30 Ott, 2026

Siher, ecco l’ordinanza. Il gip: «Non ha mai incitato alla violenza»

Youssef Siher

Dagli atti emerge il preziosissimo lavoro della polizia postale. Fondamentale per il processo. Il Gip chiarisce che Siher non c’entra nulla con gli incidenti del 17 ottobre. E nei vari post non inneggia mai alla violenza. Siher più utile fuori che dentro?


Il caso del cittadino italiano Youssef Siher può segnare lo spartiacque per una Repubblica basata sulla divisione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario.

È un caso da maneggiare con grande cura e tanto l’uso politico quanto l’ignoranza dei fatti non sono ammessi. Le carte, dunque, le noiosissime carte da leggere.

Ma il giudizio comporta la fatica della consapevolezza. Perché una Presidente del consiglio, che guida l’esecutivo, non può definire «vergognosa» la decisione di un altro potere, il giudiziario. E soprattutto non può sbagliare: né i verbi – lo ha ammesso lei stessa – né i fatti. Come ha fatto il vicepremier Antonio Tajani, sincero garantista a la carte, però: «Siher è stato colto in flagranza di reato» ha detto. Errato anche questo, a meno che non si voglia fare il processo alle intenzioni.

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Le carte dell’inchiesta e il lavoro della polizia postale

Abbiamo consultato i tre documenti al momento disponibili: il fermo del pm Francesca Crupi eseguito il 24 mattina, il giorno delle grandi paure nelle piazze; la convalida del fermo firmata il 26 ottobre dal procuratore Viola e dalla pm Crupi; l’ordinanza del gip Tiziana Landoni (ribattezzata come «vergognosa» da Giorgia Meloni). Una tela di indizi che raccontano con chiarezza il grandissimo lavoro investigativo della polizia postale che nessuna decisione svilisce e che resta sul tavolo per il processo che verrà.

Sono da condannare certe parole d’ordine e invettive di Siher. Ad esempio: «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove. Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame». Ma non bastano parole e invettive per togliere la libertà – bene supremo -, anche Siher ha diritto alla difesa e alla tutela dei propri diritti. Un’indagine non è una cella di cui è stata buttata la chiave.

I motivi del fermo e l’accusa di terrorismo

Mettiamo in fila, per sintesi, i motivi del fermo:

1) Siher è «l’amministratore del canale “Movimento 17 ottobre” presente su Instagram e creato – scrivono il procuratore Viola e il pm Crupi – a seguito (dopo, quindi e non prima degli incidenti, ndr) delle devastazioni del 17 ottobre».

2) il canale del Movimento ha pubblicato contenuti biasimevoli («Lo Stato ci piscia addosso» eccetera) e istigatori come «dobbiamo fare come in Francia, lì sono organizzati e soprattutto attivi».

3) per due volte, il 18 e il 23 ottobre «pubblicava la convocazione nelle piazze italiane per sabato 24».

4) il 22 ottobre ha pubblicato un vademecum di tecniche di guerriglia urbana ispirate alla Rivoluzione egiziana del 2011 (le Primavere arabe, ndr).

5) il 23 ottobre la revoca delle piazze mobilitate per il giorno dopo per sfuggire ai controlli; il 24 ottobre «preimpostava l’invio di due messaggi contenenti l’indicazione delle nuove piazze per il 24 pomeriggio».

Per questi motivi, il procuratore e la pm contestano l’aggravante del terrorismo e il pericolo di fuga (Siher e la moglie non erano a casa ma da un’amica a Milano). E chiedono l’arresto.

Siher entra in carcere a San Vittore sabato 24 mentre l’Italia viveva il suo sabato da incubo che poi si è rivelato innocente.

Nelle pagine della convalida del fermo il procuratore e la pm indugiano sui disordini del 17-18 ottobre (che non hanno alcun legame con Siher) e sul suo profilo, nato a Brescia, trent’anni, l’adesione ai «Giovani palestinesi d’Italia», i contatti «con varie realtà sindacali a Firenze e Brescia e numerosi centri sociali», gli articoli su un blog antiisraeliano. «Siher è un analista politico e giornalista», ha dimostrato «particolare abilità e acume». Un profilo che è importante sia noto alle Digos e all’antiterrorismo. Basta questo per arrestarlo?

Youssef Siher

Perché il gip ha rimesso Siher in libertà

Il gip, nel rimetterlo in libertà parte proprio da qui: Siher non ha alcuna responsabilità sui fatti del 17-18 ottobre visto che il gruppo Telegram, la sua leva organizzatrice, nasce «alle ore 19.58 del 18 ottobre», quando tutto era finito. Nessuna flagranza di reato quindi.

Non solo: dopo aver analizzato tutti i post pubblicati in quei giorni, il giudice scrive: «L’indagato non prospetta mai il ricorso ad azioni violente o altri comportamenti integranti fattispecie di reato», né Siher risulta «aver mai evocato le gravi violenze verificatesi il 17 e il 18 ottobre come modello di attuazione delle forme di protesta collettiva».

Qualcuno nella chat prospetta «azioni violente contro banche, ripetitori Rai o edifici pubblici» ma Siher «non risulta aver mai sostenuto comportamenti violenti». La sua idea era quella di «creare uno spazio collettivo virtuale al fine di dare vita ad una mobilitazione generale ad oltranza come già succede in Francia dove sono ben organizzati e attivi». Siher definisce «il nuovo decreto sicurezza del governo un pugno autoritario contro chi dissente di una durezza che non si vedeva dai tempi del fascismo».

Ma, osserva il gip, Siher evoca «azioni di disobbedienza civile che non si traducono in comportamenti violenti o criminosi bensì nella mera programmazione di manifestazioni settimanali capaci di sensibilizzare il maggior numero di persone».

La decisione del giudice e lo stato di diritto

Insomma, in base ad un lungo elenco di sentenze di Cassazione che fanno giurisprudenza, «non sono ravvisabili i gravi indizi di colpevolezza». Né per i reati contestati che devono avere riscontri puntuali ed evidenti altrimenti diventa un pericoloso processo alle intenzioni. Né per il pericolo di fuga. Un giudice ha arrestato Siher. Un altro lo ha scarcerato.

Nulla di vergognoso, insomma. Una sincera dialettica in punta di diritto. Seguirà, nel caso, il processo. Il Csm ha chiesto la pratica a tutela della gip Landoni. Il ministro Carlo Nordio, che probabilmente ha letto gli atti, non manderà gli ispettori. Siher resta indagato. Libero ma attenzionato. È la democrazia, bellezza.

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