Dopo 1.569 giorni di guerra, il conflitto tra Russia e Ucraina è diventato più lungo della Prima guerra mondiale. Un’analisi del New York Times racconta come trincee, droni e logoramento abbiano trasformato il fronte in una guerra senza fine
La guerra in Ucraina ha raggiunto un traguardo che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile: con 1.569 giorni di combattimenti, il conflitto ha superato la durata della Prima guerra mondiale.
Quando Vladimir Putin ordinò l’invasione nel febbraio 2022, il Cremlino era convinto che Kiev sarebbe caduta nel giro di pochi giorni. Oggi, più di quattro anni dopo, la guerra continua senza che si intraveda una conclusione. Secondo il New York Times, molti soldati ucraini immaginavano che prima o poi la politica avrebbe trovato una soluzione. Invece il conflitto si è trasformato in una lunga guerra di logoramento e i negoziati restano bloccati.
Le nuove trincee della guerra
I paragoni con la Prima guerra mondiale sono numerosi. Come nel 1914 i tedeschi tentarono una rapida avanzata verso Parigi, così nel 2022 le forze russe puntarono rapidamente su Kiev. In entrambi i casi l’offensiva iniziale fallì e il fronte si trasformò in una lunga guerra di posizione.
Per mesi soldati russi e ucraini hanno combattuto da trincee e bunker separati da poche centinaia di metri. Artiglieria, assalti di fanteria e battaglie di logoramento hanno riportato sul campo immagini che ricordano quelle del fronte occidentale di oltre un secolo fa.
Droni al posto dei carri armati
Ma il conflitto ucraino ha anche rivoluzionato il modo di fare la guerra. Se la Prima guerra mondiale vide l’arrivo di aerei e carri armati, quella in Ucraina è diventata la guerra dei droni. I velivoli senza pilota controllano il campo di battaglia giorno e notte, rendendo pericoloso qualsiasi movimento.
Le grandi reti di trincee hanno lasciato il posto a piccoli rifugi sotterranei, spesso occupati da pochi uomini, progettati per sfuggire all’osservazione dall’alto e resistere agli attacchi.

Anche i carri armati, protagonisti delle prime fasi della guerra, sono diventati bersagli vulnerabili e vengono impiegati molto meno rispetto al passato.
La nuova zona di morte
I comandanti descrivono oggi il fronte come una gigantesca “kill zone”, una zona di morte controllata dai droni. Le grandi offensive di massa tipiche del Novecento sono quasi scomparse. Al loro posto agiscono piccoli gruppi di uno o due soldati, costretti a muoversi sotto una sorveglianza costante. Le immagini raccolte dai droni di ricognizione mostrano paesaggi devastati che ricordano quelli della Somme o di Verdun: alberi distrutti, villaggi rasi al suolo e campi disseminati di crateri.
La guerra continua
Nella notte tra mercoledì e giovedì le forze russe hanno lanciato contro l’Ucraina due missili balistici Iskander-M e 221 droni di vario tipo. Secondo l’Aeronautica militare ucraina, le difese di Kiev sono riuscite ad abbattere 195 velivoli senza pilota. Lo riferisce Ukrainska Pravda.
Per respingere l’attacco sono stati impiegati aerei, sistemi missilistici antiaerei, unità di guerra elettronica, droni e gruppi mobili delle forze di difesa ucraine. Secondo Kiev, al momento della comunicazione ufficiale alcuni droni russi erano ancora presenti nello spazio aereo del Paese. Mentre analisti e storici discutono delle somiglianze tra i due conflitti, sul fronte ucraino la guerra continua ogni notte.
La scommessa di Kiev
Secondo gli analisti, la domanda decisiva è se qualcuno riuscirà a spezzare lo stallo. Durante la Prima guerra mondiale gli Alleati piegarono la Germania combinando il blocco economico con una pressione militare costante. L’Ucraina sta tentando una strategia che presenta alcune somiglianze: colpire le infrastrutture energetiche russe e utilizzare migliaia di droni per aumentare il costo umano ed economico della guerra per Mosca. Come sintetizza lo storico ucraino Yaroslav Hrytsak nell’analisi del Nyt:
«Questa è la Prima guerra mondiale, ma con i droni»


































