30 Ott, 2026

Se il Fentanyl oscura l’emergenza cocaina

Una possibile dose letale di Fentanyl

L’allarme mediatico focalizzato su giovani, Fentanyl e nuove tecnologie lascia in ombra le emergenze sanitarie più devastanti, a partire dal consumo record di cocaina.


Nel 1982 alcuni ricercatori proponevano questo come tema per una verifica.

“Se il fenomeno tossicodipendenza è veramente caratterizzato da quel tipo di manifestazioni che si evidenziano a livello istituzionale, o se è invece quest’ultimo a determinarle e a definirle”.

Non credo che questa verifica sia mai stata fatta ma ci sono precise evidenze che, oggi, potrebbero orientare una risposta sull’argomento. Una risposta quanto mai opportuna, visto che è ormai dagli anni ‘70 che si parla della diffusione di droghe come una emergenza che mai si risolve, ma cambia forma nel tempo, e non è detto che, ciò che percepiamo come pericolo, rappresenti in modo congruente lo scenario reale.

È una situazione che gradualmente va allargandosi anche alle dipendenze non legate a sostanze o, almeno, a ciò che ci viene rappresentato come tale. Venendo ai giorni nostri, le dipendenze digitali e tecnologiche dominano le agende pubbliche. E gli articoli dei media, l’allarme sociale, con una serie di argomentazioni sull’isolamento sociale e la dipendenza da gaming e social.

L’allarme mediatico e il mito del disagio giovanile

Un altro tema dominante riguarda il gioco d’azzardo patologico. Con una attenzione particolare alle piattaforme di scommesse online e ai casinò digitali, accessibili direttamente da smartphone.

Anche all’interno del mondo delle sostanze, la narrativa mediatica e istituzionale è radicalmente cambiata, rispetto a tempi passati. Si è spostata sul policonsumo e sui comportamenti a rischio quali il Binge Drinking (le abbuffate di alcol del fine settimana). Eventualmente associato all’uso di cannabis ad alta potenza o psicofarmaci. Unita ad una grandissima e martellante attenzione “preventiva” al Fentanyl (anche se, di fatto, non presente negli scenari attuali).

A tratti, ma solo a tratti, c’è qualche focalizzazione sul misuso dei farmaci da banco o prescritti, e su altri scenari particolari come, la dipendenza da nicotina.

Intendiamoci, tutti fenomeni degni della massima attenzione. Ma, guarda caso, ancora una volta, come negli anni ’70, attribuiti soprattutto ai giovani e ad un imprecisato “disagio giovanile”, diventato nuovamente un media hype. Un clamore mediatico coincidente con l’attribuzione al mondo giovanile di una sorta di patologia indefinita, potenzialmente artefice di devianza.

Le ombre della sanità pubblica sulle dipendenze tradizionali

Così, nel frattempo, accesi i riflettori su smartphone, azzardo online e Fentanyl, sono rimaste parzialmente in ombra. Pur continuando a registrare i numeri più alti di vittime e costi sanitari, le forme tradizionali di dipendenza, come il tabagismo, l’alcolismo cronico negli adulti e la dipendenza dei consumatori storici di eroina.

Perché considerati dai media fenomeni “già noti”.

Sembrerebbe tutto ovvio, se non fosse che determinate rappresentazioni finiscono per spostare l’attenzione su specifiche sostanze e situazioni, perdendone di vista altre. E determinando, in questo senso, le priorità degli interventi e dei finanziamenti, le azioni di sanità pubblica e l’organizzazione ed il ruolo dei Servizi dedicati, in tema di droga e dipendenze. Ma – attenzione – perché nell’ovvio possono sfuggire particolari importanti. È già successo in passato e, oggi la cosa sembra ripetersi.

Nella rappresentazione allarmata e, a volte, allarmistica dello scenario attuale, la cocaina ed il mondo che circonda il suo consumo sono passati in secondo piano.

Se guardiamo indietro nel tempo, pensiamo agli anni ’80 come gli anni dell’eroina in vena delle overdosi mortali, della diffusione dell’Aids ma, secondo studi del Censis di allora, a fronte di 350.000 consumatori costanti di eroina. Alla fine di quegli anni, c’erano già, in Italia, 2,5 milioni di consumatori “settimanali o periodici” di cocaina.

Oggi è vero è che un suo derivato, il crack, è stato definito una minaccia devastante, per poi alimentare soprattutto cronache sulle dispute, tra parti politiche, relative ad iniziative di riduzione del danno.

Ma l’uso di cocaina e la dipendenza da cocaina in sé, essendo parte di contesti privati, professionali o legati alla movida, non è quasi messo in rilievo come un problema sanitario e sociale.

C’è, forse, più preoccupazione per la cannabis light. Si parla di cocaina, in occasione di qualche grande sequestro nei porti italiani ed europei, dove ormai arriva a tonnellate, come un problema di sicurezza e repressione del traffico. Mentre la potenza per singola dose continua a crescere ed i dati sulle nostre acque reflue mostrano un consumo a livelli altissimi che supera di gran lunga qualsiasi altra sostanza emergente.

L’impatto sanitario nei pronto soccorso italiani

Oggi è la sostanza illegale che probabilmente causa in assoluto il maggior numero di accessi al pronto soccorso in Italia per infarti, ictus, crisi paranoiche e stati psicotici. E gradualmente, sempre più persone che usano cocaina arrivano ai Servizi pubblici e privati che si occupano di dipendenze. Con una serie di problematiche sanitarie e sociali veramente complesse da risolvere.

Insomma la diffusione di cocaina sarebbe una priorità assoluta da affrontare dal punto di vista della prevenzione e dell’informazione ma riesce a passare in secondo piano.

Diventa un rischio quasi “accettato” forse perché, come l’alcol, muove economie gigantesche. Con consumi non inquadrabili nelle stigmatizzazioni e nelle retoriche che rappresentano il mondo giovanile.

Insomma è, al momento, un consumo perfettamente integrato e “normalizzato” in una società interconnessa che usa l’additività come strumento commerciale. E che propone modelli di vita verso cui, in tutta Europa, e proprio dai giovani, parte una forte messa in discussione che la politica tradizionale non riesce a interpretare. Né comprendere. Forse è difficile accettare che nei più giovani possa esistere un barlume di spirito critico che altre generazioni sembrano avere perso. Speriamo si orienti verso la costruzione di un futuro migliore del presente che, per ora, sembra negato.


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