12 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

27 Apr, 2026

Grazia a Minetti, il Quirinale scrive al ministero: verifiche con cortese urgenza

Nicole Minetti

Il Quirinale interviene sulla grazia concessa a Nicole Minetti e chiede accertamenti immediati dopo le notizie di stampa che mettono in dubbio alcuni elementi alla base della decisione


Sembra un film di Almodovar, incrociato a una commediaccia di Pingitore, invece è tutto vero. C’è Nicole Minetti, due condanne, poi un bambino adottato all’estero, una grazia ricevuta, un giornale che denuncia bugie e omissioni su quell’adozione e accende la miccia di una bomba sporca così potente da costringere il Presidente della Repubblica a scomodarsi per fare chiarezza.

La grazia e il ruolo del Quirinale

Eh sì, perché è il Quirinale che firma la grazia, provvedimento giudiziario straordinario, antico e solenne, che è stato concesso a Minetti un paio di mesi fa. Condannata per due diverse imputazioni, la ex consigliera della Regione Lombardia avrebbe dovuto scontare complessivamente tre anni e undici mesi di carcere. A febbraio il ministro della Giustizia propone la concessione della grazia: Minetti, secondo Nordio e secondo il procuratore capo della Corte d’Appello, deve occuparsi delle “gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore che necessita di assistenza e cure particolari”.

Il nodo dell’adozione in Uruguay

È un bambino che Minetti e il suo compagno, Giuseppe Cipriani, hanno adottato tre anni fa in Uruguay. Ieri mattina “Il Fatto Quotidiano” pubblica l’inchiesta che ha convinto il Quirinale a volerci vedere chiaro: “Il minore non era abbandonato – scrive Thomas Mackinson sul giornale – Ha entrambi i genitori”. E la coppia intentò una causa, laggiù, per ottenere la patria potestà. Secondo l’istanza di grazia, al contrario, il bambino era stato di fatto abbandonato. Il Fatto Quotidiano sarebbe riuscito a mettere gli occhi sulle carte del tribunale di Maldonado, città uruguayana dove si è svolto il processo, atti che parlano di due genitori all’epoca vivi, e di una causa intentata da Minetti e Cipriani per ottenere la “separación definitiva y pérdida de patria potestad”.

I dubbi e la richiesta di chiarimenti

Qualcosa non torna, insomma, e la vicenda è talmente ingarbugliata che il Quirinale ha dovuto richiedere un formale chiarimento al Ministero della Giustizia: “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti – si legge nella nota – adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”.

Il caso si allarga tra politica e giustizia

Inevitabile l’intervento diretto su una brutta vicenda che, da qualunque lato la si guardi, rischia di scuotere il sistema politico e giudiziario italiano. Anche perché leggere i particolari che contornano quest’adozione non fa un bell’effetto: secondo Mackinson, il giornalista che firma l’inchiesta, la madre biologica del bambino è introvabile, e l’avvocata che la difendeva in quell’occasione è morta carbonizzata, con suo marito. Da Almodovar e Pingitore, se ci si spinge in Uruguay, si rischia insomma di precipitare in un film horror.

L’istruttoria e le verifiche all’estero

La richiesta di chiarimenti sollevata dal Quirinale ha messo in movimento il ministero della Giustizia, che ha aperto un’istruttoria interna, ma la faccenda non può fermarsi tra le pareti di via Arenula: la procura generale di Milano ha ricevuto dal Ministero l’autorizzazione per ulteriori accertamenti, in particolare all’estero. Nordio promette un primo esito in 24 ore, vedremo.

Le reazioni politiche e giuridiche

«Notizie senza fondamento – la replica di Nicole Minetti – e gravemente lesive della reputazione personale e familiare». La maggioranza parlamentare non prende una posizione netta sulla vicenda, mentre le opposizioni tuonano: «Non si tratta di una questione tecnica, ma di una questione istituzionale e politica di primissimo piano – dice il Pd, con Debora Serracchiani – Nordio deve fare un passo indietro». Secondo Renzi, invece, è proprio la Meloni che dovrebbe dimettersi. Ma la faccenda è pane anche per i giuristi. La grazia è un provvedimento revocabile? In linea di principio no, ma «non è convincente il modello derivato dalla sentenza della Corte costituzionale che affida il potere di grazia al solo Presidente della Repubblica e l’istruttoria al ministro di Giustizia», sostiene il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare del Pd, che aggiunge: «È evidente che se i presupposti dell’atto di grazia fossero infondati l’atto sarebbe annullabile».

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA