29 Ott, 2026

Patrick Stewart, l’ultimo viaggio di Picard: addio al capitano del futuro possibile

L’attore britannico è morto a Los Angeles a 86 anni. Qui sulla terra soffriva di Alzheimer e demenza a corpi di Lewy. La sua scomparsa è stata annunciata sui social. Fa buon viaggio. Non dirci come finisce


Il capitano del futuro è morto oggi. Dopo 86 anni terrestri, Patrick Stewart, attore britannico, si è distaccato dal pianeta surriscaldato nella sua casa di Los Angeles. Resta il volto di un ricordo indimenticabile, Jean-Luc Picard di Star Trek: The Next Generation. Professor Charles Xavier nei film degli X-Men. Generazione X, o le prossime se vale dirlo.

Qui sulla terra soffriva di Alzheimer e demenza a corpi di Lewy. La sua scomparsa è stata annunciata sui social. Via internet. Si è trasmessa velocissima, come il teletrasporto. “Al posto dei fiori, è possibile effettuare donazioni in memoria a favore del Fondo per la ricerca sull’Alzheimer della Johns Hopkins University e del programma di sostegno ai caregiver dell’Alzheimer’s Foundation of America”, si legge sul suo profilo ufficiale.

Per milioni di spettatori Patrick Stewart era il comandante dell’Enterprise. La voce profonda, la testa calva. L’autorità tranquilla. Prima di diventare una star, prima del viaggio nel dopo, Stewart trascorre vent’anni sui palcoscenici del Regno. Interpreta Shakespeare. Passato, futuro, essere, non scegliere di esserlo.

Da Shakespeare a Star Trek, la svolta a 47 anni

Nato il 13 luglio 1940 a Mirfield, nello Yorkshire, Stewart aveva comincia a recitare giovanissimo. Nel 1966 entra nella Royal Shakespeare Company, recita in Amleto e Re Lear. Accanto, altri alieni. Ben Kingsley, Helen Mirren e Glenda Jackson.

La arriva torna al futuro nel 1987. Michael Jackson canta Bad, Madonna Who’s that girl, Tozzi e Morandi danno di più, dicono si possa. Il mondo balla e Stewart viene scelto per interpretare Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation. Ha 47 anni, una carriera teatrale. È sconosciuto dal pubblico americano.

La scelta di Gene Roddenberry, creatore di Star Trek, inizialmente non convinto di affidargli il ruolo, sorprende anche lui. Stewart dubita che una serie di fantascienza possa funzionare con un capitano di mezza età. Un tipo pacifista. Dal nome francese e con accento british.

Accade il contrario, come sempre nel futuro che non si prevede mai o non lo sarebbe. La serie va avanti per sette stagioni, conquista 18 Emmy e un Peabody Award. Picard diventa un’icona, riconoscibile anche per i suoi ordini «Engage!» e «Make it so». Titolo che sceglie per l’autobiografia pubblicata nel 2023.

Dopo il finale della serie, torna comandante in quattro film e dal 2020, nella serie Star Trek: Picard, per altre tre stagioni dell’amore.

Il professor Xavier degli X-Men e il ritorno al teatro

Un’altra generazione di spettatori lo conosce come Charles Xavier, il Professor X degli X-Men. Un telepate sulla sedia a rotelle che guida i mutanti nella saga Marvel.

Stewart comincia dal passato ma è il futuro a dargli successo, a inseguirlo. Già nel 1984, Gurney Halleck nel Dune di David Lynch. Lo stesso, continua a voler tornare sul palco dei teatri davanti a spettatori non tele.

Torna più volte a Broadway, interpreta tra gli altri Prospero nella Tempesta e Macbeth. Nel 2013 condivide il palcoscenico con l’amico Ian McKellen in Aspettando Godot di Samuel Beckett e Terra di nessuno di Harold Pinter.

Sa per tutta la sua vita che per gran parte del pubblico resterà Jean-Luc Picard. Ne è orgoglioso. Si diverte, prima di dimenticarlo.

L’infanzia difficile e la passione per la recitazione

Nel suo libro racconta un’infanzia di povertà e violenza domestica. Stewart cresce in una famiglia operaia dello Yorkshire, guarda il padre abusare della madre, è un ex militare alcolista. Essere, non essere.

Quando compie dodici anni, un insegnante gli fa leggere una parte del Mercante di Venezia di Shakespeare. Piccolo Stewart lascia la scuola due anni dopo. Lavora per un breve periodo come cronista in un giornale locale poi si sdraia e guarda le stelle. Decide di dedicarsi a diventarne una. Vince una borsa e inizia a frequentare la Bristol Old Vic Theatre School.

Spesso ride, non dimentica che nel futuro c’è anche la commedia. Serve a sciogliere le lacrime. Così partecipa a Robin Hood – Un uomo in calzamaglia di Mel Brooks, presta la voce alla serie animata American Dad!. Compare nei Simpson e in Sesame Street. Apriti Sesamo. E con Ernesto e Berto diventa un padre di chi al futuro ci crede come a qualcosa di inevitabile, il matrimonio, la comunione, il morbillo.

Nel 2010 riceve il titolo di cavaliere. La regina Elisabetta II lo nomina Sir Patrick Stewart.

La vita privata e l’ultimo desiderio di recitare

Si sposa tre volte. Che non c’è due senza tre, soprattutto per un capitano di serie senza fine. Dal primo matrimonio, con la coreografa Sheila Falconer, nascono Daniel e Sophie. Dopo il divorzio e un secondo matrimonio con la produttrice Wendy Neuss, nel 2013 mette la fede alla cantante Sunny Ozell. Una cantante jazz, blues, soul. Musica di tradizione americana.

Nell’autobiografia racconta tutto. Spazio, stelle e fallimenti sentimentali. Definisce i divorzi come i suoi più grandi rimpianti.

Continua a lavorare sempre. Anche quando il futuro diventa uno sciapo tempo imperfetto. Tra le sue ultime interpretazioni il doppiaggio di un personaggio del film The Sheep Detectives, del 2026. Nessuno lo ricordera. Lui lo fa.

La recitazione, spiega, è l’unica cosa che lo rende felice da quando ha tredici anni.

«Ho ancora così tanti personaggi dentro di me», scrive nella sua autobiografia.

Professore col nome di chi non sa firmare, eroe in carrozzina, futuro in maglietta di flanella. Dice Wikipiedia. Star, è stella. Trek significa lungo viaggio. Migrazione, cammino faticoso, deriva storicamente dal termine afrikaans/olandese usato per i grandi spostamenti a piedi o sui carri.

Fa buon viaggio Patrick Stewart. Non dirci come finisce.

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