Mosca avrebbe proposto un vertice a tre tra Putin, Trump e Xi a margine del summit APEC di novembre. L’obiettivo sarebbe discutere la fine della guerra in Ucraina, ma Kiev e i Paesi europei rischiano di restare esclusi dai negoziati. Washington non ha ancora formalizzato il proprio assenso.
Per il momento è poco più di una suggestione, eppure la proposta di un vertice “dei grandi” tra i capi di Stato di Russia, Stati Uniti e Cina non può che richiamare alla memoria la conferenza di Yalta del 1945, in cui i tre grandi dell’epoca (Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito) gettarono le fondamenta del futuro ordine globale bipolare.
Le analogie, al momento, finiscono qui. D’altra parte l’incontro non è stato nemmeno ufficializzato, anche se appare ormai chiaro che l’idea stia venendo presa in considerazione per davvero. Lo scoop è stato lanciato ieri dal Wall Street Journal, secondo il quale il Presidente russo Vladimir Putin avrebbe proposto un incontro a tre con Donald Trump e Xi Jinping per negoziare la fine della guerra in Ucraina.
L’occasione di un consesso di così alto livello sarebbe il prossimo summit dell’Asian-Pacific Economic Cooperation, cui prendono parte tutti e tre i Paesi, in programma il 18 e 19 novembre 2026 a Shenzhen, nel sud della Cina. Stando alle fonti del Wsj, la proposta sarebbe arrivata direttamente per voce del Presidente russo a Donald Trump, durante l’ultima conversazione telefonica intercorsa tra i due leader il 9 ottobre.
Vertice Putin-Trump-Xi, Mosca conferma i contatti
Una conferma indiretta di ciò è arrivata ieri da Mosca, con il Portavoce del Cremlino Dmitri Peskov che ha rimarcato come «considerando che tutti e tre i capi di Stato potrebbero potenzialmente partecipare al vertice in Cina», il «tema di un simile incontro ipotetico è stato effettivamente sollevato». Tuttavia, ha continuato Peskov, «nessuna proposta specifica o accordo è stato discusso o avanzato da alcuno, sia per quanto riguarda l’incontro stesso, sia per quanto riguarda la possibile agenda e i contenuti di tale incontro».
Qualcosa, però, bolle in pentola. Anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando dall’Uzbekistan in occasione del vertice ministeriale del C5+1 (la piattaforma che riunisce i Paesi dell’Asia centrale e gli Stati Uniti), ha confermato che il summit è più di un’ipotesi: «Si è parlato di un incontro. Non so se sia stato ufficializzato, ma il presidente è stato chiaro. Vorrebbe che la guerra tra Ucraina e Russia finisse».
Rubio attacca Zelensky, Mosca punta ai negoziati
Confermato anche il pessimo stato dei rapporti tra Stati Uniti e Ucraina, perché in merito alla sospensione della condivisione di intelligence lamentata dall’Ucraina Rubio ha dichiarato di non sapere da dove Zelensky «tragga queste informazioni né perché le stia dicendo alla stampa. Dovreste tornare da lui e chiederglielo. Non c’è stata alcuna interruzione». Spazio quindi per una stoccata al Presidente ucraino, che secondo il Segretario di stato «dovrebbe concentrarsi sul porre fine a questa guerra. È su questo che dovrebbe concentrarsi».
Ha chiuso il cerchio il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in visita a Teheran per incontrare l’omologo Abbas Araghchi. «Ho ringraziato i nostri amici per la loro posizione obiettiva sulla crisi ucraina – ha esordito Lavrov – li ho informati degli ultimi sviluppi e degli sforzi intrapresi in questo ambito per garantire il raggiungimento incondizionato degli obiettivi dell’operazione militare speciale, preferibilmente attraverso negoziati». Tuttavia, questi negoziati avranno degli esclusi: «Né il regime di Kiev né i suoi alleati europei sono chiaramente pronti» per un tale negoziato, a detta del ministro russo.
La strategia di Mosca e il ruolo della Cina
L’obiettivo di Mosca appare piuttosto chiaro. Sfruttare la sponda e il canale diretto con Trump per giungere a una risoluzione del conflitto che sia favorevole alle sue posizioni, legittimando al contempo la Russia come superpotenza globale al pari di Stati Uniti e Cina, nonostante la ormai chiara posizione di secondo piano rispetto alle due superpotenze. Pechino finora ha evitato di esprimersi sulla questione, ma è certo che per Xi Jinping ospitare un simile evento rappresenterebbe la definitiva consacrazione della Cina nel ruolo di perno e mediatore geopolitico globale, persino tra Stati Uniti e Russia.
Al momento, tuttavia, la Casa Bianca non sembra ancora aver dato il via libera per tale summit. Un alto funzionario statunitense ha precisato che Trump non ha formalizzato il suo assenso, sebbene il Segretario di Stato Marco Rubio abbia confermato che l’ipotesi è oggetto di discussione interna.
L’Europa manca al tavolo
“Vittime”, o più precisamente grandi esclusi, sarebbero ovviamente i Paesi europei e soprattutto l’Ucraina. La prospettiva di un accordo sopra la testa di Kiev non può che generare forte apprensione, anche perché qualora un accordo tra i tre grandi venisse effettivamente raggiunto, Washington disporrebbe dei mezzi di coercizione per imporre la sua volontà sull’Ucraina, come insegna la vicenda Starlink, solo per citare l’esempio più recente.
Non a caso ieri, commentando velatamente questa notizia, Volodymyr Zelensky ha postato un duro messaggio sui social ribadendo che «l’Ucraina non ha mai voluto questa guerra e abbiamo accolto con favore letteralmente ogni tentativo dei nostri partner di porre fine a questo conflitto in modo dignitoso». «Putin – ha continuato il leader ucraino – non solo non vuole porre fine a questa guerra, ma non vuole nemmeno compiere alcun passo verso un allentamento delle tensioni».
«Quando le forniture di missili per la difesa aerea dell’Ucraina vengono bloccate mentre alla Russia vengono concesse agevolazioni o rinvii nelle sanzioni, si tratta, purtroppo, di un rifiuto della realtà da parte dei nostri partner», un chiaro riferimento alle recenti scelte dell’amministrazione americana. Un’amministrazione con la quale le tensioni appaiono sempre più aspre.
































