18 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Apr, 2026

Vinitaly sotto tono, il vino italiano frena: export in calo e ristoratori in crisi

Dalla fiera di Verona segnali di difficoltà: export in calo, consumi deboli e ristoratori in affanno mettono il settore davanti a nuove sfide



Nel 2025 l’export italiano di vino ha chiuso con un -3,6% a valore, registrando una flessione di quasi 300 milioni di euro. Il dato più significativo riguarda gli Stati Uniti dove le importazioni di vino italiano hanno registrato una flessione del 12% a valore, dovuta all’imposizione dei dazi introdotti un anno fa. L’incertezza della politica americana di interscambio commerciale continua a pesare anche nel primo bimestre del 2026 (-34% a valore rispetto ai livelli pre-dazi del 2024). I dati elaborati da Nomisma per l’Osservatorio Federvini e presentati all’ultima edizione del Vinitaly confermano un anno molto difficile.

Resilienza italiana ma Vinitaly sottotono

Nonostante ciò, il comparto italiano ha mostrato tutta la sua resilienza con una tenuta superiore rispetto ai principali competitor mondiali come la Francia (-4,4%), la Spagna (-5,1%), il Cile (-10,2%) o gli stessi Stati Uniti, che hanno visto crollare il proprio export del 36%. Mal comune mezzo gaudio si potrebbe dire. Ma non è proprio così. A differenza di altre edizioni del passato, questo Vinitaly è stato molto sottotono. Come spiegano molti produttori, «si è notata la mancanza degli operatori asiatici da Giappone, Cina e Corea», in parte bloccati dalla difficoltà dei voli provocata dal conflitto in Iran. Alcuni produttori temono pure che il Wine Paris, svoltosi a febbraio, abbia sottratto molti acquirenti alla fiera di Verona.

Nuovi mercati, ma effetti nel lungo periodo

Neanche l’apertura di nuovi mercati a seguito degli accordi dell’Unione europea permette di dormire sonni tranquilli. È vero che dal prossimo 1° maggio entrerà in vigore, in via provvisoria, l’intesa con il Mercosur, aprendo l’accesso a un mercato di 260 milioni di abitanti con un pil complessivo di 3 mila miliardi di dollari. Ma gli effetti si potranno vedere solo sul lungo periodo. Più promettente sembra il mercato australiano: il paese che ha un pil pro-capite tra i più alti al mondo elimina completamente le tariffe doganali, aprendo nuove opportunità per i nostri vini, in un mercato che vale già oltre 540 milioni di euro in importazioni totali.

Ristorazione in difficoltà e consumi in calo

Il clima non cambia molto se si guarda al mercato interno. Secondo la ricerca del nuovo Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione”, il vino mantiene un peso rilevante sul fatturato della ristorazione, attestandosi mediamente oltre il 21%. La carta dei vini, utilizzata da 3 ristoranti su 4 ma anche dalla metà delle pizzerie-ristoranti, viene tuttavia rinnovata meno di una volta l’anno nel 54% dei casi.

Questo scarso ricambio si inserisce in un contesto di scarsa formazione in materia enologica dei ristoratori: in un terzo dei locali non si registrano forme di aggiornamento (quota che sale al 61% nelle pizzerie e al 50% nei cocktail bar) e la metà di chi si forma lo fa attraverso il passa parola con agenti o distributori.

Sul fronte dei consumi, se per oltre la metà dei ristoratori gli ordini di vino sono “invariati” rispetto al biennio 2021/22, quelli che dichiarano invece di aver riscontrato cali sono nettamente maggiori in fatto di spesa (-17 il saldo netto tra le quote di risposte che indicano aumento e flessione) ma ancora di più a livello di consumi (-28). A registrare le flessioni più significative sui volumi consumati sono i ristoranti/trattoria (-35). Non a caso, del 53% che ravvisa criticità nella gestione del vino, la prima voce è legata al calo della domanda. Il 26% dei ristoratori è pessimista e attende una riduzione generale dei consumi di alcol (quota che sale al 34% nei ristoranti/pizzerie). Otto ristoratori su 10 prevedono che i low e no-alcol conquisteranno spazio nel proprio locale.

L’assenza dei ristoratori e il futuro incerto del settore

In linea con queste analisi emerge dal Vinitaly una realtà imbarazzante, segnalata da molti produttori: la mancanza dei ristoratori. Una novità preoccupante perché mostra che le difficoltà dei ristoratori sono perfino superiori a quelle delle cantine e che la partnership tra i due mondi rischia di erodersi. Così, mentre la crisi dei consumi morde, i produttori presenti al Vinitaly fanno molta fatica a intravedere il futuro del settore.

Domenica la fiera era semideserta, più movimento il lunedì e il martedì, mentre il mercoledì è stato un fuggi fuggi generale. Veronafiere segnala 90 mila presenze: meno 7mila rispetto agli anni scorsi. Negli anni pre-Covid si arrivava di norma a 125-130 mila visitatori. Ha influito di sicuro l’aumento del ticket d’ingresso per limitare l’accesso dei facinorosi, ma sarebbe troppo facile accontentarsi di questa causa.

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