La guerra in Ucraina continua a mietere vittime mentre la Russia potenzia le proprie capacità offensive per colpire, forse, la Nato e l’Europa
Una pioggia di droni sulle città russe, una grandinata di missili su quelle ucraine. É il triste bilancio della notte tra domenica e lunedì durante la quale Kiev ha lanciato quella che il governatore di Mosca Andrei Vorobyov ha definito come una delle più massicce dall’inizio della guerra tra i due Paesi. Le autorità russe parlano di almeno 1.500 droni, di cui 600 lanciati contro la capitale russa. Il Cremlino ha risposto a tono con lanci di missili e bombe teleguidate contro varie città ucraine, mentre un drone ha nuovamente sconfinato in Romania.
Mosca ha anche accellerato gli sforzi per potenziare le proprie capacità offensive. Il quotidiano britannico The Telegraph, in un’inchiesta basata sull’analisi di immagini satellitari, documenti riservati e dati della società di analisi DroneSec, ha rivelato che la Russia ha costruito e ampliato almeno 10 rampe di lancio lungo i confini con l’Ucraina e la Bielorussia. Progettate per il lancio massiccio di droni di ultima generazione al fine di indebolire e sfondare sistematicamente le difese aeree ucraine.
Le nuove rampe di lancio
Sarebbero almeno 59 le catapulte su rotaia, che consentono il lancio rapido di droni pesanti simili ad aerei in prossimità del fronte. Alcuni di questi hub sono stati creati convertendo basi militari e aeroporti civili preesistenti, mentre altri sono stati costruiti ex novo. La pressione bellica sull’Europa, insomma, sembra essere destinata solo ad aumentare, cosa di cui la Ue sembra lentamente prendere nota.
«Per l’autunno presenterò la lista di sanzioni più ambiziosa dall’inizio della guerra», lo ha dichiarato ieri al quotidiano tedesco Die Welt l’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas. La quale ha annunciato di voler aumentare di un terzo il numero di società, aziende e cittadini russi sanzionati per la guerra in Ucraina. Sottolineando che «una volta adottate, aumenterebbero immediatamente di un terzo il numero totale di entità russe» nelle liste nere europee.
Mille miliardi di costi
Non sembrano essere bastati i 21 pacchetti di sanzioni promulgati fino a questo momento dall’Unione Europea contro la Federazione Russa. Anche se, a detta dell’Alto rappresentante, «le sanzioni dell’Ue hanno già comportato costi estremamente elevati per la Russia, privando la sua macchina da guerra di oltre mille miliardi di euro». Ma la Ue non è l’unica a studiare contromisure contro Mosca. Secondo il quotidiano tedesco Bild, la Nato avrebbe messo a punto tre linee d’azione principali per rispondere a un eventuale attacco russo contro i Paesi baltici, con l’obiettivo di arrestare l’avanzata delle forze di Mosca e ridurne la capacità di proseguire eventuali operazioni.
Il piano, denominato “Nato Land Warfighting Concept” prevede che l’Alleanza neutralizzi i sistemi missilistici russi attraverso caccia, missili e velivoli senza pilota. Prendendo di mira anche installazioni nell’exclave di Kaliningrad. Parallelamente, lungo i confini con Russia e Bielorussia verrebbe istituita una “zona autonoma”. Nella quale opererebbero prevalentemente droni e veicoli terrestri senza equipaggio, con l’obiettivo di rallentare o bloccare le unità avversarie.
Le operazioni contro Mosca
Una terza componente prevedrebbe operazioni contro infrastrutture militari e logistiche russe condotte da forze speciali. Contro aeroporti, impianti della difesa, ponti e linee ferroviarie utilizzate per trasferire uomini e materiali. Sullo sfondo, però, la guerra in Ucraina non accenna nemmeno per un momento a diminuire di intensità. Anche la giornata di ieri è stata colma di attacchi incrociati e di scontri sul terreno.
Il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto ieri che le truppe russe hanno conquistato nelle scorse 24 ore il villaggio di Novosoloshino, nella regione meridionale di Zaporizhzhia, e di Andreevskaia Obshchina, nell’oblast orientale di Donetsk. Mentre diversi gruppi di ricognizione russi si sono infiltrati nella città di Orikhiv, bastione delle difese ucraine nell’oblast di Zaporizhzhia.
La disputa sulle Curili
Sul fronte diplomatico tutto rimane fermo, ma non la polemica generata dalla visita di Vladimir Putin a Iturup, un delle isole Curili meridionali conquistate dall’Unione Sovietica ai danni dell’Impero del Giappone al termine della Seconda guerra mondiale. Nonostante la firma del trattato di San Francisco, con cui il Giappone rinunciò, tra le altre, ai diritti di sovranità sopra le isole Curili, Tokyo ha sempre spinto per ottenere la restituzione di almeno una parte delle isole meridionali, non avendo l’Unione Sovietica siglato il Trattato di San Francisco.
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Su questa contesa si è espresso ieri il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, che in conferenza ha accusato «i nostri colleghi giapponesi» di aver oltrepassato «il limite della decenza con le loro dichiarazioni del tutto inaccettabili, secondo le quali il presidente [russo, ndr] non può visitare» un territorio «parte della Russia». Lavrov ha quindi esortato i leader giapponesi a concentrarsi sugli affari interni anziché attaccare Mosca. E ha affermato che Tokyo sta tentando di riscrivere il diritto internazionale per adattarlo ai propri interessi e a quelli degli Stati Uniti.
Il dialogo con la Santa Sede
Di tono molto diverso i rapporti con la Santa Sede. Secondo quanto annunciato ieri dai media, monsignor Paul Richard Gallagher, il Segretario per i Rapporti con gli Stati, si recherà in Russia a fine mese. I media hanno inoltre aggiunto che il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Cardinale Matteo Zuppi, ha in programma una nuova visita in Russia, probabilmente in settembre.
Non si può quindi escludere che la visita di Gallagher serva anche e soprattutto per valutare l’atmosfera che si respira a Mosca così da assicurare che la visita di Zuppi produca risultati concreti. Una tale impasse, secondo Nezavisimaia Gazeta, si verificò nel 2023, «quando la Russia rifiutò seccamente di discutere qualsiasi aspetto politico per una risoluzione del conflitto con l’inviato papale e la missione vaticana fu ridotta ad affrontare questioni umanitarie». Difficile che qualcosa sia cambiato da allora, ma la speranza è l’ultima a morire.
































