti all’Aviazione dell’Esercito e due volontari del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana. Quattro vite diverse, unite dall’impegno al servizio degli altri.

Nella basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, oggi si sono celebrati i funerali di Stato. Una giornata di dolore e raccoglimento, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del premier, Giorgia Meloni, e delle più alte cariche istituzionali e militari che si sono strette intorno ai familiari delle vittime.

Nell’omelia, monsignor Saba ha restituito il significato più profondo del servizio svolto dai quattro caduti «uomini e donne che avevano scelto di impiegare le proprie competenze nelle missioni umanitarie e nelle operazioni di assistenza alle popolazioni in difficoltà, senza distinzioni culturali, religiose o territoriali. Persone capaci di costruire solidarietà e convivenza pacifica anche nei contesti più difficili».

Il presule ha richiamato anche l’invito di Papa Leone XIV a pregare per la pace e a lasciarsi coinvolgere dalle sofferenze del prossimo. I feretri, avvolti nel Tricolore, hanno lasciato la basilica tra gli applausi.

Le quattro vittime

Le quattro vittime avevano storie e percorsi differenti. Simone Ruggia, 30 anni, era sergente dell’Aviazione dell’Esercito e pilota del Chinook. Originario di Salerno, prestava servizio a Viterbo, al primo reggimento Aviazione dell’Esercito «Antares». Aveva alle spalle anni di attività e una forte passione per lo sport, in particolare la corsa e le immersioni subacquee.

Claudio Marchesi, 35 anni, anche lui sergente dell’Aviazione dell’Esercito, era lo specialista di volo dell’elicottero. Originario di Orvieto, era in servizio a Viterbo. Amava lo sci e il calcio.

Con loro, Franco Adriano Zecchillo, tenente del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Medico, avrebbe compiuto 65 anni il giorno dopo la tragedia, e aveva una lunga esperienza nel settore dell’assistenza e del soccorso.

La più giovane era Laura Procacci, 32 anni, sergente della Croce Rossa, originaria di Andria. Infermiera e studentessa di Medicina a Roma, era una donna instancabile. Aveva giurato come sergente nel marzo scorso, diventando la prima donna a raggiungere quel grado di sottufficiale nel Corpo Militare Volontario della Croce Rossa nella sua città. La sorella l’ha ricordata con poche ma significative parole: «Non aveva paura di niente».

Il presidente Mattarella ha rinnovato il cordoglio della Repubblica rimarcando che i nostri connazionali hanno perso la vita mentre svolgevano «il prezioso servizio per il mantenimento della pace».

Le indagini: sotto esame la scatola nera

Proseguono intanto gli accertamenti per far luce sulle cause della tragedia. La Procura ordinaria di Roma prosegue gli accertamenti partendo dalla scatola nera del Chinook, acquisita e destinata a essere analizzata nell’ambito di una consulenza tecnica che dovrà ricostruire le fasi del volo e gli ultimi istanti prima dello schianto, avvenuto poco dopo il decollo.

Tra le ipotesi, c’è un’avaria del rotore. Parallelamente è aperto il procedimento della Procura militare, che indaga per perdita colposa di aeromobile.

Tre sono i fronti sui quali si concentrano gli accertamenti, compreso quello delle autorità bosniache: ricostruire la dinamica dell’incidente, individuare le eventuali cause tecniche e verificare se vi siano responsabilità.

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